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Venerdì Santo
Via Crucis al Colosseo. Papa Francesco:
cristiani crocifissi sotto i nostri occhi
Enrico Lenzi
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"Cristo crocifisso e vittorioso. La Via Crucis è l'icona della Tua obbedienza al Padre. La realizzazione del Tuo infinito amore per noi". Sono queste le prime parole che Papa Francesco ha pronunciato alla conclusione della Via Crucis che ha presieduto al Colosseo.

Francesco ha poi ricordato che cosa vediamo guardando Cristo, la sua sofferenza, il suo corpo "dilaniato", il suo volto "schiaffeggiato e sputato". "In Te - ha detto tra l'altro ricordando i cristiani perseguitati - vediamo i nostri fratelli decapitati e crocifissi sotto i nostri occhi complici".

Il Papa ha chiesto anche di potere mantenere "un ricordo vivo del Tuo volto sfigurato per non dimenticare l'immane prezzo che hai pagato per liberarci". Ma anche: "Insegnaci che la croce è via verso la risurrezione". E: "Insegnaci di non stancarci mai di chiedere perdono confidando nella tua misericorda divina". 

Il racconto della Via Crucis nelle parole di Gesù. Ma anche una rilettura delle 14 stazioni che la compongono alla luce dei drammi e dei dolori d’oggi. È stato il filo conduttore della Via Crucis che papa Francesco ha celebrato come da tradizione al Colosseo. Autore delle meditazioni il vescovo emerito di Novara Renato Corti, che, per ispirarsi, ha voluto rileggere la prima omelia di Francesco all’inizio del suo pontificato, sulla figura di san Giuseppe.

Ecco allora il tema della custodia, del custodire che Corti ha cercato di declinare alla luce delle tragedie e delle ferite dell’umanità. “È la custodia che Dio ha nei nostri confronti – spiega il vescovo – con l’Amore della sua croce e che noi siamo chiamati ad avere verso gli altri perché siamo figli di Dio”. Il racconto di Gesù e la “risonanza” che quelle parole hanno in noi oggi. Un dialogo che si svolge fino alla dodicesima stazione (la morte di Gesù) della Via Crucis. Dialogo che, tra gli altri temi, tocca “i nostri tradimenti dell’Amore di Dio”, ma anche “gli uomini e donne che vengono trucidati solo perché credenti”.
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Meditazioni che affrontano pure “i tanti drammi familiari presenti nel mondo”, “il genio femminile che ci sprona a vivere con affetto verso di Te”, “il dramma dei bambini-soldato e i ragazzi e gli adolescenti derubati di se stessi, feriti nella loro intimità, barbaramente profanati”, “la pena di morte e la tortura”.
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La celebrazione della Passione del Signore in San Pietro

Sofferenze che sono emerse anche nella predica del Venerdì Santo che il predicatore della Casa Pontificia padre Raniero Cantalamessa ha svolto nel pomeriggio nella Basilica Vaticana alla presenza del Papa e della Curia Romana durante la celebrazione della Passione del Signore. Sofferenze “non generiche o collettive”, ma “con un nome e un’identità precisa”.
Il richiamo Una violenza che “ci assilla, ci scandalizza” e che “oggi ha inventato forme nuove e spaventose di crudeltà e di barbarie”. Riflessioni e meditazioni anche per non dimenticare e per non pensare che sono avvenimenti lontani nel tempo e nello spazio.
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La predica di padre Raniero Cantalamessa
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Papa Francesco in ascolto
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Papa Francesco in peghiera nella Basilica Vaticana

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