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LA CURIA
In Vaticano un'attesa commossa
Salvatore Mazza
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Lavorare, lunedì, non sarebbe stato facile. Per dirla tutta: pochi minuti prima di mezzogiorno, quando in un lampo la notizia della decisione annunciata da Benedetto XVI «di rinunciare al ministero di vescovo di Roma , successore di san Pietro» s’è diffusa, il mondo oltre le mura vaticane s’è trasformato in una sorta di paese dei campanelli con i telefoni che hanno iniziato a squillare ovunque, e lo avrebbero fatto per ore. Ma era una giornata festiva, e gli uffici quasi completamente vuoti. I pochi presenti, per lo più, hanno preferito non rispondere. E se alla fine qualcuno l’ha fatto, non era difficile sentirlo scoppiare in lacrime.

Ieri, in un giorno normale che normale non è affatto stato, la vita della Santa Sede è ripresa. Un po’ attonita. Facile cogliere, negli occhi e nelle – poche – parole, lo stupore per l’impensabile avvenuto, il dolore di figli affezionati a un padre amato – e per davvero amato come un padre –, lo sgomento, anche, mischiati insieme negli sguardi e nei cuori delle persone che hanno ripreso a far pulsare gli uffici del centro della Chiesa universale. Sullo sfondo la stessa domanda: e ora?. Domanda che è di tutti, certo, ma che qui, dentro le mura leonine, ha senza dubbio implicazioni ulteriori. Molto pratiche, che coinvolgono direttamente l’attività ordinaria, quotidiana, di una macchina pastorale e statuale che, com’è chiaro, non può fermarsi.

Fino alle 20 del 28 febbraio, ora e giorno in cui scatterà la rinuncia di papa Ratzinger, non ci sarà nessuna differenza. Tutto continuerà esattamente come è adesso, secondo le procedure usuali. Da quel momento in poi, tutti i capi dicastero – Congregazioni e Pontifici Consigli – decadranno, così come il segretario di Stato. Resteranno in carica invece i segretari, così che l’attività ordinaria degli uffici possa proseguire. Che cosa comporta questo? In pratica, ogni attività già avviata – esempio concreto l’organizzazione di un evento quale la prossima Giornata mondiale della gioventù in Brasile, ormai, si può dire, alle porte – così come l’ordinaria amministrazione interna, continuerà il proprio iter senza subire interruzioni. Almeno fino a quando le procedure non impongano a un certo punto particolare il coinvolgimento diretto (per esempio la firma) del prefetto – o presidente – del dicastero interessato o di un’istanza ancora superiore (per esempio il segretario di Stato, o perfino in alcuni casi il Papa). In questo caso, e solo in questo, il processo in questione verrà fermato, per riprendere quando si saranno ristabilite le condizioni normali. Ciò, in genere, avviene pochi giorni dopo l’elezione del nuovo Pontefice, nelle cui mani prefetti e presidenti di dicastero sono tenuti a rimettere il mandato, che poi di solito il nuovo Papa riaffida agli stessi, come per esempio è accaduto nel 2005 all’atto dell’insediamento di Benedetto XVI. Dal momento esatto del riaffidamento gli uffici tornano a essere operativi al cento per cento.

Stesso discorso vale anche per il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, ossia per quello che si può definire una sorta di "ministero dell’Interno", pur se ha competenze più vaste dell’omologo italiano: il Governatorato, infatti, si occupa di tutto ciò che attiene direttamente la vita del Vaticano (personale, Poste, Musei, filatelia e numismatica, manutenzione ordinaria e straordinaria dei giardini e degli edifici interni allo Stato, basilica vaticana compresa, restauri – anche del piccolo monastero dove Benedetto XVI andrà ad abitare appena finita la ristrutturazione in corso) e da cui dipendono il Corpo della Gendarmeria vaticana e l’Annona. Anche in questo caso tutto ciò che riguarda la quotidianità della vita del più piccolo Stato del mondo andrà avanti regolarmente, senza interruzioni, anche dopo il 28 febbraio, almeno fino a quando, secondo lo stesso schema illustrato in precedenza, non fossero chiamate in causa competenze esclusive del presidente, nel qual caso la procedura in corso verrebbe fermata fino all’elezione del nuovo Pontefice e al ripristino del presidente nella pienezza del suo ufficio.

Vale comunque, sia per gli uffici di Curia che per il Governatorato, la stessa regola generale prevista dalla Universi Dominici gregis per il periodo della Sede vacante: in casi ritenuti di particolare urgenza i segretari possono rivolgersi al Camerlengo, il quale ha il potere di assumere decisioni immediate (da solo o collegialmente con gli altri cardinali) quando ciò fosse ritenuto necessario e non procrastinabile.
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