martedì 11 settembre 2012
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«La visita del Papa è necessaria oggi più che mai. Mi sarebbe dispiaciuto vederla annullare o rinviare alla luce degli ultimi avvenimenti in Libano e nella regione». Lo sceicco Mohammed al-Nokari è stato per anni il «capo gabinetto» del Gran mufti del Libano. Oggi occupa la carica di giudice presso il tribunale religioso sunnita di Beirut e insegna all’Università gesuita di Saint-Joseph. È stato tra i primi promotori della festa dell’Annunciazione, introdotta nel 2010 dal governo di Beirut come festa «nazionale cristiano-islamica».Quali motivi sostengono, secondo lei, l’urgenza di questa visita?I conflitti regionali lacerano profondamente la società libanese. Da qui l’importanza che una persona stimata da tutti, qual è la figura di Benedetto XVI, venga in Libano per ricordare a tutti noi la necessità di essere libanesi prima di ogni altra considerazione politica o religiosa, e di rimanere radicati nella nostra terra, fedeli al messaggio di convivenza che essa porta al mondo intero. Le autorità musulmane porteranno il benvenuto ufficiale al Papa al Palazzo presidenziale. Sono previste anche iniziative popolari da parte islamica?Come membro del Forum multireligioso «Incontro attorno a Maria», partecipo a diversi eventi. Domani sera, ad esempio, quattro marce con le candele, provenienti dalle quattro direzioni cardinali, convergeranno con musica e canti verso il piazzale antistante il Museo nazionale di Beirut, che è stato ribattezzato ufficialmente «Piazza Maria». Accanto alla parola del Papa, che sale dalla terra al Cielo, abbiamo bisogno di una parola che viene dal Cielo attraverso la figura di Maria.Lei ha partecipato, sei anni fa assieme a una delegazione islamica, a un’udienza con il Papa. Ha notato qualche evoluzione sul tema del dialogo? Mi aveva toccato sentire il Papa citare nel suo discorso le indicazioni tracciate dal Concilio Vaticano II sul rapporto con l’islam. Da allora c’è stata una sorprendente evoluzione, come la memorabile visita papale in Turchia (nel 2006, ndr) che ha dato un nuovo slancio al dialogo tra la Santa Sede e l’islam. Sono certo che la prossima visita in Libano darà un ulteriore impulso ai rapporti tra le due religioni e lascerà un’ottima impressione nel cuore di tutti i musulmani. Benedetto XVI aveva anche definito il dialogo fra le due religioni una «necessità vitale per il nostro futuro» e parlato delle «comuni esperienze» in cui già si lavora insieme...Le comuni esperienze partono necessariamente da questa terra. Aveva ragione Giovanni Paolo II nel definire il Libano «il Paese messaggio». Questo messaggio lo constato personalmente come docente all’università gesuita. Al corso di Formazione al dialogo, cui partecipano studenti musulmani e cristiani, mi alterno con un docente cristiano. Quando sono io a parlare di islam, il docente si siede tra gli studenti, quando è lui a parlare di cristianesimo sono io a essere lo studente.Che cosa si aspetta di sentire stavolta?La mia è piuttosto una richiesta. Mi piacerebbe che il Papa rivolgesse un ringraziamento al governo libanese per avere accolto la nostra proposta di introdurre  la festa dell’Annunciazione. Un fatto, questo, senza precedenti negli annali del dialogo fra le due grandi religioni. Mi piacerebbe anche che la Santa Sede appoggiasse il nostro progetto di creare in Libano un centro mariano internazionale aperto a studiosi cristiani e musulmani.
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