﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Avvenire RSS Feed - Chiesa</title><link>http://www.avvenire.it/Chiesa</link><description /><generator>Microsys RSS Generator for SharePoint 2010</generator><copyright>www.avvenire.it</copyright><managingEditor /><webMaster /><ttl>2</ttl><language>it-IT</language><docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs><pubDate>Fri, 17 Jun 2011 14:38:16 GMT</pubDate><lastBuildDate>Wed, 22 May 2013 17:46:47 GMT</lastBuildDate><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/udienza-generale-Babele.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>«Fare il bene è dovere che il nostro Padre ha dato proprio a tutti»</title><subtitle>«Fare il bene è dovere che il nostro Padre ha dato proprio a tutti»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/udienza-generale-Babele.aspx</link><description>All’udienza generale di stamani il Papa ha proseguito la sua catechesi sul Credo, soffermandosi sull’articolo: «Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica». “C’è un profondo legame tra queste due realtà di fede – ha detto - : è lo Spirito Santo, infatti, che dà vita alla Chiesa, guida i suoi passi&amp;quot;. &amp;quot;Evangelizzare è la missione della Chiesa - ha ricordato -, non solo di alcuni, ma la mia, la tua, la nostra missione&amp;quot;. Il Pontefice ha posto questa domanda: “Chi è il vero motore dell’evangelizzazione nella nostra vita e nella Chiesa? Paolo VI scriveva con chiarezza: 'È lui, lo Spirito Santo che, oggi come agli inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da Lui'&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Portare il Vangelo a tutti i popoli è un'esperienza che deve unire e non può dividere. Il Papa ha invitato ogni cristiano a chiedersi: &amp;quot;Mi lascio guidare dallo Spirito Santo in modo che la mia testimonianza sia di unità e di amore? Porto unità  negli ambienti in cui vivo?&amp;quot;. &amp;quot;A volte - ha aggiunto - sembra si ripeta oggi la Babele: divisioni, incapacità di comprendere, invidia, egoismo&amp;quot;. &amp;quot;Cosa faccio con la mia vita, - ha chiesto ancora papa Bergoglio - faccio unità? Oppure divido, con le chiacchiere, le invidie?&amp;quot;. &amp;quot;Pensiamo a questo - ha esortato davanti agli 80 mila fedeli - portare il Vangelo è annunciare e vivere noi per primi la riconciliazione e l'amore che lo Spirito Santo ci dona, 'da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore per Dio e per gli altri'&amp;quot;, ha detto citando Gesù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi ha concluso: “Cari amici, come ha affermato Benedetto XVI, oggi la Chiesa 'sente soprattutto il vento dello Spirito Santo che ci aiuta, ci mostra la strada giusta; e così, con nuovo entusiasmo, siamo in cammino e ringraziamo il Signore'. Rinnoviamo questa fiducia, lasciamoci guidare da Lui, siamo uomini e donne di preghiera, che testimoniano con coraggio il Vangelo, diventando nel nostro mondo strumenti dell’unità e della comunione con Dio&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A San Pietro erano presenti anche le squadre di calcio della Roma e della Lazio.​​​​</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/Papa22.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Tue, 21 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/appello-cattolici-cinesi.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>«Preghiamo per i cattolici cinesi, perché possano vivere in coerenza con la fede»</title><subtitle>«Preghiamo per i cattolici cinesi, perché possano vivere in coerenza con la fede»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/appello-cattolici-cinesi.aspx</link><description>&lt;p&gt;&amp;quot;Maria, Vergine fedele, sostenga i cattolici cinesi, renda i loro non facili impegni sempre più preziosi agli occhi del Signore, e faccia crescere l'affetto e la partecipazione della Chiesa che è in Cina al cammino della Chiesa universale&amp;quot;. Questo l'appello di papa Francesco per i cattolici in Cina al termine dell'udienza generale di oggi in Piazza San Pietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendendo spunto dalla memoria liturgica della Beata Vergine Maria che si celebrerà in Cina il 24 maggio nel Santuario di Sheshan a Shanghai, il Papa ha invitato tutti i cattolici a unirsi in preghiera per i loro fratelli cinesi &amp;quot;per implorare da Dio la grazia di annunciare con umiltà e con gioia Cristo morto e risorto, di essere fedeli alla sua Chiesa e al successore di Pietro e di vivere la quotidianità nel servizio al loro Paese e ai concittadini - ha detto il Papa - in modo coerente con la fede che professano&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha quindi pregato con le parole che i cinesi rivolgono alla Madonna del santuario di Sheshan: &amp;quot;Sostieni l'impegno di quanti, in Cina, tra le quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, a amare, affinché mai&lt;br /&gt;temano di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In occasione di questa ricorrenza, la &lt;a href="http://www.emi.it/"&gt;casa editrice Emi &lt;/a&gt;pubblica il primo sussidio appositamente pensato per accompagnare la preghiera dei fedeli che vogliono testimoniare la vicinanza ai fratelli cinesi attraverso un incontro di preghiera. &amp;quot;Forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera&amp;quot; (Emi, pagg. 32, euro 1,60) è un opuscoletto che propone una veglia di preghiera integrata da importanti spunti per riflettere sulla storia e le difficoltà della Chiesa in Cina. Il sussidio raccoglie inoltre testi del Pontefice emerito e stralci della sua Lettera ai cattolici cinesi del 2007: in questo testo Ratzinger esaltava la testimonianza di fede dei cattolici di Cina invitando la Chiesa in Cina all’unità, ricordando come “nessuna difficoltà può separarci dall’amore di Cristo”. La pubblicazione è curata da Gerolamo Fazzini, e da padre Angelo Lazzarotto, missionario del Pime.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/ior-trasparenza-vaticano.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Santa Sede, operazione trasparenza «Nel 2012 sei movimenti sospetti»</title><subtitle>Santa Sede, operazione trasparenza «Nel 2012 sei movimenti sospetti»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/ior-trasparenza-vaticano.aspx</link><description>Nuovi passi in avanti verso la piena trasparenza economico-finanziaria da parte della Santa Sede. È quanto emerge dal primo Rapporto annuale dell’Autorità di Informazione Finanziaria (Aif), organismo istituito da Benedetto XVI con la lettera apostolica del 30 dicembre 2010 per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario. Il Rapporto è stato presentato questa mattina nella Sala Stampa vaticana ed esamina le attività del 2012. Nel corso dello scorso anno l’Aif ha ricevuto sei segnalazioni di operazioni sospette, rispetto all’unica dell'anno precedente. E la stessa autorità ha inoltrato due rapporti al promotore di giustizia vaticano per ulteriori indagini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Le statistiche e la tendenza a partire dal 2012 sono incoraggianti e indicano che il sistema va costantemente migliorando”, ha detto &lt;strong&gt;René Brülhart, direttore dell’Aif&lt;/strong&gt;, nel corso della conferenza stampa, che ha ricordato anche come l’autorità abbia avviato lo screening e l’analisi dei flussi di transazioni in contanti. “Nello sforzo di contrastare attivamente ogni possibile abuso del sistema finanziario – ha sottolineato il direttore –  abbiamo avviato un’interazione stretta e costruttiva con la Segreteria di Stato, la Gendarmeria, il promotore di giustizia e le istituzioni sotto la nostra supervisione”. L’intento è “migliorare consapevolezza e sicurezza e garantire una cooperazione interna e coordinata ai fini della prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro elemento importante evidenziato dal Rapporto è rappresentato dai progressi compiuti nella cooperazione internazionale, basata sull’impegno della Santa Sede di essere un partner credibile nella lotta internazionale contro il riciclaggio. Nel 2012 c’è stata la firma di un protocollo d’intesa con le autorità di Belgio e Spagna. “E continuerà a essere la nostra politica nel 2013 il rafforzamento della cooperazione internazionale mediante la firma di memorandum con altri Paesi”, ha affermato Brülhart. Quest’anno è previsto un ulteriore rafforzamento del sistema di prevenzione e contrasto, compresa l’attuazione delle raccomandazioni Moneyval. </description><pubDate>Tue, 21 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Giacomo Gambassi</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/don-andrea-gallo-è-morto-a-85-anni-a-genova.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>È morto don Andrea Gallo, il prete partigiano. Aveva 84 anni</title><subtitle>È morto don Andrea Gallo, il prete partigiano. Aveva 84 anni</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/don-andrea-gallo-è-morto-a-85-anni-a-genova.aspx</link><description>&lt;p&gt;Si è spento alle 17,45 don Andrea Gallo, il prete di strada genovese, fondatore della comunità di San Benedetto al Porto. Ne da notizia il suo portavoce, Domenico Chionetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto al porto, era un 'prete di strada' da sempre al fianco dei più deboli, degli emarginati, degli 'ultimi'. Nato a Genova il 18 luglio del 1928, iniziò il noviziato nel 1948 con i salesiani, a Varazze, proseguendo poi a Roma il liceo e gli studi filosofici e venendo ordinato sacerdote l'1 luglio 1959. Nel 1964 Don Andrea lascia la congregazione, chiedendo di essere incardinato nella diocesi genovese. Viene nominato vice parroco alla chiesa del Carmine, nel centro storico di Genova, dove rimane fino al 1970, non senza qualche polemica: la sua predicazione irrita una parte di fedeli perché, si dice, i suoi contenuti &amp;quot;non sono religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti&amp;quot;. Nel 1975, con il parroco di San Benedetto, don Federico Rebora, e insieme a un piccolo gruppo, avvia l'attività della Comunità di S. Benedetto al Porto, costituita con atto notarile il 2 marzo del 1983. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; I responsabili della Comunità lanciano un appello: &amp;quot;Non venite a trovare don Andrea ci stiamo organizzando&lt;br /&gt;per allestire la camera ardente. La terremo aperta due giorni&amp;quot;​​&lt;/p&gt;</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/VPF4005765_37797661.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Tue, 21 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/Papa-servizio-potere-Chiesa.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Papa: «La lotta per il potere nella Chiesa non dev'esserci»</title><subtitle>Papa: «La lotta per il potere nella Chiesa non dev'esserci»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/Papa-servizio-potere-Chiesa.aspx</link><description>Per un cristiano, progredire significa abbassarsi come ha fatto Gesù. E’ quanto sottolineato da papa Francesco nella Messa di stamani alla Casa Santa Marta. Il Papa ha inoltre ribadito che il vero potere è il servizio e che non deve esistere la lotta per il potere nella Chiesa. Alla Messa - concelebrata dal direttore dei programmi della Radio Vaticana, padre Andrzej Koprowski - hanno preso parte un gruppo di dipendenti della nostra emittente e un gruppo di dipendenti dell’Ufficio pellegrini e turisti del Governatorato vaticano. Erano inoltre presenti Maria Voce e Giancarlo Faletti, presidente e vicepresidente del Movimento dei Focolari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù parla della sua Passione e i discepoli, invece, sono presi a discutere su chi sia il più grande tra loro. E’ l’amaro episodio narrato dal Vangelo odierno, che offre a Papa Francesco lo spunto per una meditazione sul potere e il servizio. “La lotta per il potere nella Chiesa – ha osservato – non è cosa di questi giorni”, è “cominciata là proprio con Gesù”. E ha sottolineato che “nella chiave evangelica di Gesù, la lotta per il potere nella Chiesa non deve esistere”, perché il vero potere, quello che il Signore “con il suo esempio ci ha insegnato”, è “il potere del servizio”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Il vero potere è il servizio. Come lo ha fatto Lui, che è venuto non a farsi servire, ma a servire, e il suo servizio è stato proprio un servizio della Croce. Lui si è abbassato fino alla morte, alla morte di Croce, per noi, per servire noi, per salvare noi. E non c’è nella Chiesa nessun’altra strada per andare avanti. Per il cristiano, andare avanti, progredire significa abbassarsi. Se noi non impariamo questa regola cristiana, mai, mai potremo capire il vero messaggio di Gesù sul potere”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Progredire, ha aggiunto, &amp;quot;significa abbassarsi&amp;quot;, “essere al servizio sempre”. E nella Chiesa, ha soggiunto, “il più grande è quello che più serve, che più è al servizio degli altri”. Questa “è la regola”. E tuttavia, ha affermato Papa Francesco, dalle origini fino ad adesso ci sono state “lotte di potere nella Chiesa”, anche “nella nostra maniera di parlare”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Quando a una persona danno una carica che secondo gli occhi del mondo è una carica superiore, si dice: ‘Ah, questa donna è stata &lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;promossa&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt; a presidente di quell’associazione e questo uomo è stato &lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;promosso&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt; …’. Questo verbo, &lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;promuovere&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;: sì, è un verbo bello, si deve usare nella Chiesa. Sì: questo è stato &lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;promosso&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt; alla Croce, questo è stato &lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;promosso&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt; alla umiliazione. Quella è la vera promozione, quella che ci ‘assomiglia meglio’ a Gesù!”&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Papa ha dunque ricordato che Sant’Ignazio di Loyola, negli Esercizi spirituali, chiedeva al Signore Crocifisso “la grazia delle umiliazioni”. Questo, ha riaffermato, è “il vero potere del servizio della Chiesa”. Questa è la vera strada di Gesù, la vera promozione e non quelle mondane:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“La strada del Signore è il Suo servizio: come Lui ha fatto il Suo servizio, noi dobbiamo andare dietro a Lui, il cammino del servizio. Quello è il vero potere nella Chiesa. Io vorrei oggi pregare per tutti noi, perché il Signore ci dia la grazia di capire quello: che il vero potere nella Chiesa è il servizio. E anche per capire quella regola d’oro che Lui ci ha insegnato con il Suo esempio: per un cristiano, progredire, andare avanti significa abbassarsi, abbassarsi. Chiediamo questa grazia”.&lt;/b&gt;</description><pubDate>Mon, 20 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Alessandro Gisotti - Radio Vaticana</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/tv2000-la-preghiera-si-bergoglio-su-un-malato.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Tv2000: nessun esorcismo ma preghiera per un giovane malato</title><subtitle>Tv2000: nessun esorcismo ma preghiera per un giovane malato</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/tv2000-la-preghiera-si-bergoglio-su-un-malato.aspx</link><description>&amp;quot;Il Papa ha compiuto uno speciale gesto di attenzione e benedizione particolare per il ragazzo, non c'è stato un esorcismo&amp;quot;, ha detto oggi &lt;strong&gt;Dino Boffo&lt;/strong&gt;, direttore di Tv2000, parlando in diretta sul canale della Cei, a proposito della vicenda del giovane che domenica scorsa, in piazza San Pietro, è stato intensamente accarezzato dal Papa sulla testa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caso era stato al centro, ieri, di una sorta di &amp;quot;giallo&amp;quot; mediatico: Tv2000 infatti aveva anticipato i contenuti di una puntata di &amp;quot;Vade Retro&amp;quot;, programma dedicato agli esorcismi. In questa puntata alcuni esorcisti avrebbero sostenuto che il gesto di papa Francesco, ripreso dalle telecamere, sarebbe stato &amp;quot;una preghiera di liberazione dal maligno o di un vero e proprio esorcismo&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa affermazioni aveva fatto il giro del web, insieme alle immagini del giovane accanto al Papa e al padre che consegnava a papa Francesco, attraverso gli agenti di sicurezza, una busta gialla. Ma il direttore di Tv2000, Dino Boffo, nel suo intervento ha ammesso &amp;quot;che questo episodio ha creato in me un certo disagio e rammarico, per aver involontariamente determinato la diffusione di una notizia vera ma vera solo in parte e in parte non vera, perché il Papa non si riconosce nella parola esorcismo&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Non scarico su nessuno - ha sottolineato ancora il direttore di Tv2000 - me ne assumo la responsabilità e mi scuso per aver intaccato la verità dei fatti e per le persone coinvolte, in particolare mi scuso con il Santo Padre. Non volevamo caricarlo - assicura Boffo - di un gesto che non aveva intenzione di compiere&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già ieri sera il direttore della Sala stampa vaticana, &lt;strong&gt;padre Federico Lombardi&lt;/strong&gt;, aveva spiegato che &amp;quot;il Santo Padre non ha inteso compiere alcun esorcismo. Ma, come fa frequentemente per le persone malate e sofferenti che gli si presentano, ha semplicemente inteso pregare per una persona sofferente che gli era stata presentata&amp;quot;.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/ba505eafa1_37773918.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Mon, 20 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/tweet-papa-tornado.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Il tweet del Papa: «Sono vicino alle famiglie delle vittime, uniamoci in preghiera»</title><subtitle>Il tweet del Papa: «Sono vicino alle famiglie delle vittime, uniamoci in preghiera»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/tweet-papa-tornado.aspx</link><description>In un tweet diffuso in inglese, papa Francesco esprime vicinanza alle popolazioni colpite dal tornado in Oklahoma. &amp;quot;Sono vicino alle famiglie di quanti sono morti per il tornado in Oklahoma, specialmente a quelle che hanno perso giovani figli. Uniamoci in preghiera per loro&amp;quot;, scrive il Pontefice.</description><pubDate>Mon, 20 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/crociata-basta-campagna-elettorale-politica-chiesa-non-si-schiera-da-una-parte.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>«Basta campagna elettorale Ora affrontare i problemi»</title><subtitle>«Basta campagna elettorale Ora affrontare i problemi»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/crociata-basta-campagna-elettorale-politica-chiesa-non-si-schiera-da-una-parte.aspx</link><description>&lt;p&gt; &amp;quot;Sarebbe preoccupante, di fronte a esigenze così urgenti che sono denunciate dal percorso vissuto dalla nostra società, vedere un prolungarsi di scaramucce e scontri polemici che rischiano di apparire come il prolungamento di una mai finita campagna elettorale mentre i problemi diventano drammatici e nessuno cerca di farvi fronte&amp;quot;. Lo ha detto il segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor &lt;strong&gt;Mariano Crociata, &lt;/strong&gt;durante la conferenza stampa al termine della sessione odierna della 65* Assemblea generale della Cei. &amp;quot;Sarebbe davvero preoocupante - ha ribadito Crociata - se le cose dovessero prendere questa piega&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;La Chiesa fa politica, ma non potrebbe farlo schierandosi da una parte&amp;quot;. È quanto&lt;br /&gt;tiene a precisare il segretario generale della Cei, spiegando perchè &amp;quot;non possiamo accontentarci di sostenere solo alcune cause e non altre&amp;quot; e ribadendo che alla Chiesa stanno a cuore &amp;quot;sia l'etica sociale che l'etica della vita&amp;quot;, ovvero &amp;quot;l'etica della persona, considerata sia nella sua singolarità che nella sua collocazione sociale&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riprendendo una frase che papa Francesco pronunciò da cardinale - &amp;quot;Noi facciamo politica, ma non siamo di parte&amp;quot;- monsignor Crociata spiega che &amp;quot;la nostra parte è il Vangelo ed il Vangelo è di tutti e per tutti. Si può tradurre questa frase con la tutela di quello che noi chiamiamo 'bene comune'. In tal senso, possiamo essere di parte, perché cerchiamo per vocazione il bene di tutte le persone e di tutta la persona umana&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiunge il segretario generale dei vescovi italiani: &amp;quot;Siamo di tutte le parti, perché riconosciamo che ogni parte promuove per certi aspetti il bene. La Chiesa è sempre al fianco di tutti coloro che, anche in piccola misura, sostengono il bene della persona: e in questo senso che la Chiesa fa politica&amp;quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;D'altronde &amp;quot;si sta producendo una sorta di capovolgimento, per cui il welfare viene assicurato dalla Chiesa e non dallo Stato&amp;quot;. &amp;quot;Si assiste ripetutamente a strutture pubbliche - ha aggiunto - che rimandano alle Caritas, per consentire alla gente un luogo di appoggio e soccorso che spesso le strutture pubbliche non sono in grado di assicurare. È un capovolgimento che è allarmante e che chiede una riflessione attenta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Naturalmente da parte della Chiesa c'è l'impegno di mantenere questa attenzione costante&amp;quot;. &amp;quot;Si deve ricreare un equilibrio necessario - ha sottolineato il vescovo - che distingua ciò che è compito delle istituzioni da ciò che è invece il volontariato e la carità&amp;quot;.&lt;/p&gt;</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/13052013sS_37689135.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Mon, 20 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/papa-visita-suore-madre-teresa-crisi-risultato-di-capitalismo-selvaggio.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Il Papa: la crisi è il risultato del capitalismo selvaggio</title><subtitle>Il Papa: la crisi è il risultato del capitalismo selvaggio</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/papa-visita-suore-madre-teresa-crisi-risultato-di-capitalismo-selvaggio.aspx</link><description>La Casa Dono di Maria, al confine tra Vaticano e Italia, &amp;quot;voluta e inaugurata dal Beato Giovanni Paolo II&amp;quot; e affidata a madre Teresa di Calcutta è &amp;quot;una cosa fra i santi, fra beati ed è bello questo&amp;quot; ma soprattutto è &amp;quot;un forte richiamo a tutti noi, alla Chiesa, alla Città di Roma ad essere sempre più famiglia, 'casa' in cui si è aperti all'accoglienza, all'attenzione, alla fraternità&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo ha detto papa Francesco oggi pomeriggio durante la visita alla Casa Dono di Maria, in Vaticano, per commemorare il 25* dell'affidamento della stessa Casa alla Beata Madre Teresa di Calcutta da parte del Beato Giovanni Paolo II.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Quando diciamo 'casa' - ha aggiunto il Papa - intendiamo un luogo di accoglienza, una dimora, un ambiente umano dove stare bene, ritrovare se stessi, sentirsi inseriti in un territorio, in una comunità. Ancora più profondamente, 'casà è una parola dal sapore tipicamente familiare, che richiama il calore, l'affetto, l'amore che si possono sperimentare in una famiglia. La 'casa' allora rappresenta la ricchezza umana più preziosa, quella dell'incontro, quella delle relazioni tra le persone, diverse per età, per cultura e per storia, ma che vivono insieme e che insieme si aiutano a crescere&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, ha spiegato Francesco, &amp;quot;la 'casa' è un luogo decisivo nella vita, dove la vita cresce e si può&lt;br /&gt;realizzare, perché è un luogo in cui ogni persona impara a ricevere amore e a donare amore. Questa è la 'casa'. E questo cerca di essere da 25 anni anche questa casa&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Dobbiamo recuperare tutti il senso del dono, della gratuità, della solidarietà. Un capitalismo selvaggio ha insegnato la logica del profitto a ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento senza guardare alle persone e i risultati li vediamo nella crisi che stiamo vivendo», ha aggiunto il Papa.I.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'accoglienza festosa e particolare, secondo l'uso indiano, quella per papa Francesco, nel corso della sua visita: le suore di madre Teresa gli hanno posto al collo una ghirlanda di fiori, come è tradizione nel loro Paese. Lo ha riferito il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. Papa Francesco ha salutato uno per uno le donne ospiti della Casa Dono di Maria e gli uomini che vi accedono per consumarvi i pasti. Si è conclusa con questo gesto la visita del Pontefice all'ostello voluto da Giovanni Paolo II, che esattamente 25 anni fa lo affidò a Madre Teresa di Calcutta. Il Papa è stato accolto dal cardinale Angelo Comastri, vicario per la Città del Vaticano, e dalla madre generale delle Suore della Carità, Suor Pierick Mary Prema.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/or13052117_37786751.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Mon, 20 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/messa-di-pentecoste.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>«Se lo Spirito guida la diversità è una ricchezza»</title><subtitle>«Se lo Spirito guida la diversità è una ricchezza»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/messa-di-pentecoste.aspx</link><description>Vincere la paura, rinunciare a schemi e sicurezze, per aprirsi agli orizzonti di Dio. E dire no a particolarismi, esclusivismi, cammini paralleli che portano divisioni. Così Papa Francesco nell’omelia della Messa di Pentecoste, celebrata ieri mattina in una piazza San Pietro gremita dai pellegrini di movimenti, nuove comunità, associazioni, aggregazioni laicali di tutto il mondo, giunti a Roma in occasione dell’Anno della Fede. 70 tra cardinali e vescovi e 400 sacerdoti hanno concelebrato la liturgia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il servizio di Roberta Gisotti: Novità, armonia, missione: tre parole che esprimono l’azione dello Spirito Santo, che “sprigiona il suo dinamismo irresistibile, con esiti sorprendenti”. Così Papa Francesco riflettendo sulla “effusione dello Spirito Santo operata da Cristo risorto sulla sua Chiesa”. “Un evento di grazia che ha riempito il cenacolo di Gerusalemme per espandersi al mondo intero”. Gli apostoli nel Cenacolo a Gerusalemme “colpiti nella mente e nel cuore” da “segni precisi e concreti”, un fragore improvviso dal cielo, quasi un vento impetuoso e lingue infuocate che si posano su di loro, vengono colmati di Spirito Santo, cominciano a parlare alla folla, in altre lingue dalla loro, delle grandi opere di Dio. Tutti fanno un’esperienza nuova. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma noi siamo pronti a questa novità? “La novità ci fa sempre un po’ di paura, perché ci sentiamo più sicuri se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a costruire, a programmare, a progettare la nostra vita secondo i nostri schemi, le nostre sicurezze, i nostri gusti”. “E questo avviene anche con Dio. - ha osservato il Papa - “Lo seguiamo, lo accogliamo ma fino a un certo punto; ci è difficile abbandonarci a Lui con piena fiducia, lasciando che sia lo Spirito Santo l’anima, la guida della nostra vita, in tutte le scelte”: “Abbiamo paura che Dio ci faccia percorrere strade nuove, ci faccia uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egoista, per aprirci ai suoi orizzonti”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma “la novità che Dio porta nella nostra vita è ciò che veramente ci realizza, - ha ricordato Francesco - ciò che ci dona la vera gioia, la vera serenità, perché Dio ci ama e vuole solo il nostro bene”. “Non è la novità per la novità, la ricerca del nuovo per superare la noia, come avviene spesso nel nostro tempo”. Da qui l’interrogativo: “Siamo aperti alle 'sorprese di Dio'? O ci chiudiamo, con paura, alla novità dello Spirito Santo? Siamo coraggiosi per andare per le nuove strade che la novità di Dio ci offre o ci difendiamo, chiusi in strutture caduche che hanno perso la capacità di accoglienza? