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A Caravaggio con Scola e i vescovi lombardi
Preti anziani e malati, sempre al servizio della Chiesa
Lorenzo Rosoli, inviato a Caravaggio (BG)
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​Il cardinale con i sacerdoti anziani e malati (servizio fotografico Frau) 

«Voi continuate a costruire e servire la Chiesa e lo fate a favore della salvezza di tutti i nostri fratelli uomini». Sì: voi, preti anziani e malati, «che partecipate con una immedesimazione singolare» al «sacrificio eucaristico nel quale si rinnova la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù. Voi ci testimoniate che anche oggi questo è il cuore della vostra vita, e in un modo più profondo, ora che siete nella fragilità dell’età avanzata e della malattia, rispetto a quando eravate nel pieno della vostra azione ministeriale».
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Così il cardinale Angelo Scola si rivolge ai quasi 200 sacerdoti anziani e malati giunti a Caravaggio da tutte le diocesi lombarde per incontrare i loro vescovi – ieri riuniti per la periodica sessione di lavoro della Conferenza episcopale regionale – e per una giornata nel segno della fraternità, della preghiera, dell’Eucaristia, in questo tempo di grazia che è l’Anno Santo della misericordia. «Durante il Giubileo dei sacerdoti – ricorda Scola in omelia – papa Francesco ha ringraziato i preti per il loro "sì" e per tutti i "sì" nascosti d’ogni giorno. Ecco la sorgente della nostra gioia: dire sì a Gesù, vivere l’obbedienza – come Maria – nell’offerta totale di sé. E per il vostro "sì", vi ringraziamo anche noi vescovi lombardi».
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La Messa presieduta dall’arcivescovo di Milano e concelebrata da altri 17 vescovi è stata conclusione e culmine della giornata promossa (come la precedente, due anni fa) da Unitalsi Lombardia con la commissione regionale clero anziano e ammalato.

Una trentina i pulmini e un centinaio i volontari (tutti dell’Unitalsi, tranne quelli della diocesi di Vigevano, dell’Oftal) mobilitati per accompagnare e accogliere i preti. Prima il pranzo, poi tutti nell’auditorium per prepararsi alla celebrazione, quindi tutti in processione – anche quelli in carrozzina – recitando il Rosario dal centro di spiritualità al Santuario, nel sole di questo sereno pomeriggio d’inizio autunno.
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Caravaggio è provincia di Bergamo ma diocesi di Cremona. È dunque il suo vescovo, Antonio Napolioni, a dare il benvenuto all’inizio della Messa ricordando i tre «motivi di gioia» dell’incontro di ieri: «La comunione dei vescovi lombardi sotto lo sguardo di Maria; la presenza dei "più presbiteri" – per età e saggezza – fra i preti delle nostre diocesi; i 25 anni di episcopato del cardinale Scola», che ricorrevano mercoledì.

«Per intercessione della Madre, Gesù trasforma la precarietà della nostra condizione di vita in ricchezza sovrabbondante, per il bene nostro e della Chiesa», dirà poi Scola, commentando il passo evangelico delle nozze di Cana. L’intervento che chiude la Messa è del vescovo Mario Delpini, segretario della Conferenza episcopale lombarda e vicario generale di Milano: a rinnovare il grazie dei vescovi ai preti anziani e malati. E ad annunciare il nuovo assistente regionale Unitalsi: il vescovo Roberto Busti, amministratore apostolico della diocesi di Mantova, che subentra a monsignor Giovanni Frigerio.
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A ciascun prete, Unitalsi ieri ha donato una stola. «Le hanno tessute le nostre volontarie – spiega il presidente regionale Vittore De Carli alla fine della liturgia –. Sono fatte a mano. Simili, ma non uguali. Quando le indosserete, speriamo siano come un raggio di sole che vi ricorda il perché della nostra festa di oggi. Una trentina di stole saranno donate a ciascuna delle diocesi del Centro Italia – Ascoli Piceno, Rieti, Spoleto-Norcia – colpite dal terremoto, come segno di comunione con quelle Chiese».

Simili fra loro, quelle stole. Ma non ne troverete due uguali. Come i sacerdoti ieri a Caravaggio. Hai voglia di dire: son tutti preti. Vecchi e malati, per giunta. Ma ogni nome è un volto, una storia, una personalità. Un dono originale e prezioso, per la Chiesa di Lombardia. Come accoglierlo? «Per le nostre diocesi la sfida è rispondere sempre meglio ai loro bisogni, ma non solo a quelli socio-sanitari – spiega don Tarcisio Bove, vicepresidente dell’Opera Aiuto Fraterno della diocesi di Milano e incaricato della segreteria organizzativa dell’incontro di ieri –. Questi sacerdoti hanno bisogno di vivere in un contesto pastorale, nelle loro abitazioni, con un accudimento e una dotazione di servizi che garantisca una buona qualità di vita, ma soprattutto di essere nella fraternità con i preti più giovani».

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