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MOTU PROPRIO
Minori e corruzione,
più severità
Mimmo Muolo
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Abolizione dell’ergastolo, introduzione di nuovi e più particolareggiati reati (ad esempio quelli contro i minori e la divulgazione di notizie riservate), adeguamento alle convenzioni internazionali. Sono queste alcune delle principali novità della riforma del sistema penale della Città del Vaticano, varato ieri, che per volontà del Papa saranno applicate anche agli organi della Santa Sede. A illustrarle ai giornalisti sono stati il giurista Giuseppe Dalla Torre, presidente del Tribunale dello Stato Città del Vaticano, e padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana. Entrambi, rispondendo alle domande hanno collocato le nuove norme nel loro giusto contesto, facendo chiarezza anche su alcuni possibili fraintendimenti.

Innanzitutto, ha sottolineato Dalla Torre, «non bisogna confondere l’ordinamento canonico con quello statuale della Città del Vaticano. La riforma penale si riferisce infatti a questo secondo ambito». In secondo luogo non bisogna intendere queste norme esclusivamente come una risposta alle osservazioni di Moneyval. «C’è anche questo aspetto – ha precisato Dalla Torre –, ma non tutte le osservazioni di Moneyval riguardano la materia penale. Penso che subito dopo l’estate, ci saranno nuovi interventi relativi all’attività finanziaria, all’antiriciclaggio, alla lotta al terrorismo e quant’altro».
Le fattispecie criminali sono dunque quelle commesse sul territorio dello Stato più piccolo del mondo, che se ha circa 500 abitanti  e non tutti residenti (i nunzi ad esempio vivono all’estero), viene comunque attraversato ogni anno da 18 milioni di persone per motivi religiosi, turistici e di lavoro.
Inoltre, come dispone il motu proprio adottato sempre ieri dal Papa, queste stesse norme si applicano «ai reati commessi contro la sicurezza, gli interessi fondamentali o il patrimonio della Santa Sede». E in sostanza ricadono sotto la nuova giurisdizione penale «i membri, gli officiali e i dipendenti dei vari organismi della Curia Romana e delle Istituzioni ad essa collegate; i legati pontifici (i nunzi, ndr) ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede; le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione, nonché coloro che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo, degli enti direttamente dipendenti dalla Santa Sede ed iscritti nel registro delle persone giuridiche canoniche tenuto presso il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano». Tutte le norme entreranno in vigore il prossimo primo settembre.

Quali sono le novità più importanti dal punto di vista dei singoli reati? Sicuramente ha attirato l’attenzione dei giornalisti l’articolo 116 bis, che dispone: «Chiunque si procura illegittimamente o rivela notizie o documenti di cui è vietata la divulgazione è punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni o con la multa da euro 1.000, o da euro 5.000. Se la condotta ha avuto ad oggetto notizie o documenti concernenti gli interessi fondamentali o i rapporti diplomatici della Santa Sede, dello Stato, si applica la pena della reclusione da 4 a 8 anni. Se il fatto, di cui al comma precedente, è commesso per colpa, si applica la pena della reclusione da 6 mesi a 2 anni». Dalla Torre, però, alla domanda se questa norma sia stata disposta in seguito al caso che ha coinvolto Paolo Gabriele (l’ex aiutante di camera di Benedetto XVI) ha risposto che quella vicenda «non ha inciso in maniera determinate sull’articolo di legge».

L’altra novità di sicuro rilievo è l’abolizione dell’ergastolo e la sua sostituzione con la reclusione da 30 a 35 anni. Per il resto Dalla Torre ha sottolineato che si tratta di adeguamenti ad alcune importanti Convenzioni internazionali. Ad esempio è stato introdotto il delitto di tortura e ha ricevuto definizione la categoria dei delitti contro i minori (tra i quali sono da segnalare: la vendita, la prostituzione, l’arruolamento e la violenza sessuale in loro danno; la pedopornografia; la detenzione di materiale pedopornografico; gli atti sessuali con minori). «Questi erano reati anche prima ma ora sono stati meglio specificati. C’è la pedopornografia, per esempio, che non poteva esserci nel codice del 1889». Sempre in attuazione di convenzioni internazionali sono stati introdotti delitti come il genocidio e l’apartheid ed è stato rivisto anche il titolo dei delitti contro la pubblica amministrazione. In sostanza, come scrive Papa Francesco nel motu proprio poiché «il bene comune è sempre più minacciato dalla criminalità trasnazionale e organizzata», è necessario adottare «strumenti idonei» e favorire «la cooperazione giudiziaria internazionale», per contrastare «le attività criminose che minacciano la dignità umana, il bene comune e la pace». Ciò che appunto costituisce la ratio delle nuove norme.​
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