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«È il tempo del riscatto di Napoli»
Mimmo Muolo, inviato
21 marzo 2015
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"Dio abita a Napoli". Al termine di una giornata intensa, in cui Papa Francesco solca in lungo e in largo le strade del capoluogo campano e incontra la città ufficiale, quella della sofferenza e quella della fede, assistendo anche, primo Papa nella storia, al liquefarsi del sangue di San Gennaro, queste parole restano come una sorta di eredità permanente della sua visita.

Così come l'invito a "organizzare la speranza" fu il lascito di quella di Giovanni Paolo II del 1979. Dio abita a Napoli perché la speranza è ancora viva, pur tra le mille ferite della città, che Bergoglio ha fasciato con la sua presenza, i suoi gesti e i suoi discorsi.
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La disoccupazione, specie quella giovanile, il lavoro nero che toglie la dignità, la corruzione che "spuzza" (ha detto proprio così), la criminalità organizzata, la difesa dei migranti, che non sono cittadini di serie b, anzi "noi tutti siamo migranti" perché in cammino verso l'adilà. Insomma tutti i temi ormai consueti nel magistero del Pontefice hanno trovato all'ombra del Vesuvio una forza nuova, perché i relativi problemi qui sono vissuti in maniera drammatica e, purtroppo, particolarmente estesa.

Eppure le dodici ore trascorse da Francesco tra Pompei e Napoli non sono state un cahier de doleans, quanto un incoraggiamento a prendere in mano il futuro e a costruirlo alla luce del Vangelo. Sì, "questo è il tempo del riscatto" per tutti. Anche per i criminali e i camorristi ai quali il Papa ha rivolto uno speciale appello alla conversione.

"Cambiare vita è possibile". In fondo è questo il vero miracolo che la città, la regione Campania, potremmo dire l'intero Mezzogiorno d'Italia, aspettano. Il liquefarsi di quel grumo di malvagità, interessi economici, violenza alla natura e agli uomini, sopraffazione, sfruttamento, esclusione che siamo soliti chiamare mafia, camorra, 'ndrangheta. Papa Francesco è venuto a Napoli per far sì che questo avvenga.
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Francesco con il cardinal Sepe e don Patriciello (Ansaweb)

E sulle ferite della città ha versato innanzitutto l'olio della misericordia, invitando tutta la Chiesa partenopea - sacerdoti, religiosi e religiose innanzitutto - a fare altrettanto. Speranza e misericordia sono intimamente connesse, ha detto. E allora è come se con questa visita sia in qualche maniera cominciato l'Anno Santo straordinario appena annunciato. Perché in fondo la vera porta da aprire è quella dei cuori. E a Napoli il Papa ha bussato al cuore di tutti
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Papa Francesco con i giovani (Controluce)
 

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