lunedì 24 agosto 2015
​All'Angelus Francesco ha lanciato un appello di pace per l’Ucraina, il cui conflitto segue con “preoccupazione”, e una riflessione sul senso di fedeltà a Cristo. TESTO
Poroshenko ricorda i morti del Donbass
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Un appello di pace per l’Ucraina, il cui conflitto segue con “preoccupazione”, e una riflessione sul senso di fedeltà a Cristo, suggerita dal Vangelo domenicale: fedeltà messa in crisi dalla “mondanità” che talvolta anche nei cristiani vorrebbe annacquare lo spirito del Vangelo. Sono i due punti attorno al quale Papa Francesco ha sviluppato l’Angelus in Piazza San Pietro domenica 23 agosto. di fronte a migliaia di persone. Qualunque zona nel mondo in cui si fomenti una guerra è una periferia della civiltà, della casa comune, e il Papa delle periferie sceglie di affacciarsi alla finestra dell’Angelus per guardare lontano, all’Ucraina, a quella periferia est europea in cui si combatte un conflitto che i media mettono in prima pagina a singhiozzo ma che nelle ultime settimane, nota Francesco, si è inasprito al punto che, riportano le cronache, il presidente ucraino Poroshenko ha affermato durerà “decenni”. Per il Papa è invece sempre tempo di dialogo e di pace e la conclusione della sua preghiera mariana è un nuovo invito a non ritenere utopica questa speranza: “Rinnovo il mio accorato appello affinché siano rispettati gli impegni presi per giungere alla pacificazione e con l’aiuto delle organizzazioni e delle persone di buona volontà, si risponda all’emergenza umanitaria nel Paese. Il Signore conceda la pace all’Ucraina, che si accinge a celebrare domani (lunedì, ndr) la festa nazionale”. I delusi del Messia Da una regione agitata dalle armi alle anime agitate dei primi discepoli di Cristo. C’è sullo sfondo del brano del Vangelo proposto dalla liturgia il malumore dei tanti rimasti abbagliati dal Messia che li ha sfamati miracolosamente a migliaia, moltiplicando pochi pani e pesci, sul quale però è impossibile fare sogni di gloria. Perché quel Messia, commenta Francesco, parla di sé come del “Pane disceso dal cielo” e arriva a predire la sua morte affermando “che avrebbe dato la sua carne come cibo e il suo sangue come bevanda”. Una prospettiva che alla folla osannante piace poco: “Quelle parole suscitarono delusione nella gente, che le giudicò indegne del Messia, non ‘vincenti’. Così alcuni guardavano Gesù: come un Messia che doveva parlare e agire in modo che la sua missione avesse successo, subito. Ma proprio su questo si sbagliavano: sul modo di intendere la missione del Messia! Perfino i discepoli non riescono ad accettare quel linguaggio, linguaggio inquietante del Maestro”. Parole che mettono in crisi Non lo accettano, spiega il Papa, perché “in realtà” hanno capito “talmente bene” il discorso di Gesù “che non vogliono ascoltarlo” perché “mette in crisi la loro mentalità”, così come – soggiunge – le sue parole mettono in crisi noi “davanti allo spirito del mondo, alla mondanità”: “Ma Gesù offre la chiave per superare la difficoltà; una chiave fatta di tre elementi. Primo, la sua origine divina: Egli è disceso dal cielo e salirà ‘là dov’era prima’. Secondo: le sue parole si possono comprendere solo attraverso l’azione dello Spirito Santo, Colui ‘che dà la vita’ (…) Terzo: la vera causa dell’incomprensione delle sue parole è la mancanza di fede: ‘Tra voi ci sono alcuni che non credono’, dice Gesù”. Una questione di scelta E Gesù, rimarca Francesco, non è che faccia sconti davanti allo sconcerto dei suoi, anzi li “costringe a fare una scelta precisa”: “Volete andarvene anche voi?”, domanda. Pietro risponde a nome di tutti – “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” – e il Papa attira l’attenzione su questa sua confessione di fede. “Non dice – osserva – ‘dove andremo?’, ma “da chi andremo?: “Il problema di fondo non è andare e abbandonare l’opera intrapresa, ma è da chi andare. Da quell’interrogativo di Pietro, noi comprendiamo che la fedeltà a Dio è questione di fedeltà a una persona, con la quale ci si lega per camminare insieme sulla stessa strada. E questa persona è Gesù. Tutto quello che abbiamo nel mondo non sazia la nostra fame d’infinito. Abbiamo bisogno di Gesù, di stare con Lui, di nutrirci alla sua mensa, alle sue parole di vita eterna!”. “Chi è Gesù per me?” “Cristo non è un elemento accessorio: è il ‘pane vivo’”, dice ancora Francesco, che invita a un istante di silenzio per un esame di coscienza da ravvivare, dice, anche durante la settimana, incentrato su quella che per un cristiano è la madre di tutte le domande: “Chi è Gesù per me? È un nome? Un’idea? E’ un personaggio storico soltanto? O è veramente quella persona che mi ama, che ha dato la sua vita per me e cammina con me”. Per te chi è Gesù? Stai con Gesù? Cerchi di conoscerlo nella sua parola? Leggi il vangelo tutti i giorni, un passo del Vangelo per conoscere Gesù? Porti il piccolo Vangelo in tasca, nella borsa, per leggerlo, ovunque? Perché più stiamo con Lui più cresce il desiderio di rimanere con Lui”.
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