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I troppi interessi (legali e illegali) delle mafie
Bonificare subito la palude dell'azzardo
Antonio Maria Mira
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Da anni i magistrati antimafia lanciano l’allarme: «L’azzardo è diventato il maggiore affare delle cosche assieme alla droga». Ieri ne abbiamo avuto l’ulteriore conferma. Nell’intercettazione telefonica di uno degli indagati nell’operazione 'Imitation game' della procura di Roma, si fa un passo avanti nelle vertigine criminale: «Con le scommesse on line si guadagna più che con la droga». 


Affermazione che viene ripetuta anche dal procuratore aggiunto, Michele Prestipino. Due grandi affari della mafie, due drammi economici e sociali per tanti versi analoghi: dipendenze, famiglie sfasciate, attività imprenditoriali allo sbando. Tutto per quelle infernali macchinette o per quei video dove scorrono quote e puntate di eventi sportivi veri o virtuali. Tra luci e colori accattivanti. 


Certo l’inchiesta di ieri ha scoperchiato un affare illecito, scommesse illegali, come il mondo dell’azzardo ufficiale si è subito affrettato a sottolineare, ripetendo ancora una volta come un 'mantra', che la legalizzazione avrebbe tenuto 'fuori' gli affari mafiosi. Ma come ci ha ripetuto più volte il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, «il gioco legale non tiene affatto fuori la criminalità organizzata, anzi la grande crescita del settore la sta favorendo».


Anche per questo è decisamente preoccupante la notizia, rivelata ieri da 'Avvenire', dell’arrivo di altre 50mila slot, una crescita favorita da un provvedimento della Legge di stabilità che, invece, prometteva di ridurle. Una norma mal congegnata (o, magari, studiata proprio per portare a quel risultato) e, comunque, come minimo imprevidente. In realtà un incentivo a sperperare di più. Come denunciato ieri anche dalla presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi. Tutto questo avviene alla fine del 2015 nel quale la spesa degli italiani nell’azzardo è risalita a 88 miliardi dopo il calo degli ultimi due anni. Spesa drammatica, che si porta via soldi e vite, ma legale, anche se non poche volte in mano ai clan.


L’organizzazione scoperta dall’operazione di ieri incassava, illegalmente, 11,5 milioni al giorno, 4,2 miliardi l’anno. Un solo gruppo industrial/criminale gestiva più della metà di quello che incamera lo Stato ogni anno con le tasse (ancora troppo basse…) sull’azzardo. Uno solo. E ormai sono decine le inchieste sugli affari delle mafie nell’azzardo illegale e legale. Lo stesso imprenditore arrestato ieri, Luigi Tancredi, era già finito in altre quattro inchieste, che riguardavano scommesse ma anche slot e sale bingo. Tutto legale. Personaggio ben noto, interno al sistema. Imprenditore, non mafioso, ma che - secondo l’accusa andava a cercare camorra e ’ndrangheta, non le aspettava, per avere protezioni, vantaggi, privilegi. Si rivolgeva, secondo gli inquirenti, a boss del livello di Michele Zagaria, Antonio Iovine, Francesco Schiavone, Nicola Femia oggi interessatissimi soprattutto all’azzardo on line che garantisce guadagni sempre superiori alle perdite e che non a caso è quello in maggiore crescita, anche nello scorso anno. 


Camorra e ’ndrangheta insieme, a conferma di quel 'patto scellerato' per gestire il 'grande affare' denunciato da varie procure. I clan fanno affari e, ancora una volta, dimostrano di saper interpretare le esigenze e le richieste della gente, in particolare quelle economiche. E a loro modo danno risposte. Così alla grande richiesta di 'gioco', drogata dalla scriteriate scelte di tutti gli ultimi governi, le mafie rispondono aumentando l’offerta, legale e illegale dell’azzardo, tutt’altro che eliminata dalla legalizzazione. 


Anche perché molti giocatori non fanno differenza, a loro basta 'giocare' con l’illusione di vincere. E gli imprenditori legati ai clan sono bravissimi a farlo credere. Per questo è assolutamente da scongiurare un ulteriore aumento delle possibilità di 'gioco'. Il governo trovi un modo per bloccare le nuove 50mila slot, dimostrando che intende rispettare l’impegno a diminuirle. Papa Francesco due giorni fa ha definito l’azzardo «una piaga sociale».


Una piaga che riempie le casse della mafie e degli imprenditori collusi. Non devono essere solo i pur bravi magistrati a scoprire e bloccare questi affari, perché quando si arriva ala sbarra spesso il danno è ormai fatto. Gravissimo, sulla pelle di tanta gente. Vanno, dunque, aumentati e migliorati i controlli e date più armi a investigatori e procure. E, soprattutto, va davvero ridotta e bonificata la sconfinata palude dell’azzardo. Ma per davvero e non appena un poco. È così che potrà essere tolta l’acqua ai caimani delle mafie e non soltanto a loro.
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