martedì 5 maggio 2015
​Monsignor Galantino a Milano incontra le 37 realtà ecclesiali che fanno parte della "Rete": "Promuovete la cultura dell'incontro". (Lorenzo Rosoli)
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Il Convegno ecclesiale di Firenze «non vuole essere un luogo di discussioni accademiche», ma un’esperienza di Chiesa che ci aiuta «a fissare negli occhi gli umanesimi negati» del nostro tempo, affinché «in Cristo Gesù possano diventare umanesimi riusciti». È lo scenario additato dal vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, incontrando a Milano le «Reti della Carità» promosse a livello nazionale dall’Associazione «Amici Casa della Carità». La trama di opere, testimonianze, esperienze di servizio ai poveri, agli ultimi, ai sofferenti, che nelle «Reti della Carità» trova un itinerario condiviso, può aiutare la Chiesa italiana ad assumere sempre più in profondità l’idea che essere Chiesa povera per i poveri «non è un’eccezione, non è un di più, una nota di colore, ma fa parte della missione stessa della Chiesa» e ne è «la norma», ha sottolineato Galantino. «Provocateci a guardare l’altro negli occhi, aiutateci a costruire insieme una cultura dell’incontro, insegnateci a lasciarci evangelizzare dai poveri», ha chiesto il segretario generale della Cei ai rappresentanti delle 37 realtà di tutta Italia raccolte nelle «Reti della Carità», cammino avviato nel 2013. Mostrateci come servendo i poveri si può diventare «persone riconciliate e gioiose» e, nella logica della trasfigurazione, «portate una luce nuova sul quotidiano», ha detto ancora Galantino, rileggendo le «cinque vie» del Convegno di Firenze – uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. L’incontro – svoltosi nella sede di Casa della Carità, l’opera segno voluta dal cardinale Carlo Maria Martini alla periferia di Milano – ha guardato al Convegno di Firenze nella luce del magistero, delle parole, dei gesti di papa Francesco rivolti ad una Chiesa chiamata sempre più a partire dalle periferie, a farsi davvero Chiesa povera per i poveri e con i poveri. Gesti come quello ricordato da Galantino – il Papa che invita i poveri nella Cappella Sistina «e arriva un quarto d’ora prima per accoglierli». Un dialogo a più voci, quello col segretario della Cei: da don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della Carità («La Chiesa non è una ong, non riduciamo i poveri ad assistiti, non perdiamo mai – come Chiesa – la centralità della dimensione spirituale»), al sociologo Enrico Finzi, da Livia Pomodoro, già presidente del Tribunale di Milano, a don Giovanni Nicolini, a don Nandino Capovilla, fino ai vescovi di Pavia Giovanni Giudici (che ha ricordato il legame fra lotta alla povertà e promozione della pace) e di Grosseto, Rodolfo Cetoloni («Papa Francesco ci dice che il Vangelo è vero e possibile», non utopia ma «verità che si può realizzare»).
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