Passa a livello superiore
Accesso
Chiesa
MEMORIA VIVA
Martini, la grandezza dell'umiltà
Filippo Rizzi
  • facebook
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print
 
2014focsivnew.gif
Un premio per ricordare il cardinale Carlo Maria Martini e per incoraggiare lo studio delle discipline bibliche. È l’iniziativa voluta dall’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, per mettere a frutto il magistero e la testimonianza del gesuita biblista che resse la Chiesa ambrosiana dal 1980 al 2002. Il bando del premio verrà pubblicato il 15 febbraio, giorno del compleanno di Martini. Non è l’unica iniziativa, annunciata nel trigesimo della morte, avvenuta all’Aloisianum di Gallarate il 31 agosto scorso. A un mese dalla scomparsa, il cardinale Scola invita tutte le parrocchie a celebrare, lunedì, una Messa di suffragio «in un orario che favorisca il più possibile la partecipazione dei fedeli» si legge in un comunicato dell’arcidiocesi ambrosiana. Al ringraziamento dopo il rito della comunione di lunedì nelle chiese della diocesi ambrosiana sarà proposta una preghiera formulata proprio dal cardinale Martini durante la Veglia pasquale del 1993. (Per saperne di più si può consultare il sito www.chiesadimilano.it). Infine il nome del cardinale Martini sarà iscritto dal prossimo 2 novembre tra i grandi della città di Milano nel Famedio del Cimitero Monumentale. La decisione è stata presa dal Comune di Milano.

Campeggia ancora sull’ingresso della porta del suo alloggio nella residenza gesuitica Aloisianum di Gallarate la targhetta «Padre Carlo Maria Martini».
A trenta giorni dalla morte dell’arcivescovo emerito di Milano, lo scorso 31 agosto, è più che mai viva tra i suoi confratelli la memoria del cardinale Martini che tra queste mura ha concluso la sua vita terrena. Martedì 2 ottobre alle 20.30 Martini sarà ricordato, nella chiesa principale di Gallarate Santa Maria Assunta con una Messa di suffragio.
Lungo questi austeri corridoi del complesso  che l’ha ospitato torna alla memoria di molti gesuiti, quasi coetanei e malati, la puntualità di Martini nel partecipare e presiedere la celebrazione eucaristica per gli infermi delle 11 del mattino e le sue ultime parole pronunciate giovedì 30 agosto con un filo di voce: «La Messa è finita, andate in pace».
Al solo pronunciare la parola "padre Martini" brillano ancora gli occhi di molti padri, come il biblista e storica firma de La Civiltà Cattolica Giuseppe Ferraro, Mario Reguzzoni famoso per le ricerche nel campo della scuola per Aggiornamenti Sociali, Roberto Bonato o il fiumano Sergio Katunarich, classe 1923, che rievoca un particolare sconosciuto ai più: «Avendo un nonno ebreo ricordo di avergli io insegnato le prime parole in ebraico moderno. E di questo padre Martini mi è sempre stato grato».
La vita tra queste mura è cadenzata sui ritmi dei suoi anziani ospiti ma anche dei loro ricordi. Le lancette del tempo sembrano fermarsi ai tempi gloriosi di questo istituto filosofico, sotto la guida del gesuita tomista Roberto Busa. «Quello che mi ha colpito del cardinale Martini – racconta l’attuale superiore della casa, padre Aldo Genesio – era che rispetto alla maggioranza degli altri infermi non era ripiegato sul suo male e sui suoi acciacchi ma fino all’ultimo respiro ha guardato al futuro e pensato in grande».
Lo ricorda così il suo più stretto collaboratore don Damiano Modena che lo ha assistito fino all’ultimo minuto della sua vita: «Credo che sia stato un esempio per tutti noi per il suo non guardare mai indietro, al passato, ma sempre in avanti. Era veramente, nonostante i suoi 85 anni, uno spirito giovane».
L’appartamento del cardinale, pur nella gesuitica sobrietà, riflette lo stile di Martini: si vedono sugli scaffali libri di critica testuale in francese, tedesco e italiano, volumi di letteratura mistica e, molto in disparte quasi nascosti, i libri scritti dal porporato o dedicati a lui. «Amava ripetere che i suoi libri erano poca cosa rispetto al resto e per questo li teneva in disparte –  rievoca il segretario don Modena –. Per lui era molto più importante la centralità della Parola di Dio e che questa arrivasse a tutti».
Tra gli oggetti ricordo e di devozione di Martini, tenuti con cura in una scatola, ci sono le immagini di Giovanni Paolo II, del gesuita biblista Charles Boyer, del cardinale Paolo Dezza, di Gemma Galgani, degli ambrosiani Marcello Candia e Giuseppe Lazzati.
Ad accompagnarci nella visita anche Marisa una gentile signora che assieme a don Modena e all’infermiere Marco sono stati in un certo senso la "famiglia di Martini",  qui all’Aloisianum. Tra i tanti aneddoti don Modena rievoca i giochi per intrattenere Martini e per sdrammatizzare il peso della sua malattia, le tante "gite fuori porta" fatte con il "suo cardinale" dalla Val D’Aosta alle cene in pizzeria...  Tra i tanti oggetti appartenuti al cardinale Martini impressiona un cartoncino che rievoca la sua ordinazione sacerdotale avvenuta a Chieri il 13 luglio 1952. Dei venti preti novelli della Compagnia di Gesù ordinati quel giorno all’Aloisianum ci sono i gesuiti Pietro Oliana, Sergio Masetto e Lorenzo Saggin che ricordano la «grande saggezza ed equilibrio e memoria infallibile» del loro illustre confratello. Nell’album dei ricordi di questi anziani padri affiorano tante istantanee come «le partite di basket sempre perse da Martini» come sottolinea Oliana o «l’aiuto che mi diede nell’affrontare questioni di teologia», racconta il suo antico compagno di stanza Sergio Masetto. Che aggiunge un particolare: «Mi è rimasto impresso il suo ultimo saluto in carrozzina, il suo bel sorriso e la sua forte stretta di mano. Era il nostro modo di comunicare tra due vecchi amici, io sordo e lui muto, a causa della malattia…».
Le ultime giornate del cardinale Martini sono state cadenzate dalle visite di tante persone illustri e meno note. «Erano incontri intensi – aggiunge don Modena – dove il cardinale soprattutto ascoltava e dove le persone soprattutto malate raccoglievano dalla testimonianza del cardinale tanta consolazione spirituale».
La mente del suo segretario torna agli ultimi incontri di Martini, seduto sulla sua poltrona rossa con i suoi successori sulla cattedra di Ambrogio, pochi giorni prima di morire, i cardinali Dionigi Tettamanzi e Angelo Scola con «il volto e gli occhi commossi dell’attuale arcivescovo di Milano».
«In questi giorni mi torna spesso in mente – conclude don Modena – la frase che mi disse nel 2009 rendendosi conto della gravità della sua malattia: "Vuoi accompagnarmi fino alla morte?" e io, proprio per sdrammatizzare il peso di quella richiesta, replicai: "Eminenza, anche oltre…". Era cosciente di tutto ma ha vissuto anche con leggerezza il dramma della sua afasia e soprattutto si è preparato cristianamente alla Buona Morte».
© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo