giovedì 3 novembre 2011
​"Di fronte alla morte, non possiamo non provare i sentimenti dettati dalla nostra condizione umana. E sempre ci sorprende un Dio che si fa così vicino a noi da non fermarsi nemmeno davanti all'abisso della morte". È la riflessione contenuta nell'omelia pronunciata oggi dal Papa durante la Messa in S. Pietro in suffragio dei cardinali e vescovi morti nel 2011.
COMMENTA E CONDIVIDI
"Anche noi, di fronte alla morte, non possiamo non provare i sentimenti e i pensieri dettati dalla nostra condizione umana. E sempre ci sorprende e ci supera un Dio che si fa così vicino a noi da non fermarsi nemmeno davanti all'abisso della morte, che anzi lo attraversa, rimanendo per due giorni nel sepolcro. Ma proprio qui si attua il mistero del 'terzo giornò". È la riflessione contenuta nell'omelia pronunciata oggi dal Papa durante la messa in S.Pietro in suffragio dei cardinali e vescovi morti nel corso dell'anno.Prendendo spunto dal brano tratto dal Libro del profeta Osea, letto durante la messa, Benedetto XVI ha ricordato che "al tempo del profeta Osea, la fede degli Israeliti minacciava di contaminarsi con le religioni naturalistiche della terra di Canaan, ma questa fede non è in grado di salvare nessuno dalla morte. Invece l'intervento di Dio nel dramma della storia umana non obbedisce a nessun ciclo naturale, obbedisce solamente alla sua grazia e alla sua fedeltà". "Era necessaria una forza benefica più grande di quella che manda avanti i cicli della natura, un Bene più grande - ha sottolineato il Pontefice - di quello della stessa creazione".
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: