mercoledì 16 aprile 2014
​Presentato a Milano il Refettorio Ambrosiano. Aprirà per l'Expo, utilizzando il cibo in eccesso dell'evento e vedrà in cucina grandi chef. Inoltre un gruppo di artisti realizzerà opera d'arte per abbellirlo. Come fece Leonardo
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«Un teatro mette in scena il dramma della vita. E la bellezza della vita. Su questo grande palco finalmente si può dire che non si può buttare via il cibo». E soprattutto sperimentare, una volta di più, che «Dio non butta via niente. Non butta via neanche i nostri peccati, le nostre assurdità. Anzi: all’interno di tutto questo dimostra di essere ancora una volta Dio». Così don Giuliano Savina, parroco di San Martino in Greco, storico quartiere della periferia operaia di Milano, presenta il «Refettorio ambrosiano», l’iniziativa promossa dalla diocesi di Milano e dalla Caritas ambrosiana che trasformerà l’ex teatro, da anni in disuso della parrocchia di Greco, in mensa per i poveri e gli ultimi della città.

Un’iniziativa di solidarietà che si fa gesto educativo in vista dell’Expo 2015, che si terrà nel capoluogo lombardo dal 1° maggio al 31 ottobre del prossimo anno sul tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita». La mensa nasce in vista dell’Expo, utilizzerà le eccedenze alimentari raccolte ogni giorno in Expo e sarà gestita fin dall’inizio da Caritas ambrosiana: ma rimarrà in funzione anche dopo la chiusura dell’esposizione universale, come esperienza stabile di carità, accoglienza, promozione umana, con i suoi 90 posti e i pasti caldi per gli utenti dei centri d’ascolto della Caritas e di altri servizi e realtà dell’organismo ecclesiale.
 

 
Il vecchio Teatro Greco che sarà trasformato in refettorio
 
Artisti e designer per un nuovo Cenacolo
 
Il «Refettorio ambrosiano» – presentato ieri in Curia a Milano, alla presenza del cardinale Angelo Scola e del commissario unico di Expo Giuseppe Sala – nasce da un’idea dello chef Massimo Bottura e del regista e manager culturale Davide Rampello, che per realizzare questa intuizione, oltre alla condivisione di diocesi e Caritas, hanno saputo mobilitare la partecipazione di altri grandi chef, italiani e stranieri, di alcuni importanti artisti e designer e del Politecnico di Milano che curerà la ristrutturazione del teatro.
 
Ecco come. In primo luogo: gli ambienti del futuro refettorio saranno impreziositi da opere d’arte create ad hoc da alcuni grandi artisti del nostro tempo come Enzo Cucchi, Carlo Benvenuto, Maurizio Nannucci, Mimmo Paladino e Giuseppe Penone. Nel grande salone centrale vi saranno dodici tavoli realizzati da importanti designer come Mario Bellini, Pierluigi Cerri, Aldo Cibic, Michele De Lucchi, Giulio Iacchetti, Piero Lissoni, Alessandro Mendini, Fabio Novembre, Franco Origoni, Gaetano Pesce, Italo Rota, Dwan Terry, Matteo Thun e Patricia Urquiola.
 

 
L'interno del teatro che diventerà il nuovo Cenacolo di Milano
 

In questo modo un teatro dismesso della periferia milanese rinnova la lezione dell’«Ultima Cena» di Santa Maria delle Grazie, a Milano: la mensa – la sede del pasto di una comunità – come luogo dell’incontro tra fede e arte, condivisione e bellezza. Nel refettorio della comunità domenicana venne chiamato a dipingere Leonardo da Vinci. Nel «nuovo Cenacolo» al quartiere Greco, alcuni artisti e designer del nostro tempo.

  
Cucina d'autore con gli scarti dell'Expo
 
E gli chef? Per un mese – fra maggio e luglio 2015 – grandi stelle internazionali della cucina come Carlo Cracco, Gualtiero Marchesi, Davide Oldani – 40 in totale, 20 italiani e 20 stranieri – concepiranno e realizzeranno menù «d’autore» a partire dagli scarti dei padiglioni dell’Expo (dove, si stima, entreranno circa 400 tonnellate di cibi e bevande al giorno). «Nutre la vita ciò che la rallegra – ha detto Massimo Bottura riprendendo il tema dell’Expo –. Oggi noi cuochi veniamo mostrati come delle rockstar. No: siamo solo persone impegnate a "dare ristoro" agli altri. Vogliamo mostrare come etica ed estetica si possono unire».
 
Il cardinale Scola: nuova speranza per la Milano meticcia
 
Il Refettorio ambrosiano è un «gesto sociale» che non ha nulla di «snob», bensì esprime «il desiderio di una solidarietà umana che scavalca etnie, censo, stili di vita e nasce dal desiderio di dare speranza alla città – ha detto il cardinale Angelo Scola intervenendo alla presentazione dell’iniziativa –. Perché questo è l’Expo: la grande occasione di mettere in moto una nuova speranza per la Milano del futuro, che è una Milano meticcia – mi dispiace per chi si scandalizza quando dico queste cose – e sarà sempre più meticcia, e il nuovo milanese verrà fuori da lì, e sta già venendo fuori da lì, che ci piaccia o che non ci piaccia, perché nella storia i processi non ti domandano il permesso di accadere: accadono, casomai li puoi un po’ orientare, se ti dai da fare».
 
Quindi, riprendendo la concezione di «povertà teologica» cara a papa Francesco, Scola ha spiegato: «I poveri non sono l’oggetto della nostra cura, anzitutto, ma sono un soggetto di edificazione sociale. Perchè? I poveri sono più capaci di quella grande impresa che è l’unificazione dell’io. Se non c’è un’unità profonda dell’io, uno non può più godere di nulla. I poveri stanno dentro una semplicità che permette questa unificazione, mentre noi che siamo ricchi viviamo nei frammenti, e questa unificazione la possiamo sempre dilazionare... Io vorrei che questa bellissima iniziativa del Refettorio ambrosiano trovasse le strade per mettere a tema questa funzione civilizzatrice dei poveri. Il Refettorio – ha concluso l’arcivescovo di Milano – sia un dar da mangiare in senso bello, buono, pieno, capace di rispondere al desiderio, ma il desiderio dell’umano è in ultima analisi desiderio di infinito. Io dico: desiderio di Dio. Ecco: vorrei che il refettorio facesse sorgere un po’ più in Milano questo desiderio». 
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