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Caso Casamonica
Marciante: «Esequie da impedire, mai più funerali show»
Pino Ciociola
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Lucido. Esplicito. Pastore. “Avessimo saputo prima, non avremmo mai celebrato quel funerale. Ci opponiamo a qualsiasi propaganda mafiosa”, spiega monsignor Giuseppe Marciante, vescovo ausiliare di Roma Est, il settore capitolino nel quale ricade la parrocchia di don Bosco.

Un funerale che è finito su media e siti di mezzo mondo, monsignor Marciante. Cos'è successo?
Il Vicariato non era stato avvertito. Lo sapeva solo il parroco, ma non sapeva che dietro ci sarebbe stata quella propaganda mafiosa. E qualcosa gli è stato riferito mentre stava celebrando la Messa.

Propaganda che poi c'è stata
Nessuno ci ha avvisati, nemmeno le forze dell'ordine. Certo, se avessimo avuto il sentore di uno show di quel tipo, avremmo preso delle precauzioni. Non avremmo assolutamente accettato di fare quel funerale.

Cioè?
Avremmo suggerito una preghiera in casa oppure sempre in casa si sarebbe potuto celebrare il rito della raccomandazione dei defunti. Per farle un esempio, ricorda il caso Priebke? Credo che in qualche modo penso possa insegnare.

Sottolineato tutto ciò, va ricordato che lo show in realtà è stato messo in scena fuori dall'edificio sacro
La Chiesa risponde di ciò che succede dentro, non può rispondere di ciò che succede fuori. Del resto i Casamonica non avevano chiesto nessun permesso per fare quel tipo di manifestazione e non possiamo fare i gendarmi, facciamo i pastori.

Molti hanno subito voluto paragonare il caso Welby a questo. Stessa questione e diversa modalità?
La Chiesa usò il massimo rispetto della persona e delle opinioni di Pier Giorgio Welby, che aveva espresso le sue idee e ben chiaramente si discostavano dalle posizioni ecclesiali. Fu quindi una sua scelta e la Chiesa, appunto, intese giustamente rispettarla. La sera stessa della morte, poi, proprio nella parrocchia di don Bosco si tenne un veglia di preghiera per Welby.

Tuttavia si disse che proprio dalla Chiesa sarebbe potuto arrivare un gesto di misericordia.
Che infatti ci fu: la sera stessa della morte, nella parrocchia di don Bosco si tenne una veglia di preghiera per Welby.

Qualcuno aggiunge che anche Vittorio Casamonica avrebbe vissuto tanto palesemente in contrasto con i principii cattolici, che gli si sarebbe dovuto negare il funerale.
Anche il ladrone aveva vissuto in palese contrasto con quelli che sono i principii di Gesù stesso. Ma proprio sulla Croce, Cristo dice al ladrone, pentito, «oggi sarai con me in Paradiso». E poi quanta gente con i propri atteggiamenti si mette fuori dalla dottrina della Chiesa? Che dovremmo fare?

Offrire almeno una preghiera per tutti?
Non possiamo certo mettere noi limiti alla misericordia di Dio. Quindi lo diciamo chiaro: la preghiera per i defunti non si nega a nessuno, poi la forma che ha assunto questo funerale mette a disagio anche la Chiesa, che, ripeto, avendolo saputo, non avrebbe assolutamente accettato di farlo.

Sottolineato tutto ciò, va ricordato che lo show in realtà è stato messo in scena fuori dall’edificio sacro.
La Chiesa risponde di ciò che succede dentro, non può rispondere di ciò che succede fuori. Del resto i Casamonica non avevano chiesto nessun permesso per fare quel tipo di manifestazione e non possiamo fare i gendarmi, facciamo i pastori.

Resta l’eco della musica del Padrino e di certe scene…
Vero. Ma stiamo attenti, perché molti funerali stanno diventando degli show, com’è accaduto ad esempio anche per alcuni grandi artisti.


Intende dire, monsignor Marciante, che non sarebbe male puntare a una maggiore sobrietà?
Sì. Come Chiesa abbiamo dato norme ben precise proprio sulla sobrietà all’interno e durante la funzione sacra.

E per tornare al funerale di Vittorio Casamonica, il parroco ha ripetuto come in chiesa tutti siano stati composti.
Sì, proprio perché, in chiesa, si sono attenuti a quelle norme di sobrietà.

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