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste domande, ci farà bene, anche, farle durante tutta la giornata&amp;quot;. E se lo Spirito Santo sembra creare disordine nella Chiesa, portando diversità dei carismi, dei doni, tutto ciò “sotto la sua azione – ha spiegato il Papa - è una grande ricchezza, perché lo Spirito Santo è lo Spirito di unità, che non significa uniformità”, ma armonia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma solo lui può operare in tal modo. “Anche qui, quando siamo noi a voler fare la diversità e ci chiudiamo nei nostri particolarismi, nei nostri esclusivismi, portiamo la divisione; e quando siamo noi a voler fare l’unità secondo i nostri disegni umani, finiamo per portare l’uniformità, l’omologazione.” “Il camminare insieme, guidati dai pastori, che hanno uno speciale carisma e ministero, è un segno dell’azione dello Spirito Santo”, ha ricordato Francesco ai fedeli dei movimenti e associazioni e comunità di tutto il mondo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“E’ la Chiesa che mi porta Cristo e mi porta a Cristo; i cammini paralleli sono tanto pericolosi!”. Quindi il monito: “Non ci si avventura oltre la dottrina e la Comunità ecclesiale”. “Chiediamoci allora: sono aperto all’armonia dello Spirito Santo, superando ogni esclusivismo? Mi faccio guidare da Lui vivendo nella Chiesa e con la Chiesa?”. E, lo Spirito Santo è anche “l’anima della missione”: “Lo Spirito Santo ci fa entrare nel mistero del Dio vivente e ci salva dal pericolo di una Chiesa gnostica e di una Chiesa autoreferenziale, chiusa nel suo recinto”. “La Pentecoste del Cenacolo di Gerusalemme è l’inizio, un inizio che si prolunga”, ha concluso Francesco con un ultima domanda: “Chiediamoci se abbiamo la tendenza di chiuderci in noi stessi, nel nostro gruppo, o se lasciamo che lo Spirito Santo ci apra alla missione. Ricordiamo, oggi, queste tre parole: novità, armonia, missione&amp;quot;. </description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/0bd611a4dd_37759104.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Sun, 19 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/limina-sicilia.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Giovani, territorio e legalità, le priorità della fede in Sicilia</title><subtitle>Giovani, territorio e legalità, le priorità della fede in Sicilia</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/limina-sicilia.aspx</link><description>C’è una presenza in più nella visita ad limina dei vescovi di Sicilia, che inizia domani. È il volto ormai glorioso, dopo il martirio, di don Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia, che sarà beatificato il 25 maggio e che idealmente accompagna i presuli dell’Isola in questo importante momento della vita ecclesiale. «La nostra gioia di poter incontrare il Papa – conferma il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo e presidente della Conferenza episcopale di Sicilia – è ancora più piena perché la visita avviene in pratica alla vigilia della beatificazione di Puglisi. Per noi è un grande dono che la Chiesa lo abbia riconosciuto martire &amp;lt;+corsivo&amp;gt;in odium fidei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Che significato ha questa beatificazione per la Chiesa di Sicilia e per i siciliani?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Far seguire l’impegno alla gioia. Adesso don Pino è un modello da seguire. E allora ecco la riscoperta di un ministero sacerdotale appassionato, che per tanti anni ha saputo coniugare evangelizzazione e promozione umana. Quindi, anche alla luce della sua testimonianza, ci siamo preparati alla visita &lt;em&gt;ad limina&lt;/em&gt; ben coscienti di tutte le problematiche che vive la nostra Isola. Problematiche di tipo socio-economico, legate alla crisi e alla perdita di posti, ma anche al fenomeno degli sbarchi degli immigrati. Desideriamo presentare tutto questo al Papa, sperando di essere confermati da lui (e anche corretti, se necessario) nel nostro impegno a servizio della Chiesa e del bene comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il martirio di Padre Puglisi richiama l’educazione delle coscienze. Questa azione è diventata patrimonio diffuso?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Credo di sì. Ma il discorso va affrontato a più largo raggio, perché dietro la mafia vera e propria c’è una cultura mafiosa, che non rispetta l’uomo, che spinge alla sopraffazione e che mira solo al denaro. Questa cultura va assolutamente estirpata. Quindi, se molto è stato fatto per dire no alla mafia, specie quando attaccava direttamente lo Stato (e a Palermo abbiamo il triste primato che tutte le espressioni dello Stato sono state colpite), oggi non bisogna abbassare la guardia perché la mafia ha preso un altro volto e quindi va combattuta a tutti i livelli: i genitori formando i figli, gli educatori a scuola, le forze dell’ordine, la magistratura, la società civile. Ho detto recentemente al presidente della Regione: «Se lei vuole davvero combattere la mafia, deve far funzionare gli uffici regionali». Anche le sacche di inefficienza aiutano la mafia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La Chiesa come si pone in questo contesto?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La Chiesa deve essere in prima linea. E qui si capisce la grandezza del martirio di don Puglisi, che è stato ucciso perché era un prete che formava le coscienze, costruiva la comunità parrocchiale e aiutava le persone a uscire dai meccanismi che le rendono schiavi. Questo evidentemente dava fastidio. Perciò penso che la sua beatificazione ci aiuterà a prendere coscienza del vero cambiamento da attuare. La gente pensa infatti che devono cambiare gli altri. E invece don Puglisi ci dice che ognuno di noi ha qualcosa da cambiare nel proprio cuore, nel proprio pensare, nel proprio agire. Solo così la civiltà dell’amore potrà affermarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali sono dunque le priorità pastorali delle Chiese di Sicilia?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Stiamo cercando di muoverci su tre direzioni: i giovani, la famiglia, il territorio. Giovani significa trasmissione della fede e non sempre gli adulti ci riescono. Ma anziché lamentarsi che i giovani sono meno presenti, cerchiamo di essere autentici testimoni del Vangelo e dei suoi valori: la stabilità della famiglia, il rispetto della vita, l’impegno di solidarietà e di servizio agli altri. Ancora una volta ci viene in soccorso l’esempio di don Pino, che per i giovani ha avuto sempre una sollecitudine particolare. La famiglia poi è la cellula della società e della Chiesa. Se questa cellula impazzisce, tutto il corpo sociale ne risente. E anche quello ecclesiale. Infine il territorio. Se ci estraniamo dal territorio, come si fa ad affermare che siamo impegnati nella costruzione del regno di Dio in mezzo agli uomini? Il territorio, dunque, ci interpella e il nostro impegno non può non tener conto delle problematiche della &amp;lt;+corsivo&amp;gt;polis&amp;lt;+tondo&amp;gt;, non perché vogliamo creare una società teistica, ma perché il Vangelo deve essere il lievito che fermenta la pasta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali aspetti della predicazione di papa Francesco sente più direttamente rivolti alle Chiese dell’Isola?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Gli appelli all’autenticità della vita cristiana. I vescovi latinoamericani hanno detto a più riprese che la loro società è profondamente marcata dalle conseguenze del peccato. Onestamente non siamo stati capaci di dirlo anche qui in Italia. Quando vediamo la corruzione dilagante, il declino della famiglia, l’esplodere della droga, la crisi dei valori non possiamo tacere. Quindi credo che papa Francesco ci stia incoraggiando a una coerenza di fede che deve essere manifestata con i fatti. In fondo non è perché siamo cristiani che siamo in queste condizioni, ma perché non lo siamo stati abbastanza.</description><pubDate>Sun, 19 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Mimmo Muolo</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/lupo-storico-limina-sicilia.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Lupo: «Seminare la cultura del lavoro»</title><subtitle>Lupo: «Seminare la cultura del lavoro»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/lupo-storico-limina-sicilia.aspx</link><description>Seminare «la cultura del lavoro» e far comprendere che «la società non può non vivere di solidarietà». Alla luce della profonda crisi economica e sociale che attanaglia il Sud e la Sicilia, sfociata anche in episodi di disperazione suicida e omicida, Salvatore Lupo, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Palermo, offre una lettura delle attuali condizioni dell’isola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Disoccupazione a livelli drammatici, precarietà, povertà crescente e mancanza di sviluppo. Come vede la Sicilia alla luce di questi dati oggettivi?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La Sicilia ha gli stessi problemi dell’Italia al livello qualitativo, ma in misura maggiore sotto l’aspetto quantitativo. C’è un problema di crisi congiunturale che si innesta in una crisi di carattere strutturale della nostra regione. A questo si aggiunge il pessimo uso che è stato fatto dell’autonomia regionale. La Sicilia è la prova vivente delle false speranze che il Paese ha nutrito nei confronti del regionalismo e del federalismo come panacea di tutti i mali. La moltiplicazione di spazi periferici aggiunge problemi a problemi, con la moltiplicazione di spese faraoniche. Il nostro è un esempio negativo di un decentramento senza la responsabilizzazione delle classi dirigenti locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma si sta facendo qualcosa per venirne fuori?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L’idea di diminuire l’enorme rubinetto di spreco è presente nelle Istituzioni, il problema è se si possa riformare veramente un sistema o se alla fine sotto il vestito non c’è niente. La Regione dovrebbe cedere parte delle sue competenze alle amministrazioni locali per creare un vero circuito di rinnovamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Recenti casi di cronaca, come quello dell’uomo che si è dato fuoco perché gli hanno venduto la casa all’asta per un debito di 10mila euro, danno un’idea della drammatica situazione sociale. Cosa fare?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ci viene detto che l’assistenza pubblica è assistenzialismo, ha una connotazione negativa. Ma la società non può non vivere di solidarietà. Davanti a una crisi si devono attivare meccanismi di protezione sociale. Non si può lasciare che le persone cadano nella disperazione, devono essere protette. Le risorse per farlo ci sarebbero, ma è importante che passi l’idea che questo è fondamentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei ha parlato di sprechi in una regione in cui le ultime generazione vivono di lavori precari legati alla pubblica amministrazione, spesso in carrozzoni mangiasoldi. Quale strada bisogna percorrere?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Occorre riqualificare la spesa pubblica. La Sicilia è una terra di duro lavoro, nel passato di emigrazione, perché negli ultimi trent’anni il sistema politico ha disabituato la gente al fatto che i redditi dipendono dal lavoro. Non vedo con sfavore la ripresa di flussi migratori, perché danno la possibilità di contatto coi flussi del mondo, si crea un effetto di rimbalzo. Bisogna capire che bisogna vivere di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In quali settori investire?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Certamente turismo, filiere commerciali e agricole, cultura. Senza inventarsi cose impossibili. Bisogna seguire le vocazioni naturali, tenendo conto che ci sono molte risorse umane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Qual è il ruolo della Chiesa nella società siciliana?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il cattolicesimo dà un contributo alla tenuta della società civile, questo è evidente, ma non può essere sostitutivo delle carenze delle altre strutture. Gli appelli della Chiesa contro l’immobilismo della pubblica amministrazione ci sono stati, ma non bastano.</description><pubDate>Sun, 19 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Alessandra Turrisi</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/bagnasco-prolusione-famiglia-demolire-è-crimine.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Bagnasco: «Siamo al bivio dell'umano»</title><subtitle>Bagnasco: «Siamo al bivio dell'umano»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/bagnasco-prolusione-famiglia-demolire-è-crimine.aspx</link><description>&lt;p&gt;L'ora è «urgente» e bisogna «pensare alla gente». È così che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, si è rivolto ai vescovi riuniti nella 65esima Assemblea generale Cei. «Le vicende che hanno segnato il nostro Paese sul piano politico e istituzionale devono far riflettere e innescare un serio esame di coscienza - scrive il cardinale arcivescovo di Genova, nella sua &lt;a href="/Dossier/CEI/Prolusioni/Pagine/prolusione-bagnasco-20-maggio-2013.aspx" target="_blank"&gt;prolusione&lt;/a&gt; -: tutti abbiamo bisogno di convertire il cuore e la vita, ma questa generalizzazione non può essere intesa come una sorta di “male comune” assolutorio, specialmente se si portano responsabilità pubbliche. In questi tempi abbiamo visto, ad alti livelli, gesti e disponibilità esemplari che devono ispirare tutti; ma anche situazioni intricate e personalismi che hanno assorbito energie e tempo degni di ben altro impiego, vista la mole e la complessità dei problemi che assillano famiglie, giovani e anziani». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il responso delle urne, per Bagnasco, «i cittadini hanno il diritto che quanti sono stati investiti di responsabilità e onore per servire il Paese, pensino al Paese senza distrazioni, tattiche o strategiche che siano. &lt;strong&gt;Pensare alla gente&lt;/strong&gt;: questa è l’unica cosa seria. Pensarci con grandissimo senso di responsabilità, senza populismi inconcludenti e dannosi, mettendo sul tavolo ognuno le migliori risorse di intelletto, di competenza e di cuore. Allora insieme è possibile. Non bisogna perdere l’opportunità, né disperdere il duro cammino fatto dagli italiani. L’ora è talmente urgente che qualunque intoppo o impuntatura, da qualunque parte provenga, resteranno scritti nella storia». