martedì 22 settembre 2015
Il segretario generale della Cei ha parlato anche delle mine: contraddittorio vendere armi e finanziare gli sminatori dell'Onu.
COMMENTA E CONDIVIDI
"Bisogna fare in modo che chi lucra venga scoperto e non coperto perché non si tratta solo di un reato economico, un problema di cattiva amministrazione, ma è un problema di disonestà morale, del cuore". Così il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, intervenendo ad una tavola rotonda su l'immigrazione nell'ambito del Prix Italia. "Non capisco come la sera si possa andare a letto e aver lucrato sulla povera gente che sta scappando perché perseguitata, per motivi religiosi, gente bisognosa di aiutare i proprii figli per un futuro meno duro e drammatico. I problemi della povera gente, dei profughi, non si risolvono se non si smette di lucrare", ha concluso. Galantino è intervenuto anche sulla questione delle mine. "L'Italia è uno dei principali esportatori di armi. La nazione che vende le mine antiuomo non può essere la stessa che paga le Ong per sminare certi territori. Bisognerebbe che le contraddizioni siano messe in luce per venire a capo poco alla volta" della vicenda dei flussi migratori. Galantino ha poi parlato anche del viaggio del Pontefice a Cuba e negli Stati Uniti, che secondo lui "fa tutt'uno con il viaggio a Lampedusa, col Sinodo e l'Anno giubilare". Del Pontefice, Galantino ha detto: "Abbiamo un uomo innamorato delle persone, dell'umanità. Il Papa non ha paura di andare negli Stati Uniti a dire che il problema dei profughi non si risolve se non si smette di lucrare sulla povera gente", ha concluso Galantino.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: