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La Chiesa in prima linea nella difesa dell'infanzia
Gianni Cardinale
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La Chiesa cattolica vuole «diventare un esempio» nella lotta contro gli abusi e per la protezione dell'infanzia. E ribadisce il suo impegno in tal senso. Lo ha fatto in particolar modo ieri (il 16 gennaio ndr) con un intervento dell'arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore vaticano presso la sede Onu di Ginevra, dove ha presentato il rapporto sull'applicazione della Convenzione sui diritti del fanciullo, a cui la Santa Sede ha aderito fin dalla sua entrata in vigore nel 1990. Un intervento cui ha fatto eco a Roma una lunga e dettagliata dichiarazione sullo stesso tema del "portavoce" vaticano padre Federico Lombardi.

Tomasi ha presentato in modo dettagliato l'impegno della Chiesa per affrontare il crimine orrendo degli abusi, tanto a livello centrale della Santa Sede – con l'approvazione di linee guida per le Chiese locali – quanto a livello di base, nelle diverse articolazioni ecclesiali, in particolare nelle strutture educative. Il presule ha poi ricordato tutta una serie di strumenti approvati in questi ultimi anni, sia a livello interno che internazionale, per far fronte a questo «triste fenomeno». Un impegno, ha sottolineato sempre Tomasi, portato avanti in prima persona dagli ultimi Pontefici e in particolare da Benedetto XVI.

E ora assunto da papa Francesco, anche con l'annuncio della creazione di una Commissione per la protezione dei minori. La Radio Vaticana ha così sintetizzato i pilastri dell'impegno della Santa Sede per l'infanzia, così come presentati nel rapporto: «La difesa della dignità del bambino in tutte le sue dimensioni e sin dal concepimento; il rispetto e la promozione dei diritti della famiglia dove il bambino si sviluppa; il diritto all'educazione dei figli da parte dei genitori e alla libertà religiosa».

Intervistato dall'emittente pontificia ha poi così risposto alle critiche che da alcune parti sono state rivolte all'atteggiamento della Santa Sede sulla questione. «Le critiche sono facili a farsi, – ha detto – alle volte hanno qualche fondamento reale; qualsiasi crimine è un male ma quando ci sono bambini coinvolti diventa ancora più grave». E ha aggiunto: «L'accusa alla Santa Sede che avrebbe ostacolato l'attuazione della giustizia, mi sembra essere un po' campata in aria». Rispondendo poi a una domanda sul caso dell'ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana, l'arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, accusato di abusi sessuali su minori, Tomasi ha ribadito che l'indagine vaticana è ancora in corso e che il presule accusato verrà giudicato con "la severità che merita"».

Da parte sua padre Lombardi ha ricordato come «la drammatica problematica degli abusi sessuali su minori, vissuta nella comunità della Chiesa con indicibile sofferenza, è diventata banco di prova impegnativo della credibilità del suo impegno in favore dei fanciulli, e sotto la guida della Santa Sede ha portato a sviluppare una serie di iniziative e direttive assai utili anche al di fuori della comunità ecclesiale, nello spirito della Convenzione».

E ha aggiunto che la Santa Sede ha dato risposte «ampie ed efficaci» circa «la non discriminazione delle bambine rispetto ai bambini, come pure dei bimbi nati al di fuori delle unioni matrimoniali». Naturalmente, ha aggiunto padre Lombardi, «in tutta l'impostazione dei Rapporti e delle risposte date dalla Santa Sede appaiono chiaramente i principi della visione cattolica», compreso «il rifiuto di una "ideologia  del gender" che voglia negare il fondamento oggettivo della differenza  e complementarità dei sessi e diventi fonte di confusione anche nel campo giuridico e della interpretazione della Convenzione stessa».
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