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, ha proseguito Bagnasco «la famiglia – patrimonio incomparabile dell’umanità – che ancora una volta ha dato prova di sé rivelandosi il primo e principale presidio non solo della vita, ma anche di energie morali e di tenuta sociale ed economica: fino a quando potrà resistere senza politiche&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;consistenti, incisive e immediate? Essa è &lt;strong&gt;un bene universale e demolirla è un crimine&lt;/strong&gt;; affonda le sue radici nell’essere dell’uomo e della donna, e i figli sono soggetto di diritto da cui nessuno può prescindere. La famiglia non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità, e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dall’ordinamento. Il grave problema demografico – che in alcuni Paesi europei è stato affrontato con buoni risultati – quando sarà preso in seria considerazione senza rimandi o depistaggi che nulla hanno a che fare con le urgenze reali? Viene da chiedersi se la possibilità di futuro valga ancora nella sensibilità pubblica: la capacità di affrontare il presente con gli occhi del futuro disegna il volto dei veri statisti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«L’urgenza di superare la crisi economica non deve far dimenticare il fronte delicatissimo e fondativo della vita umana» è stato un altro dei passaggi della prolusione del cardinal Bagnasco. «È, questo, un campo non solo sempre aperto, ma anche esposto a derive ulteriori. È doverosa la continua, attiva attenzione della comunità cristiana e di quanti – non sono pochi – riconoscono l’evidenza della vita umana in tutti i suoi momenti e forme; tanto più bisognosa di tutela e di cura quanto più è debole e indifesa. Per questa ragione i Vescovi italiani hanno aderito con ferma convinzione all’iniziativa dei Movimenti per la Vita che sono in Europa al fine di una significativa raccolta di firme, perché le Istituzioni Europee riconoscano in pieno lo “Statuto dell’embrione” e &lt;strong&gt;sospendano ogni finanziamento finalizzato alla sperimentazione sugli embrioni umani&lt;/strong&gt;. Salutando i partecipanti alla recente “Marcia per la vita”, il Papa aggiungeva: “Mi piace ricordare anche la raccolta di firme che oggi si tiene in molte parrocchie italiane al fine di sostenere l’iniziativa europea ‘&lt;strong&gt;Uno di no&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;i&lt;/strong&gt;', per garantire protezione giuridica all’embrione, tutelando ogni essere umano sin dal primo istante della sua esistenza” (&lt;i&gt;Regina coeli&lt;/i&gt;, 12.5.2013)».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le piaghe dell'azzardo e del violenza sulle donne, come l'argomento della legalità («la malavita vorrebbe espandere i suoi tentacoli nel vissuto del popolo cristiano, ma incontra presenze ferme e coraggiose» nelle Chiese del meridione) e del riposo festivo («il lavoro domenicale sottomette l'uomo all'economia» ) trovano spazio nelle riflessioni del presidente della Cei, insieme all'esempio di una «&lt;strong&gt;moltitudine sana, seria e generosa&lt;/strong&gt;» che in Italia lavora ed è il nerbo portante del Paese. «Questo popolo, l’Italia l’ha visto recentemente in una tragedia che ha colpito l’anima della Nazione proprio nel porto della mia Genova - ha detto Bagnasco - Il fatto è noto, forse meno la dignità, la forza e la fede dei familiari delle vittime – militari e civili – di tanti giovani amici e colleghi, che mi hanno confidato parole e sentimenti, pensieri e propositi che sono frutto commovente di una fede essenziale e radicata».​&lt;/p&gt;</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/CG1_4682_37772628.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Sun, 19 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/testimonianza-disabile-messa-di-pentecoste-paolucci-papa.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Gabriele, disabile, e quell'abbraccio con Francesco</title><subtitle>Gabriele, disabile, e quell'abbraccio con Francesco</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/testimonianza-disabile-messa-di-pentecoste-paolucci-papa.aspx</link><description>&amp;quot;Dovete smetterla di gridare in coro ‘Francesco-Francesco’. Dovete gridare ‘Gesù-Gesù’, è a Lui che dobbiamo guardare, è Lui che dobbiamo seguire”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il Papa lo aveva detto parlando alla moltitudine che affollava Piazza San Pietro nel primo dei due appuntamenti con i movimenti. E lui, Gabriele, lo ha preso alla lettera: si è unito ad altri disabili e quando la papamobile si è avvicinata ha cominciato a scandire a squarciagola il nome di Gesù. Era la fine del lungo, applauditissimo giro che dopo la Messa il Pontefice aveva fatto, un commovente bagno di folla che si è concluso in un’area dove Bergoglio è solito incontrare alcuni disabili prima di rientare. E &lt;strong&gt;Gabriele Stucchi&lt;/strong&gt;, 32 anni, disabile psicomotorio, arrivato a Roma da Vimercate con la famiglia e un po’ di amici di Comunione e liberazione per partecipare all’incontro con i movimenti, ha ricevuto quello che definisce “il regalo più bello della vita”: un lungo, affettuoso abbraccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non se lo aspettava, lo aveva cercato partecipando ad alcune udienze generali del Papa. Ieri è arrivato come una grazia. Lo aspettava  con le braccia spalancate, il Pontefice lo ha notato e ha risposto a quella spasmodica attesa andando verso di lui. Gli ha chiesto: “Papa Francesco, pregherà per me?”. “Certo che lo farò – è stata la risposta – ma tu mi devi promettere che dirai ogni giorno una preghiera per il Papa”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il padre e la madre di Gabriele, Aldo e Marinella,  erano con lui,  e raccontano  di una famiglia letteralmente terremotata dall’incontro, “soprattutto dalla grande umanità con cui ci siamo sentiti guardare. Quello sguardo d’amore ci ha fatto venire alla mente il modo con cui Gesù, duemila anni fa, guardava coloro che incontrava per le strade della Palestina. E che rilanciava le loro esistenze”.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/disabile_37771761.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Sun, 19 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Giorgio Paolucci</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/reazioni-associazioni-alla-prolusione-di-bagnasco.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Dal Forum a Retinopera, i commenti delle associazioni</title><subtitle>Dal Forum a Retinopera, i commenti delle associazioni</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/reazioni-associazioni-alla-prolusione-di-bagnasco.aspx</link><description>Le associazioni e i movimenti ecclesiali hanno accolto con grande interesse la Prolusione del cardinale Angelo Bagnasco all'Assemblea della Cei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«All’indomani della straordinaria esperienza di Pentecoste, segnata dalla rinnovata comunione ecclesiale dei Movimenti, Comunità e Associazioni con Papa Francesco, la prolusione del Presidente della Cei - scrive &lt;strong&gt;Salvatore Martinez, presidente nazionale RnS - &lt;/strong&gt;pone i credenti dinanzi a un bivio: o favorire la vita buona, retta, ispirata agli ideali del Vangelo, dedita ai propri doveri quotidiani in famiglia, nel lavoro e nella società, che è propria di una moltitudine di italiani seria e generosa, che vive con dignità e solidarietà le difficoltà del nostro tempo, oppure permettere che si radichi ancora di più una cultura individualistica e autoreferenziale, al fine atea e antiumana, che tende ad impugnare e a sconvolgere le linee di giudizio e i parametri morali e spirituali che fondano la dignità integrale e trascendente dell’uomo e la nozione di bene comune nel nostro Paese&amp;quot;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&amp;quot;È l’ora di una “nuova evangelizzazione in re sociali”, come già l’Enciclica Caritas in Veritate annunciava! Il Presidente della Cei, pertanto, - conclude Martinez - segna il passo di una nuova missionarietà, indicando le priorità di una nuova testimonianza cristiana. Il Rinnovamento nello Spirito è vicino ai propri Pastori nel cammino che attende le nostre comunità ecclesiali: non faremo mancare il nostro coraggio, la nostra gioia, la nostra preghiera, il nostro impegno».&lt;br /&gt;&lt;div&gt;«Le parole del card. Bagnasco in apertura dei lavori dell’assemblea dei vescovi italiani, hanno il sapore dell’ultima chiamata alla politica ed alla società italiane» afferma &lt;strong&gt;Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari&lt;/strong&gt;. «Ricordare che “la buona politica deve avere la capacità di anteporre all’interesse personale o di parte il bene del Paese” e che se il potere non è servizio “diventa fine a sé stesso e si deforma nei suoi volti peggiori” vuol dire mettere l’intera classe politica di fronte alla responsabilità della scelta. E soprattutto ad un ascolto più sistematico delle drammatiche urgenze del Paese reale. «Bagnasco lo dice chiaramente: “noi vescovi siamo vicini alla gente” e conosciamo “le preoccupazioni crescenti ed il disagio sociale diffuso” a cui la politica ha il dovere di trovare una risposta. Non ci sarà prova d’appello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«L’inverno demografico, causa ed effetto della crisi, andrà “preso in seria considerazione senza rimandi o depistaggi”. La famiglia va sostenuta e messa in grado di dare il suo contributo alla ripresa, “non può essere umiliata ed indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La sterzata urgente e decisa deve intervenire sull’accesso e la difesa del lavoro, sul gioco d’azzardo “che divora giovani, anziani e famiglie”, sulla violenza che colpisce nelle strade e nelle case, sulla sempre minore libertà di scegliere come educare i figli, sulle derive che colpiscono la vita umana nelle sue fasi più deboli.&lt;br /&gt;«In questo senso» conclude Belletti «siamo particolarmente grati al cardinale presidente di aver voluto ricordare UnoDiNoi l’iniziativa europea a cui il Forum, come la quasi totalità del mondo cattolico, ha aderito e sulla quale è in corso la raccolta di un milione di firme in tutta Europa»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente del &lt;strong&gt;Comitato italiano UnoDiNoi, Carlo Casini&lt;/strong&gt;, esprime la più viva gratitudine al cardinale Angelo Bagnasco, &amp;quot;per il forte incoraggiamento che ancora una volta ha voluto dare all’iniziativa dei cittadini europei. L’autorevolezza delle sue parole si rende particolarmente evidente se si riflette sul momento e sul luogo in cui sono state pronunciate (in apertura dell’assemblea plenaria dei vescovi italiani) e sul richiamo che egli ha fatto all’analogo incoraggiamento manifestato dal Santo Padre. L’aver inserito la difesa della vita nascente in uno specifico capitolo a cui è stato dato il titolo di “Popolo della vita” evidenzia all’intera comunità cristiana, aperta per sua natura a chiunque riconosce sempre ed in ogni caso il mistero della dignità umana, il dovere di sentire come proprio il compito di stimolare incessantemente l’intera società sulla sensibilità per il diritto alla vita che è dovuto ad ogni uomo ed in ogni fase della sua esistenza. Analogamente, l’inclusione del tema della vita nascente nell’ambito di tutte le emarginazioni umane e del valore della vita nell’arco dell’intera esistenza, così come la lucida percezione della necessità di ricostruire l’anima dell’Europa con la forza dell’umanesimo cristiano, conferma quanto sia necessario ribadire la centralità politica del diritto alla vita e il riconoscimento della identità umana del concepito, come prima pietra  di un complessivo rinnovamento civile e politico&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Retinopera, &lt;/strong&gt;dal canto suo, in un comunicato firmato dal coordinatore Franco Pasquali e dal segretario Vincenzo Conso, scrive: &amp;quot;Siamo grati al Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della CEI che, nella Prolusione all’Assemblea dell’Episcopato Italiano, ha richiamato la necessità di “un’ascesi intellettuale” per vincere il conformismo dilagante, per ribadire la centralità della persona, della famiglia, del lavoro e la necessità di una cultura della vita che allarghi l’orizzonte al mondo intero.  Retinopera si sente ulteriormente incoraggiata a rafforzare il proprio impegno formativo, attraverso l’azione corale delle sue 20 Organizzazioni, ramificate nel tessuto connettivo del nostro Paese, per perseguire il bene comune delle nostre Comunità, vincendo il clima di contrapposizione presente nel Paese e diffondendo stili di vita fraterni che ci aiutino a superare anche quelle divisioni emergenti tra di noi, instaurando un’autentica  fraternità e contribuire al rinnovamento del Paese e alla concretizzazione di una cultura di solidarietà. Si tratta di andare oltre  “un modo di pensare vecchio e superato, autoreferenziale e senza futuro” che ci porti alla conversione dei cuori per vincere gli individualismi, dialogando con cuore aperto e sincero e costruendo ponti. Per questo siamo fermamente convinti - come abbiamo detto già in altre occasioni – che é l’ora della svolta, per assumere pienamente i problemi delle persone, rifiutando una concezione individualistica della vita che crea nuovi egoismi ed allarga la forbice tra ricchezza e povertà&amp;quot;.&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;Netta anche l'onorevole &lt;strong&gt;Eugenia &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Roccella&lt;/strong&gt;: &amp;quot;Con la sua Prolusione il cardinale Bagnasco indica ancora una volta i punti imprescindibili per la costruzione di una società rispettosa di ogni essere umano: accanto all’urgenza del lavoro e al diritto dei cittadini a essere governati responsabilmente dai loro rappresentanti, ha ricordato, ancora una volta, il bene universale della famiglia, che “non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dall’ordinamento”. Più volte abbiamo ribadito che per il rispetto dei diritti individuali non è necessario ricorrere alla legittimazione delle convivenze, ma è sufficiente utilizzare gli strumenti legislativi già esistenti. E ancora il Card. Bagnasco ricorda il “fronte fondativo della vita umana”: la tutela della vita di ogni essere umano, in tutte le sue fasi e in tutti i suoi momenti, specie quelli più fragili, continua a essere la bussola per ogni politica che si rispetti, al di là degli schieramenti politici di appartenenza&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sono completamente d’accordo con quanto affermato dal Cardinale Bagnasco che, nel suo intervento alla 65a Assemblea Generale della Cei, pone fra le priorità odierne il lavoro, la famiglia, la vita umana”, ha affermato &lt;strong&gt;Carlo Costalli, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori.&lt;/strong&gt; “La lotta all’emergenza occupazionale è il criterio per giudicare qualunque urgenza e qualunque intervento efficace. E’ il lavoro che deve presiedere in qualunque riflessione politica ad ogni livello: per dare risposte al disagio sociale diffuso, alle moltitudini di giovani che non trovano lavoro, a quanti l’hanno perso. Una riflessione ed un impegno -  ha aggiunto Costalli – non solo sul piano politico, ma di cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità: dal mondo imprenditoriale alle banche, alle organizzazioni sociali”. “Andando verso la Settimana Sociale dei Cattolici Italiani è altrettanto importante sottolineare il ruolo della famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna ed aperta alla vita. E’ forte ed evidente l’esigenza di mettere al centro del dibattito, costantemente e in modo diretto, il tema della famiglia nel desiderio di declinare il tema del bene comune, a partire dai problemi particolarmente urgenti per il Paese, pena il suo ulteriore sfaldamento”, ha continuato Costalli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La Prolusione del card. Angelo Bagnasco sottolinea con vigore come ogni questione economica, che impegna oggi ogni nazione europea, debba includere la difesa della vita umana, quale elemento fondativo di ogni società”, dichiara &lt;strong&gt;Paola Ricci Sindoni, presidente nazionale dell’Associazione Scienza &amp;amp; Vita&lt;/strong&gt;. &lt;br /&gt;“Il Cardinale esprime con estrema chiarezza la convinzione che le evidenti difficoltà dell’economia globale passano attraverso l’emergenza antropologica, così che il valore della vita venga di nuovo posto in primo piano, fuori dalle derive individualistiche che la travolgono. Per ribaltare queste logiche e per continuare a dire sì alla vita e alla necessità di prendersene cura, occorre attivare ogni strumento affinché il tarlo della solitudine, nemico delle relazioni intersoggettive, trama essenziale del vivere sociale, sia sostituito dal rispetto etico e legislativo per ciascuno e per tutti. In questo orizzonte il Cardinale ha ricordato la campagna europea per la raccolta di firme a difesa dell’embrione ed ha allargato l’orizzonte per la protezione della vita in tutte le sue espressioni, indicandola come opzione ineludibile. Il compito dell’Europa è soprattutto quello di riattivare la memoria delle sue fonti originarie, che l’hanno vista fiorire anche grazie al Cristianesimo”.</description><pubDate>Sun, 19 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/pentecosteroma.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>La “faccia” dello Spirito Santo tra i 200.000 di San Pietro</title><subtitle>La “faccia” dello Spirito Santo tra i 200.000 di San Pietro</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/pentecosteroma.aspx</link><description>Che faccia ha lo Spirito Santo? A chi assomiglia? A cosa può pensare l'uomo comune quando pensa allo Spirito Santo? A una colomba, a una fiammella di fuoco, a un vento impetuoso... Ognuno si scelga ciò che evoca di più la forma e l'azione di questo &amp;quot;soggetto&amp;quot; difficile da fissare in una parola, eppure così presente.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;Come era presente ieri e stamattina in piazza San Pietro, tra le centinaia di migliaia di persone che hanno partecipato all'incontro di Francesco con i movimenti, una presenza che si percepiva guardando i volti di questo popolo variopinto e multietnico. Il Papa li ha accolti e insieme li ha sfidati, li ha ringraziati perché sono &amp;quot;un dono e una ricchezza per la Chiesa&amp;quot;, alleati preziosi della nuova evangelizzazione, e li ha messi in guardia dal chiudersi nell'orticello rassicurante del proprio gruppo, &amp;quot;in strutture caduche che hanno perso la capacità di accoglienza&amp;quot;.  &amp;quot;Lo Spirito Santo... ci salva dal pericolo di una Chiesa gnostica e di una Chiesa autoreferenziale, chiusa nel suo recinto&amp;quot; e &amp;quot;ci spinge fino alle periferie esistenziali per annunciare la vita di Gesù Cristo&amp;quot;.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;Poche parole, come usa fare Francesco, ma che vanno dritte al fondo della questione: cosa davvero può rispondere al desiderio di felicità che abita nel cuore di ogni uomo? La risposta non sta in una formula teologica, sta nell'incontro con una Persona.  E chi l'ha incontrata, non può fare a meno di offrire il tesoro che gli è stato regalato a quelli che gli stanno a fianco.​&lt;/div&gt;
​</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/papapentecoste.JPG" length="" type="image/JPG" /><pubDate>Sat, 18 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Giorgio Paolucci</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/duegiornidalPapa.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>«Io credo!»: in 100mila alla veglia con Papa Francesco</title><subtitle>«Io credo!»: in 100mila alla veglia con Papa Francesco</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/duegiornidalPapa.aspx</link><description>&lt;p&gt;Sono attese oltre 120mila persone in piazza San Pietro e anche lungo via della Conciliazione per l'incontro che nel tardo pomeriggio vedrà protagonista papa&lt;br /&gt;Francesco e i movimenti, le nuove comunità, le associazioni e&lt;br /&gt;le aggregazioni laicali in vista della celebrazione domani&lt;br /&gt;della Pentecoste. La stima sul numero di presenze è però per difetto, perchè si ritiene che possano essere molte di più le persone, specie giovani, che si concentreranno nella zona. Sono 150 a ora le realtà indicate come partecipanti a questo incontro durante il quale ci saranno anche alcune testimonianze e domande rivolte al Pontefice, il quale risponderà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già dalle prime ore di questa mattina è cominciato l'afflusso di gruppi che prendono posizione in piazza e che inoltre sono in pellegrinaggio alla tomba di San Pietro, e lo saranno anche domani, giorno di celebrazione della Pentecoste. È attesa folla anche nelle zone attigue alla piazza principale che guarda la Basilica, e questo induce a pensare che alla fine il nuemero di presenze andrà ben oltre la stima di queste ore. È previsto che papa Francesco parli poco dopo le 18:30. Un corridoio centrale di transenne è stato predisposto lungo via della Conciliazione, così da dare ordine all'afflusso e al tempo stesso garantire zone libere per ogni&lt;br /&gt;evenienza e soccorsi, e anche per un eventuale transito della 'papamobilè anche in quell'area oltre che lungo gli abituali corridoi di piazza San Pietro. Le misure di sicurezza nella zona sono state intensificate, i cestini nell'area sono stati sigillati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalle 15 in piazza San Pietro inizierà l’animazione spirituale e musicale con il gruppo del Gen Verde, 150 coristi di vari movimenti e la conduzione di Lorena Bianchetti. Sette le testimonianze che si succederanno nell’attesa dell’incontro vero e proprio col Papa, alle 18. Dopo l’intronizzazione della Vergine &lt;em&gt;Salus Populi Romani&lt;/em&gt;, il giornalista irlandese John Waters e il medico e politico pachistano Paul Batthi, fratello di Shahbaz ucciso due anni fa dai fondamentalisti islamici, porteranno la loro particolare testimonianza. Francesco poi risponderà a domande di rappresentanti di alcune realtà presenti al pellegrinaggio.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;Domani, solennità di Pentecoste, la piazza tornerà a riempirsi per la Messa alle 10.30 celebrata dal Papa e conclusa con il Regina Coeli.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Movimenti e associazioni. protagonisti dell'annuncio&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;Giacomo Gambassi)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Sono «uno dei frutti più evidenti del Concilio» e dell’impulso che il Vaticano II «ha voluto dare ai cristiani laici per riprendere con entusiasmo e forza la loro presenza nel mondo contemporaneo». Nell’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI in occasione dei cinquanta anni dall’apertura dell’assise ecumenica, i movimenti, le nuove comunità, le associazioni e le aggregazioni laicali hanno un posto di rilievo. E la loro Giornata che si tiene oggi e domani vuole «dare voce alla multiforme e variegata voce di così tante realtà ecclesiali», ha spiegato l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, nella presentazione dell’evento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cambiano i nomi e gli strumenti «che esprimono la ricchezza dello Spirito distribuita nei carismi degli iniziatori», ma «l’obiettivo e le finalità restano identiche e comuni a tutti: portare la gioia del Vangelo a ogni persona», ha sottolineato Fisichella. E proprio perché queste realtà sono «il segno della presenza dello Spirito di Cristo Risorto che guida la sua Chiesa», ha chiarito il presidente del dicastero vaticano, è stata scelta come data dell’incontro quella della Pentecoste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto, aveva scritto Benedetto XVI nella lettera apostolica &lt;em&gt;Porta fidei&lt;/em&gt; con cui ha indetto lo speciale Anno, «la Chiesa nel giorno di Pentecoste mostra con tutta la sua evidenza la dimensione pubblica del credere e dell’annunciare senza timore la propria fede a ogni persona».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’impegno pubblico è spesso dimensione portante di movimenti, nuove comunità, associazioni e aggregazioni laicali. «Tutte queste realtà – ha affermato Fisichella – esprimono a pieno titolo l’impegno per la nuova evangelizzazione e trovano in questa espressione di Giovanni Paolo II il fondamento della loro azione ecclesiale e la motivazione per la testimonianza quotidiana».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo slogan della Giornata è &lt;em&gt;Io credo! Aumenta in noi la fede.&lt;/em&gt; «Ognuno nella fede è chiamato a pronunciare in prima persona la sua adesione a Cristo e alla Chiesa – ha spiegato l’arcivescovo –. Molti giovani, uomini e donne in queste realtà ecclesiali spesso hanno ritrovato non solo la fede un tempo perduta per strada o divenuta sterile, ma hanno compiuto una vera conversione di vita. La fede, comunque, è anche un atto comunitario. È un &amp;quot;noi&amp;quot; che si carica del valore della comunità che è in primo luogo la Chiesa». Ed è anche uno dei tratti dell’Anno della fede che papa Francesco – nell’incontro con i rappresentanti delle Chiese e delle altre religioni lo scorso 20 marzo – ha definito «un pellegrinaggio verso ciò che per ogni cristiano rappresenta l’essenziale: il rapporto personale e trasformante con Cristo». E , ha evidenziato Francesco, «nel desiderio di annunciare questo tesoro perennemente valido agli uomini del nostro tempo, risiede il cuore del messaggio conciliare». Di cui le realtà ecclesiali che da oggi si ritrovano intorno alla tomba di Pietro sono una delle feconde espressioni.&lt;/div&gt;</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/tuttipapa.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/separati-porte-aperte-nella-chiesa.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Porte aperte al cuore ferito dei separati</title><subtitle>Porte aperte al cuore ferito dei separati</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/separati-porte-aperte-nella-chiesa.aspx</link><description>&amp;quot;Il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica. Vi incoraggio a rimanere uniti alle vostre comunità». Parole di svolta, quelle pronunciate lo scorso anno da papa Benedetto XVI alla giornata conclusiva dell’Incontro mondiale delle famiglie di Milano, nei confronti di separati e divorziati. Parole importanti che, se da un lato hanno confermato la bontà dell’impegno pastorale della Chiesa italiana, da anni impegnata a diffondere una linea di accoglienza e di sollecitudine nei confronti delle famiglie disgregate, dall’altro hanno indicato anche ai dubbiosi e ai tiepidi quanto sia importante allargare il cuore delle nostre comunità e avviare iniziative concrete a favore delle persone che portano sulla propria pelle le ferite del fallimento matrimoniale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soltanto in Italia, ogni anno, ci sono oltre trecentomila persone che, tra separazioni e divorzi, sperimentano quanto sia pesante accettare le conseguenze di un progetto che si infrange e trascina in un vortice di sofferenza e talvolta di disperazione progetti di vita costruiti negli anni con impegno e sacrificio. Le decine e decine di episodi di cronaca di questi ultimi anni, contrassegnati da esplosioni di violenza da parte di padri separati che non accettano la nuova condizione di marginalità all’interno della famiglia, confermano quanto sia urgente un accompagnamento che, accanto agli aspetti umani e sociali, sappia offrire sostegni spirituali e nuove prospettive di fede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa prospettiva si inquadra, tra le varie iniziative locali, la «lettera agli sposi che vivono in stato di separazione, divorzio e nuova unione» scritta nei giorni scorsi dal&lt;strong&gt; vescovo di Albano e presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede&lt;/strong&gt;, l’annuncio e la catechesi, Marcello Semeraro. Parole che segnano il cammino della diocesi laziale sul fronte dei separati e dei divorziati, ormai da sedici anni «una delle esperienze più commoventi e interessanti» di vicinanza alla famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il titolo della lettera, «Attraversare la porta della fede con cuore ferito», indica con efficacia la situazione spirituale di chi si trova a vivere una condizione in cui si intrecciano delusione e rabbia verso tutto quel mondo di aspettative e di speranze finito in frantumi con il fallimento coniugale. In questo baratro di macerie sentimentali e di sicurezze che si sfaldano c’è spesso anche la fede. Amore e infinito sono un binomio indivisibile. Quando viene meno uno dei due pilastri, anche l’altro vacilla e rischia di franare, rendendo così difficoltoso e amaro il passaggio alla nuova condizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; «La porta – scrive Semeraro – diventa così un simbolo della nostra vita. Una vita fallita è come una porta sbarrata». Ma la porta è anche il luogo dove il Signore ci raggiunge e dove è possibile aprire il nostro cuore nel colloquio con lui e nella preghiera, soprattutto quando l’angoscia e il turbamento – sentimenti spesso dominanti tra le persone separate e divorziate – sembrano prendere il sopravvento. Prendendo spunto da quanto scrive il poeta spagnolo Miguel Hernandez, il vescovo di Albano ricorda che le ferite della vita, comprese in quel grande e misterioso affresco che si compone di vita e di morte, segnano sempre anche il cammino dell’amore. «Non c’è amore senza dolore, perché l’amore si alimenta con il dono di sé. Ed è poi lo stesso amore – annota Semeraro – che rende nobile il dolore, lo trasforma perché permette all’uomo di assumerlo e superarlo». Un auspicio che il vescovo di Albano rivolge a tutti coloro che vivono nella sofferenza della disperazione, perché si rivolgano con fiducia al Signore, per stare insieme a Lui «a parlare insieme un po’ sull’uscio».</description><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Luciano Moia</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/associazioni-e-movimenti-dal-papa-intervista-cardinale-Rylko.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>«Alla scuola di Francesco»</title><subtitle>«Alla scuola di Francesco»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/associazioni-e-movimenti-dal-papa-intervista-cardinale-Rylko.aspx</link><description>Per due giorni piazza San Pietro torna a essere un grande cenacolo a cielo aperto. Come nel 1998 e nel 2006, i due precedenti della Giornata dei movimenti, delle associazioni e delle aggregazioni laicali, che oggi e domani raccoglierà intorno al Pontefice oltre 100mila pellegrini da tutto il mondo e che sarà uno dei grandi eventi dell’Anno della fede. Insomma, quella del 2013 sarà una Pentecoste «speciale», come sottolinea il presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, cardinale &lt;strong&gt;Stanislaw Rylko&lt;/strong&gt;, in questa intervista ad &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt;. Ma anche e soprattutto «una grande festa di famiglia», perché proprio a Pentecoste «la Chiesa festeggia il suo &amp;quot;compleanno&amp;quot;» e «torna idealmente nel cenacolo per riscoprire l’ardore della missionarietà alla quale ci invita Papa Francesco». Così, afferma il porporato, «insieme ai membri dei movimenti tutti dobbiamo sentirci coinvolti nell’azione di annuncio del Vangelo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Eminenza, il beato Giovanni Paolo II definì i movimenti «una primavera dello Spirito». Oggi è ancora valida quella definizione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Più che mai. Tutti i pontefici, da Paolo VI a Benedetto XVI, ci hanno insegnato a riconoscere nell’esplosione dei movimenti una sempre nuova Pentecoste, un dono dello Spirito per la Chiesa e per l’umanità. E dunque un segno di speranza. Per questo la veglia e la festa di Pentecoste costituiscono per loro il momento ideale per ritrovare il significato della propria missione, cioè essere espressione di questa missionarietà della Chiesa che è nata nel cenacolo di Pentecoste. Mi piace ricordare che nella &lt;em&gt;Novo millennio ineunte&lt;/em&gt; Giovanni Paolo II insisteva sul fatto che la Chiesa deve sempre ritornare al cenacolo per attingere qualcosa dall’ardore della predicazione apostolica che ha seguito quell’evento. La Chiesa, infatti, è sempre affamata dello slancio che solo lo Spirito può dare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E ora su questo cammino si innesta la presenza di Papa Francesco. C’è una novità nel suo magistero, rispetto alla presenza e all’opera di movimenti e associazioni nella Chiesa?&lt;/strong&gt;Ho molto apprezzato una delle omelie mattutine di Papa Francesco, in cui il Santo Padre ha messo in guardia dal rischio di fare resistenza allo Spirito Santo. Egli porta sempre la novità e dunque ci sorprende con i nuovi orizzonti che apre davanti alla Chiesa. C’è, però, il pericolo che noi – abituati ai vecchi modi di fare – possiamo opporre resistenza, preferendo anteporre le nostre logiche umane. Perciò il Santo Padre ci ha ricordato che lo Spirito Santo non si può addomesticare, penso sia un insegnamento molto importante. Anche in questo momento storico, dunque, dobbiamo essere sempre pronti all’ascolto di ciò che lo Spirito Santo dice alla Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E in definitiva che cosa dice?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Lo Spirito ci parla oggi attraverso il nostro Pontefice, che non si stanca di ripetere che i cristiani devono uscire da se stessi per portare Cristo verso tutte le periferie geografiche ed esistenziali. Gesù, infatti, bussa non solo dal di fuori per entrare sempre più nella vita dell’uomo e della Chiesa, ma anche dal di dentro per poter uscire e salvare il mondo. E qui io vedo in particolare il ruolo dei laici, anche quelli che sono membri dei movimenti e delle aggregazioni laicali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come possiamo qualificare la loro missione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ricordato che la missione è di tutta la Chiesa, e non solo di gruppetti di specialisti, possiamo però sottolineare che le nuove realtà ecclesiali e i nuovi carismi che lo Spirito Santo suscita non sono altro che «laboratori della fede» in cui tanti uomini e donne del nostro tempo ritrovano la fede come una perla preziosa per cui vale la pena di donare tutto, e riscoprono la bellezza dell’essere cristiani. Questo è veramente un grande dono. E dunque, pur essendo realisti nel guardare il mondo di oggi e le sfide che esso lancia alla Chiesa, dobbiamo riconoscere che lo Spirito – anche tramite questi nuovi carismi – ci dà le giuste risposte, suscitando ambienti in cui nascono cristiani convinti e maturi nella fede. Perciò, più che prestare ascolto alle voci dei profeti di sventura, apriamoci alla luce di speranza che viene dallo Spirito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;C’è una differenza tra l’incontro di questi giorni e quelli del 1998 con Giovanni Paolo II e del 2006 con Benedetto XVI?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In effetti questo incontro ha un carattere diverso, perché si inscrive nell’Anno della fede. In quelli del passato erano stati messi al centro i nuovi carismi, da conoscere e da valorizzare. Oggi e domani, invece, sotto i riflettori c’è la fede che viene messa in discussione in tanti ambienti e Paesi e che bisogna assolutamente riscoprire, vivendola, celebrandola e trasmettendola alle future generazioni. In quest’ottica i movimenti si presentano come strumenti provvidenziali per confermare i fratelli nella fede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Eppure, quando Giovanni Paolo II li riunì per la prima volta, la sua fu considerata una specie di &amp;quot;scommessa&amp;quot;. Oggi com’è la situazione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Anche oggi i movimenti continuano a essere una sfida nella Chiesa. Comunque, grazie al cammino percorso durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ci sono state nuove aperture da parte di tanti pastori che forse prima erano un po’ prudenti, ma che poi hanno visto i nuovi carismi come una risposta valida che non viene dalle commissioni per la pastorale ma dall’alto, cioè dallo stesso Spirito Santo. Questo ci hanno insegnato Papa Wojtyla e Papa Ratzinger. Ora Papa Francesco con il suo invito a non opporre resistenza ricorda che lo Spirito stesso ci offre diversi mezzi efficaci. Spetta a noi farne buon uso. Inoltre questi incontri hanno un ulteriore effetto positivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quale?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quello di mostrare la sinfonia dei carismi, l’unità nella diversità. Personalmente resto sempre molto colpito da questo, e l’ho vissuto in maniera tangibile sia nell’incontro del 1998, sia in quello del 2006. Vedere questa straordinaria diversità dei carismi che si compongono nella comunione della Chiesa è davvero bellissimo. E in questa unità un ruolo particolare viene svolto dalla persona del successore di Pietro, perché i movimenti hanno come loro caratteristica principale l’apertura universale. Sono cioè capaci di andare fino ai confini del mondo, di animare la vita di persone di diverse culture, razze e Paesi. Ma tutti fanno riferimento al principio di unità rappresentato dal Papa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;È dunque finita l’epoca di talune contrapposizioni?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente sì. E questo è uno dei frutti del percorso che abbiamo già fatto. All’inizio non era facile perché era una novità che ci ha colto di sorpresa un po’ tutti. Adesso invece si vede che lo spirito di comunione è molto maturato sia all’interno di quelle realtà, sia come sguardo amico e preziosa collaborazione tra i diversi movimenti. Il tutto grazie all’azione dello Spirito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Che cosa rimane da fare?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ciò che è fondamentale è non rimanere sordi alla voce dello Spirito, perché lo Spirito non si addormenta mai, è sempre all’opera e dà risposte tempestive. Siamo noi a essere un po’ testardi, attaccati ai nostri vecchi metodi. Invece di opporre resistenza, occorre mettersi in ascolto, un ascolto umile e docile. Lo Spirito ci invita sempre a cambiare i nostri progetti, perché non sono mai un dogma. Ciò che conta sono i suoi progetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E ai laici &amp;quot;di parrocchia&amp;quot;, quelli che non appartengono ad alcun movimento, che cosa dice l’esperienza dei nuovi carismi?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Penso che la cosa fondamentale di cui un cristiano per così dire &amp;quot;medio&amp;quot; oggi abbia bisogno è vedere con i propri occhi che si può vivere il Vangelo anche nella sua dimensione radicale. E che questo non solo è possibile, ma è anche bello e dà gioia. Anch’io non appartengo ad alcun movimento, ma quando li incontro approfitto della loro testimonianza. E cioè: vale la pensa di essere cristiani. Un messaggio che può aiutare tutti gli uomini e le donne del nostro tempo.</description><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Mimmo Muolo</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/movimenti-e-associazioni-dal-papa-aria-di-pentecoste-pierangelo-sequeri.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Oltre le abitudini cristiani rigenerati</title><subtitle>Oltre le abitudini cristiani rigenerati</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/movimenti-e-associazioni-dal-papa-aria-di-pentecoste-pierangelo-sequeri.aspx</link><description>La parrocchia, i movimenti. Certo. E anche le libere associazioni laicali, previste dal diritto canonico. E poi le forme della vita consacrata, che stanno sulla dorsale del paradosso e dell’inquietudine, dell’azzardo e della sapienza evangelica, della quale non si deve scipire il sale, aggiustandosi giudiziosamente sull’indolore conciliazione degli opposti. «Sono venuto per guarire i peccatori». «Sono venuto per dividere i padri e i figli». «Il mondo non può capire, perciò non può amarvi». «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Papa ha stigmatizzato questo annacquamento della bellezza e della trasparenza della tensione evangelica che deve abitare le forme-di-chiesa, impiegando il folgorante ossimoro della «mondanità spirituale», ricevuto da un coltissimo teologo gesuita e grande maestro di spirito, Henri de Lubac. Papa Francesco, con quella sua soave ruvidezza, con la quale trapana il nostro levigato gergo ecclesiasticamente corretto, non ha esitato a parlare di «clericalismo ipocrita» (che avvolge anche i laici) e di «cristiani da salotto» (che non esclude i consacrati). Questa mondanità spirituale consiste essenzialmente nell’imborghesimento del proprio rispettabile status ecclesiastico, e nella ricerca di aggiustamento mondano delle forme comunitarie, sospinte a modellarsi secondo la logica delle affinità elettive e delle complicità corporative, dei club esclusivi e delle clientele selezionate. Profili che il mondo riconosce come ovvia conformazione alle ragioni dell’interesse di parte e del privilegio di casta. Questa deriva mondana è la più pericolosa, perché mantiene l’aura spirituale di una compiaciuta &amp;quot;distinzione&amp;quot; religiosa. Dissimula lo svuotamento dello spirito evangelico nella vischiosità di rapporti che il mondo giudica corretti e di opere che il mondo giudica utili. La mondanità spirituale può avere un’aria molto distinta e per bene, ma di certo rende indistinta la differenza dello stile evangelico. La conseguenza più grave – la più temibile per il cristianesimo – è nel fatto che questo stile della forma ecclesiale, addomesticato al mondo ed estraneo agli uomini, si chiude proprio per coloro che devono essere irradiati e toccati, liberati e salvati dalla misericordia e dalla tenerezza di Dio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù ha continuamente infranto le barriere visibili e invisibili di questo ripiegamento religioso, puntando sulla disarmata prossimità di Dio nei molti luoghi della perdutezza dell’uomo. Per questo esistono, in primo luogo, le forme-di-chiesa, con la varietà dei ministeri e dei doni dello Spirito che ne modellano l’appartenenza e l’accoglienza, la missione e l’azzardo, nel grembo dell’unica fede condivisa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mettiamoci pure &amp;quot;la folla&amp;quot;, tra queste forme-di-chiesa. I lettori dei Vangeli sanno bene di cosa parliamo. Gesù, i discepoli, la folla, il popolo, la gente. Qui si raccolgono ascoltatori della Parola che non sanno neppure perché sono lì, che non sanno bene che cosa devono aspettarsi. Eppure, attraverso Gesù e i discepoli, vengono irradiati e anticipati veri sacramenti di salvezza, di conversione, di guarigione, di consolazione. Di qui si fanno avanti gli uomini e le donne che chiedono riscatto dagli avvilimenti della loro vita, dalle ferite delle loro creature. Di qui Zaccheo scende dalla pianta, e Bartimeo lancia il suo grido. Di qui si illuminano le forme-miracolo della fede che va diritta al punto: delle quali non finiremo di commuoverci, e dalle quali non finiremo di imparare. &amp;quot;Fare Chiesa&amp;quot; fino a qui. E lungo tutti i tragitti che stanno in mezzo fra il centro della fraternità con il Signore e le periferie della vita. Per questo il Signore viene nel mondo, per questo i discepoli ci vanno. Non posso impedirmi di pensare (ne sento l’eco) alle parole appassionate di Paolo VI – che vide, per noi, il futuro che è adesso, quando parlava dei «cerchi concentrici» in cui la Chiesa si forma, irradiando l’abbraccio crocifisso del Figlio fino alla distanza più impensabile da Dio (&lt;em&gt;Ecclesiam suam&lt;/em&gt;). O quando indicava nel ripiegamento clericale e nella tiepidezza missionaria della comunità cristiana – a partire dalla parrocchia – l’ingombro maggiore al rinnovarsi della sorpresa evangelica fra gli uomini della città moderna (&lt;em&gt;Evangelii nuntiandi&lt;/em&gt;). L’accidia del seminatore non va messa a carico della sterilità del terreno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che ci sia bisogno di festeggiare per l’invenzione delle forme-di-chiesa che lo Spirito suscita, è un fatto. Dobbiamo esserne più lieti, più desiderosi, più commossi. Invocare appassionatamente, perché questo avvenga, deponendo la nostalgia delle vecchie abitudini. La Chiesa è una. La sua capacità di generare – e di rigenerarsi – in molte forme di vita, la fa vivere. È necessario essere generosi (viene da &amp;quot;generare&amp;quot;!) con il lavoro dello Spirito. Metterci in movimento per esserne all’altezza, non lucrarne una migliore rendita di posizione. Lo Spirito non è destinato soltanto all’edificazione della comunità con molti doni e ministeri. Lo Spirito è destinato a una creatura che «geme e soffre fino a oggi le doglie del parto». E Paolo aggiunge che essa non è sola, perché noi stessi aspettiamo, gemendo con l’intera creazione e animati dalle «primizie dello Spirito», l’adozione a figli e la redenzione del nostro corpo. Si deve vedere e toccare con mano, questo. Non solo parole alate e prediche di circostanza. Capiamo qual è la complicità con lo Spirito e il senso vero dell’animazione ecclesiale? La Chiesa non è semplicemente la regina-madre dei propri figli, è la levatrice dello Spirito per quelli di tutti gli altri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che ci sia bisogno di uno slancio di purificazione dall’inerzia autoreferenziale e dalla competizione tutta mondana delle forme-di-chiesa, è sicuro. La nostra mancanza di fede ha prodotto un tasso di nervosismo del rendimento, di angoscia della perdita, di litigiosità permanente, che ci hanno letteralmente stremati. Nella mondanizzazione della fede, l’appartenenza alla Chiesa si frammenta in appartenenze autocelebrative e rassicuranti, che la requisiscono in proprio. Le parole brucianti di Paolo – «Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice &amp;quot;Io sono di Paolo&amp;quot;, &amp;quot;Io invece sono di Apollo&amp;quot;, &amp;quot;E io di Cefa&amp;quot;» (1Cor 1, 12) – devono letteralmente immergerci in un bagno penitenziale. Esiste un solo fondamento, Gesù Cristo. E ciascuno sia attento anche a &amp;quot;come&amp;quot; costruisce. La regola d’oro è questa. Esiste un solo Signore, e un solo Spirito per molti doni. E il loro sigillo d’oro è «l’utilità comune». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema è dunque una nuova prossimità. Prossimità del Signore, nella prossimità del discepolo: fino alle periferie più dimenticate della città-mondo. Non è la dispersione della Chiesa, è la sua felice disseminazione e seminagione, che abbatte i bastioni dell’autoedificazione, fa crollare i muri divisori fra i credenti, edifica luoghi domestici e ospitali della riconciliazione con Dio, e traccia vie nuove per l’uscita dalla nuova idolatria. Custodire il santuario che consacra il passaggio delle generazioni, abitare il flusso delle folle che cercano Dio sulla strada. L’uomo di Dio che ha ereditato il ministero di Pietro saprà illuminarci con il discernimento che ora è indispensabile per questa conversione. Saremo liberati da un peso. E ci sarà da festeggiare. </description><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Pirangelo Sequeri</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/associazioni-e-movimentid-al-apapap-intervista-ad-abbruzzese.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Quelli che... il cristianesimo è un grande sì</title><subtitle>Quelli che... il cristianesimo è un grande sì</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/associazioni-e-movimentid-al-apapap-intervista-ad-abbruzzese.aspx</link><description>&amp;quot;Quelli dei movimenti? Non sono i miliziani del Papa che vogliono difendere la Chiesa dagli attacchi della modernità. È gente che cerca la vita in abbondanza, che vive il cristianesimo come un grande ’sì’, non come un formulario da rispettare. E vuole sentirsi protagonista, non particella anonima di un gruppo». Il professor &lt;strong&gt;Salvatore Abbruzzese, &lt;/strong&gt;che insegna sociologia dei processi culturali e delle religioni all’università di Trento, è studioso attento di questo fenomeno antico e nuovo per la Chiesa. E ne ha indagato anche i risvolti civili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La fioritura che i movimenti stanno conoscendo testimonia una primavera della Chiesa, proprio in un’epoca in cui essa mostra crepe e cedimenti. Da dove scaturisce questa energia? Di quali ingredienti è fatta? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;È una vitalità che viene dalla capacità di offrire risposte convincenti al desiderio di avere un’identità in una società sgretolata, al bisogno di essere chiamati per nome in un’epoca in cui prevalgono l’anonimato, l’omologazione, l’alienazione. Nelle aziende vige il motto «tutti sono importanti, nessuno è indispensabile». Un motto che vale sempre più spesso anche nella società. Nei movimenti invece viene esaltata l’individualità, la persona è accolta e riconosciuta nella sua specificità e irripetibilità. Vali per quello che sei e comunque tu sei, non perché ricopri un ruolo o sei funzionale a uno scopo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;C’è chi legge i movimenti come una risposta alla crisi della fede di fronte alla modernità, la dimostrazione che è possibile vivere la modernità da credenti senza subirne i limiti. E chi invece li rappresenta come un modo con cui la Chiesa cerca di rinserrare le file, un’esperienza ultimamente difensiva e autoreferenziale. Lei come la vede?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Al contrario di molti colleghi sociologi – e non solo loro, penso ad esempio a un atteggiamento molto diffuso nei media – i movimenti sono azione, non reazione. Cercano e offrono il cristianesimo come qualcosa di propositivo. Per dirla con Benedetto XVI, «un grande sì», e non una serie di regole a cui ci si deve uniformare. In questo senso si collocano totalmente nel solco tracciato da papa Francesco in queste prime settimane di pontificato: incontrare Gesù è motivo di gioia, una gioia che dà corrispondenza al desiderio di felicità presente nel cuore di ogni uomo. Per questo aggregano, anche nelle periferie geografiche ed esistenziali dove la Chiesa istituzionale spesso non riesce ad arrivare o a incidere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Qualcuno rimprovera una certa autoreferenzialità, la tendenza a crogiolarsi nel gruppo perché «è bello stare tra noi», o a diventare tutti uguali, coltivando una sorta di affinità elettiva.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;È un rischio che si corre quando si è incontrato qualcosa che riempie la vita e regala una soddisfazione totale. Occorre tuttavia distinguere tra la rappresentazione coreografica e la dinamica effettiva. Nessun movimento coincide con la sola manifestazione coreografica di sé. Per partecipare occorre un’adesione interiore che matura dall’esperienza di un avvenuto riconoscimento della propria persona. Dobbiamo riconoscere che la loro grande capacità di aggregazione testimonia una dinamica che va molto al di là della coltivazione del proprio orticello. Un’appartenenza a proprio uso e consumo è destinata a durare poco, mi pare che prevalga la tensione a offrire il tesoro che si è scoperto. In questo senso, i movimenti sono una grande risorsa per la nuova evangelizzazione evocata dagli ultimi tre pontefici. Quanto alla tentazione di quella che lei chiama affinità elettiva, studiando da vicino i movimenti ho incontrato tipi umani assolutamente diversi tra loro più che «cloni cattolici» o soldati della fede resi uguali dal fatto di indossare la medesima uniforme. L’affinità elettiva non regge all’urto con la realtà se non è alimentata da un’adesione libera e responsabile e da una pratica religiosa personale e intensa. Per capire cosa regge l’esperienza di un movimento non ci si può limitare a cogliere i momenti di festa, i balletti, le braccia alzate al cielo, ma considerare l’energia che proviene dalla pratica della preghiera, dalla frequenza ai sacramenti, dallo studio e la meditazione delle Scritture, dal confronto tra la fede e le sfide poste dalla realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I movimenti nascono e si alimentano da un carisma, che spesso è incarnato da una persona. Non c’è il rischio che questo degeneri fino a trasformare questa persona nel vero riferimento?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Troppo spesso il cristianesimo viene ridotto a dottrina, dimenticando che si è diffuso grazie alla testimonianza di persone. Alcune hanno ricevuto un dono particolare, il carisma appunto, che le rende affascinanti, capaci di calamitare interesse fino a diventare una sorta di centro affettivo. Certo, la storia delle congregazioni e degli ordini religiosi è percorsa da incomprensioni e dissidi con la Chiesa. Basti pensare alla vicenda del poverello di Assisi. Ma non dimentichiamo che nella regola diffusa si diceva che i frati obbediscono a Francesco, e Francesco obbedisce al Papa. L’autenticità di un movimento si misura dal fatto che il fondatore o chi lo guida non si propone come riferimento ultimo, ma indica Qualcosa di più grande a cui guardare. In questo senso è esemplare la vicenda di alcuni grandi fondatori che hanno vissuto tensioni con l’autorità ecclesiastica (penso a Chiara Lubich, a Giussani, ad Arguello), nelle quali però è sempre prevalso il riferimento ultimo a Pietro e che hanno generato un senso di appartenenza profonda alla Chiesa. Nel primo incontro con i movimenti, nel 1998, Giovanni Paolo II ha ricordato che carisma e istituzione sono &amp;quot;coessenziali&amp;quot;, e Benedetto XVI lo ha sottolineato più volte. Il fondatore non vuole introdurre sostanziali novità, piuttosto testimonia e indica un modello di vita che rende l’appartenenza religiosa più «calzante» rispetto alla vita quotidiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Qual è la valenza civile dei movimenti? Quale messaggio inviano al mondo laico?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La loro valenza civile emerge nelle opere che producono, nella capacità di aggregazione trasversale – tutt’altra cosa rispetto ai partiti che aggregano in base a ideologie o progetti politici –, nell’humus che contribuiscono a formare, nelle reti di relazione che creano. Ma più ancora delle opere e delle reti di relazione, i movimenti contribuiscono a strutturare in modo radicalmente diverso la percezione dell’altro. L’altro mi è necessario, ogni vera identità si realizza in una relazione. La differenza con i movimenti politici non potrebbe essere più radicale: in politica chi non appartiene al proprio partito – nella maggior parte dei casi – è qualcuno che, avendo compiuto una scelta diversa, è inevitabilmente avversario. Un tale atteggiamento nei movimenti religiosi è inaccettabile, in quanto chi non aderisce persegue un cammino diverso che solo Dio conosce, lasciare la porta aperta non è cortesia, ma un dovere. Sono convinto che la ricchezza di movimenti religiosi di cui l’Italia può beneficiare – con i loro momenti di preghiera, le loro opere e la loro rete – sia uno degli elementi che spiegano perché il nostro tessuto sociale &amp;quot;tiene&amp;quot; più che altrove, anche in tempi di crisi economica e di frammentazione politica.</description><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Giorgio Paolucci</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/santuario-di-bonaria-cagliari-la-devozione.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Francesco e il santuario di Bonaria</title><subtitle>Francesco e il santuario di Bonaria</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/santuario-di-bonaria-cagliari-la-devozione.aspx</link><description>Alle sei e un quarto di sera il sacrestano accende le candele sotto all’altare della Madonna. Dalla città i fedeli arrivano alla spicciolata. Quando inizia il Rosario sono in tanti, fra i banchi, in una sera di maggio. Le Ave Marie colmano la navata sotto alla statua della Madonna, serafica e regale con il suo Bambino in braccio che regge come un giocattolo, nelle mani paffute, il mondo. Poi, quando dalla penombra della chiesa aragonese esci all’aperto, in basso, in fondo alla grande scalinata chiara ti si para davanti il blu profondo del Mediterraneo: come disteso ai piedi di una regina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Madonna di Bonaria è la patrona della Sardegna, da secoli profondamente amata dagli isolani. Qui verrà il Papa il prossimo 22 settembre, come ha promesso. «È andata così – racconta con semplicità il rettore del santuario, il Mercedario padre Giovannino Tolu, 73 anni, che vive qui con sette fratelli – dalla città di Buenos Aires ci avevano chiesto una copia della statua della nostra Madonna. Nel frattempo i vescovi sardi erano in partenza per la visita &lt;em&gt;ad limina&lt;/em&gt; a Roma. Noi del convento abbiamo imbarcato la statua su un traghetto, e mercoledì all’alba eravamo in San Pietro. C’era così tanta gente, e non sapevamo neanche come passare. Infine siamo riusciti a entrare in Vaticano, e Papa Francesco ha benedetto la statua. E, ben sapendo che il nome della città di Buenos Aires fu dato dai conquistadores spagnoli in onore della nostra Madonna di Bonaria, ha promesso: &amp;quot;A settembre, verrò&amp;quot;». Mancava però la data esatta... Fino a ieri: ricevendo i nove vescovi dell’isola, Francesco si è rivolto a monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari: «Vi andrebbe bene domenica 22 settembre?». È stato lui, il Papa, a chiedere la disponibilità dei vescovi sardi, non viceversa: «Un gesto di attenzione e di delicatezza indicibile», commentava ieri Miglio alla Radio Vaticana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Papa Francesco andrà dunque a visitare una Madonna di mare, che dal mare è venuta, e dal mare da secoli protegge e salva chi la invoca. La tradizione è affascinante. Il 25 marzo 1370 una nave proveniente dalla Spagna al largo di Cagliari si trovò in una terribile tempesta. Il capitano ordinò che si gettasse tutto il carico, nel disperato tentativo di salvare l’equipaggio. Di quanto venne buttato a mare, solo una grande cassa di legno restò a galla. La nave, ingovernabile al timoniere, si mise da sé a seguire la rotta tracciata dalla cassa misteriosa e approdò così, salva, a Cagliari. Ma quella cassa era pesantissima, e dalla spiaggia nessuno la riusciva a spostare. Solo i frati Mercedari, insediati nel convento della cittadella fortificata aragonese, riuscirono a sollevarla e a aprirla. Dentro, c’era una bellissima statua della Madonna col Bambino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Madonna venuta dal mare divenne rapidamente cara ai sardi dei tempi antichi, per i quali il mare rappresentava soprattutto un’insidia, solcato com’era dai Mori. E il rapporto di amore e timore con quel mare color blu profondo si snodò, nei secoli, attorno a questa Madonna. Lo testimoniano le centinaia e centinaia di ex voto d’argento che costellano l’ingresso del santuario; e gli ex voto dei poveri, dipinti a mano, nel museo. Mille rappresentazioni di navi sul punto di essere sommerse dai flutti, e miracolosamente salve; e ancore, e bussole, e remi. (Nel museo c’è perfino un remo fatto con un osso di bue, col quale un naufrago riuscì a arrivare a terra; e fa pensare come quei lontani naufragi ci siano oggi ancora contemporanei, nelle tragedie dei clandestini).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la reliquia che più colpisce è la cassa, la grossa cassa di legno di faggio e carrubo che, secondo la ricognizione canonica del vescovo monsignor Rossello del 1529, custodiva la misteriosa statua. Il legno è spesso cinque centimetri, e ancora robusto, anche se qua e là consunto da mille e mille mani che lo toccarono e ne strapparono schegge come reliquie. Da dove veniva, dove doveva andare quella Madonna, dalla Spagna? Il mare, comunque, la depositò sotto alla collina di Bonaria, cioè dell’«aria buona».&lt;br /&gt;Nel Settecento il piccolo santuario aragonese fu affiancato da una basilica, grande abbastanza per accogliere la folla che accorreva nei giorni di festa. E ora il santuario con la sua antica torre aragonese se ne sta come appoggiato alla basilica; cuore antico di Cagliari che, sotto, si allarga con il suo porto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Madonna di Bonaria è andata in giro in questi decenni, forse a cercare chi tardava a andarla a trovare. Nel chiostro sono esposte le immagini della &lt;em&gt;peregrinatio&lt;/em&gt; del 1948 per i villaggi dell’isola: una Sardegna antica, rurale, con le donne in nero, le bambine in bianco con le ali da angelo, e la statua sui carri trainati dai buoi. In anni recenti invece la Madonna ha compiuto il periplo dell’isola, viaggiando per mare.&lt;br /&gt;Chi viene a trovarla, oggi, sale pochi scalini dietro all’altare e arriva proprio davanti a lei, chiusa nella teca di cristallo in cui è protetta dalle troppe mani che la vorrebbero accarezzare. E noti che il manto dorato, nei secoli, da quelle mani è stato consunto, e che perfino da una fessura della teca qualcuno ha infilato suppliche, fittamente scritte a mano. I fedeli salgono, sostano e ridiscendono, dopo avere a lungo fissato quel volto sereno, quella mano che regge una candela accesa come, narra la leggenda, già faceva la statua che venne dal mare, quando fu aperta la cassa. (La struttura di questo altare ricorda quella del santuario di Montserrat, dove pure i fedeli salgono all’altare, a toccare. Il vincolo della Sardegna con la Spagna è antico, e ritorna, nei secoli, perfino nel modo di pregare).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cosa chiede il popolo della Sardegna, a questa sua Madonna? Grazie, e guarigioni, e speranza, come testimoniano gli ex voto, anche recenti. Come quello del ciclista Davide, che ringrazia perché nel 2010 si svegliò da cinque settimane di coma; come quello della bambina Gloria, che pure riaprì gli occhi dieci giorni dopo un grave incidente, quando ormai si cominciava a disperare. L’abbondanza di ex voto, di stampelle ormai inutili, di gioielli donati per grazia ricevuta che costellavano le antiche vesti della Madonna, impressiona. Impressiona, questo infinito ripetersi di «grazie!» sui muri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel convento dei Mercedari c’è l’appartamento detto dei Papi. Un salotto, una sobria camera da letto. Di qui sono passati tutti gli ultimi pontefici: Paolo VI nel 1970, Giovanni Paolo II nel 1985, Benedetto XVI nel 2008. Francesco ora ha promesso, e qui lo aspettano. Lo aspetta il santuario chiaro che da lontano annuncia ai naviganti che la Sardegna è vicina, con un porto sicuro; quello dove nei secoli sono approdati tanti vascelli e navi miracolosamente reduci da tempeste; e dove, grati, i naviganti hanno lasciato alla Madonna i loro tesori.</description><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Marina Corradi</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/bagnasco-lavoro-lama-tagliente.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Bagnasco: il lavoro è una lama tagliente nella carne della gente </title><subtitle>Bagnasco: il lavoro è una lama tagliente nella carne della gente </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/bagnasco-lavoro-lama-tagliente.aspx</link><description>&lt;p&gt;&amp;quot;Qual è la domanda che deve presiedere qualunque riflessione politica, a qualunque livello e anche ad ogni altro livello di responsabilità? E qual è la lama più penetrante e tagliente nella carne della gente oggi?”. Sono domande poste, stamattina, dall‘arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, in occasione di un convegno, a Genova, sui 75 anni dell‘ospedale Giannina Gaslini. Per il porporato, “il criterio per giudicare qualunque urgenza e intervento efficace è il lavoro”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi economica ha avuto, tra le sue conseguenze più drammatiche, l‘aumento dei suicidi. “Sono tutti segnali tragici, che possono avere un denominatore comune, che riguarda un certo disagio generale rispetto alla situazione attuale, che dobbiamo guardare con realismo seppur con grande fiducia”. Parlando della tenuta del Governo e dell‘accordo tra Pd e Pdl il cardinale ha osservato: “È quello che auspichiamo tutti. Il verdetto delle urne è stato chiaro, pur nella sua complessità, ed ora la gente ha diritto a un governo stabile ed efficace”. &lt;/p&gt;</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/bagnasco90.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/merkel-ricevuta-in-visita-privata-da-papa-francesco.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>Merkel dal Papa Colloquio su Europa e solidarietà</title><subtitle>Merkel dal Papa Colloquio su Europa e solidarietà</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/merkel-ricevuta-in-visita-privata-da-papa-francesco.aspx</link><description>&lt;div&gt;Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, è stato ricevuto in udienza dal Papa nel palazzo apostolico. L'incontro è durato 46 minuti, riferisce la Sala stampa vaticana. La situazione sociopolitica, economica e religiosa in Europa e nel mondo alcuni dei temi che sono stati trattati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, come ragguaglia la nota della Sala stampa vaticana, &amp;quot;è stata ricordata la lunga storia dei rapporti che intercorrono tra la Santa Sede e la Germania, soffermandosi su temi di comune interesse&amp;quot;. Come &amp;quot;si è parlato della tutela dei diritti umani, delle persecuzioni nei confronti dei cristiani della libertà religiosa e della collaborazione internazionale per la promozione della pace&amp;quot;. Non è poi mancato &amp;quot;uno scambio di vedute sull'Europa - dice la nota- quale comunità di valori e sulla sua responsabilità nel mondo, auspicando l'impegno di tutte le componenti civili e religiose a favore di uno sviluppo fondato sulla dignità della persona e ispirato ai principi della sussidiarietà e della dignità&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo l'udienza con il Papa, Angela Merkel si è incontrata con monsignor Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, dal momento che il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, si trova in&lt;br /&gt;Spagna. Merkel ha spiegato di aver voluto incontrare il Pontefice prima della campagna elettorale in Germania. Durante il volo aereo il Cancelliere ha fatto sapere di avere letto con grande interesse il libro intervista che Bergoglio fece quando era arcivescovo di Buenos Aires e di essere rimasta colpita dal fatto che entrambi hanno vissuto sotto la dittatura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insieme alla Merkel una delegazione di 15 persone. All'incontro era presenta anche monsignor Georg Ganswein. Quindi lo scambio dei doni. Il Cancelliere, conoscendo le passioni letterarie del Papa, gli ha regalato tre volumi originali di Friederich Holderlin, uno tra i più grandi poeti tedeschi della letteratura mondiale. Inoltre la Merkel ha donato a Papa Francesco 107 cd di Furt Wangler, compositore tedesco. Porgendogli il dono Merkel ha scherzato: &amp;quot;Non so se troverà il tempo di ascoltarli tutti&amp;quot;. Il Pontefice ha regalato alla Cancelliera tedesca due medaglie. Al termine dell'incontro in Vaticano il Cancelliere tedesco ha tenuto una conferenza stampa al collegio teutonico durante la quale ha evidenziato la convinzione che &amp;quot;l'economia dovrebbe servire all'uomo&amp;quot;.&lt;/div&gt;</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/6c28e32fd6_37747989.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/papa-incontra-movimenti-e-associazioni-mondo-piu-di-150mila-in-piazza-san-pietro-.aspx</guid><category>Chiesa</category><title>​«La Chiesa non abbia paura di uscire da se stessa»</title><subtitle>​«La Chiesa non abbia paura di uscire da se stessa»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/papa-incontra-movimenti-e-associazioni-mondo-piu-di-150mila-in-piazza-san-pietro-.aspx</link><description>&lt;p&gt;&amp;quot;Quando la chiesa diventa chiusa, si ammala. Pensate ad una stanza chiusa per un anno, una chiesa chiusa è ammalata, la chiesa deve uscire verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano. Preferisco mille volte una Chiesa incidentata, piuttosto che chiusa e malata&amp;quot;. &amp;quot;Gesù ci dice andate, predicate, date testimonianza del Vangelo&amp;quot;. Lo ha detto il Papa, nella veglia di Pentecoste dedicata all'incontro con i movimenti, le comunità e le associazioni ecclesiali del mondo. Un evento festoso che ha portato in piazza San Pietro 200mila persone, il numero più alto dall'avvento del nuovo Pontefice. &amp;quot;Quello che è in crisi è l'uomo come immagine di Dio, una crisi profonda. In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci solo di noi&amp;quot;, ha aggiunto il Papa, che nel suo disocrso ha risposto direttamente ad alcune domande rivoltegli durante la veglia. «Non dobbiamo diventare cristiani inamidati, ma coraggiosi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;La Chiesa non è un movimento politico, né una struttura ben organizzata, saremmo una vuota rganizzazione&amp;quot;. È il monito che Papa Francesco rivolge in piazza San Pietro ai movimenti che si sono riuniti per la veglia di Pentecoste. &amp;quot;Siate furbi -ammonisce Francesco- il diavolo ci inganna. Dobbiamo invece vivere il Vangelo e dare testimonianza della solidarietà, dell'amore fraterno, della condivisione&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un monito del Papa è andato anche alla necessità dell'etica nella vita pubblica: &amp;quot;La mancanza di etica nella vita pubblica fa male all'umanità intera&amp;quot;. E ancora: &amp;quot;Questa è una crisi dell'uomo, che distrugge l'uomo. Nella vita pubblica, politica se non c'è l'etica tutto è possibile, tutto si può fare. Allora vediamo, leggiamo i giornali come la mancanza di etica nella vita pubblica fa tanto male all'umanità intera&amp;quot;. Un discorso vibrante, quello del Papa, che ha preso spesso le mosse dalla sua esperienza personale, e dai suoi ricordi da giovane (&amp;quot;Nonna ci insegnava il catechismo, ci portava alla processione delle candele. È stata lei ad avermi dato il primo annuncio cristiano&amp;quot;)&lt;br /&gt;.Un passaggio del discorso è stato dedicato alla crisi economica: &amp;quot;La nostra crisi di oggi è che non interessa se la gente muore di fame, se non ha niente. Ci si preoccupa delle banche o della finanza...&amp;quot;., ha detto papa Francesco rispondendo a una delle quattro domande che gli sono state poste dai rappresentanti dei movimenti. &amp;quot;Se cadono gli investimenti, le banche, questa è una tragedia, se le famiglie stanno male, non&lt;br /&gt;hanno da mangiare allora non fa niente: questa è la nostra crisi di oggi&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'ARRIVO IN PIAZZA.&lt;/strong&gt; Papa Francesco è arrivato in piazza San Pietro per la veglia di Pentecoste con i movimenti, le comunità, le associazioni e le aggregazioni laicali nel'Anno della fed, a bordo della jeep bianca scoperta. Il Pontefice ha percorso quasi tutta via della Conciliazione e i settori di piazza San Pietro per salutare il più da vicino possibile le 200mila persone (il dato è fornito dalla Sala stampa della Santa Sede) assiepate da ormai diverse ore. Il cielo che prima minacciava pioggia ha fatto posto al sole ad accompagnare questo momento di comunione tra il Papa e la folla, che lo ha vissuto con intensità. &amp;quot;I giovani che si trovavano sull'altare - ha scritto Roberta Pacifico su Twitter - sfuggono al protocollo e vanno a salutare ed abbracciare il Papa». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venivano da tutto il mondo - persino dalla Nuova Zelanda - gli oltre 150 mila fedeli che hanno affolato la piazza e le zone circostanti, anche lungo Via della Conciliazione, espressione di 150 realtà ecclesiali in pellegrinaggio presso la tomba del principe degli apostoli. Tra le principali, l'Azione Cattolica, Comunione e liberazione, Sant'Egidio, i Focolari, i Neocatecumenali, scout e tanti altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già dalle prime ore di questa mattina, file interminabili di persone si sono snodate dai bordi della piazza sino all'ingresso della basilica. Dopo la sosta di preghiera, di nuovo in piazza San Pietro per prendere posto in attesa dei due momenti che hanno caratterizzato il pomeriggio: il primo, fatto di canti e musica, e il secondo di raccoglimento e riflessione con papa Francesco per la veglia di Pentecoste. Il Pontefice ha ascoltato le loro esperienze, tra cui la testimonianza del politico cristiano Paul Bhatti, fratello del ministro ucciso Shabhaz, e offerto le sue indicazioni. Domani mattina, alle 10.30, il culmine del pellegrinaggio con la Messa di Pentecoste celebrata dal Pontefice. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I movimenti, le nuove comunità, le associazioni e le aggregazioni laicali vivono l'esperienza della Chiesa &amp;quot;come evangelizzatori nel mondo contemporaneo&amp;quot;. Li ha definiti così monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, nell'intervento tenuto durante la veglia, vissuta in un profondo clima di preghiera. &lt;/p&gt;</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Chiesa/PublishingImages/ImmaginiArticolo/_CG24197_37752848.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item></channel></rss>