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L'iniziativa
«Ventiquattr’ore per il Signore»
Matteo Liut
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Sarà un giorno per ritrovare «la verità su stessi» e la luce della misericordia nelle tante notti che circondano l’uomo. Così l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, presenta 24 ore per il Signore, l’iniziativa, promossa dallo stesso dicastero, in programma i prossimi 28 e 29 marzo a Roma. Un evento che verrà vissuto in concomitanza in numerose diocesi del mondo.

Da dove nasce l’iniziativa?
Da un lato c’è il prezioso contributo del Sinodo sulla nuova evangelizzazione, durante il quale molti padri sinodali hanno ricordato l’importanza della Riconciliazione, sacramento “fratello” del Battesimo. Dall’altro c’è il costante messaggio di misericordia che papa Francesco quasi quotidianamente rivolge alla Chiesa. Per questo abbiamo pensato che fosse utile nel periodo della Quaresima offrire un momento per la riconciliazione con Dio e con se stessi. La speranza è che l’evento – posto a ridosso della IV domenica di Quaresima, nella quale il Vangelo propone il tema della misericordia – possa diventare una tradizione nella vita della Chiesa come espressione dell’impegno per la nuova evangelizzazione.

Come ha accolto il Papa l’iniziativa?
Ne è stato molto contento, l’ha accolta con entusiasmo e con gioia. E poi ha voluto lui stesso viverla in prima persona. Venerdì 28 marzo, infatti, alle 17 nella Basilica di San Pietro il Papa presiederà la celebrazione penitenziale, durante la quale anche lui ascolterà delle confessioni.

Cosa prevede poi «24 ore per il Signore»?
Terminato il momento della celebrazione liturgica in San Pietro, inizierà il tempo dell’invito alla città e ai fedeli a ritrovare se stessi. Tre chiese nel centro storico rimarranno aperte fino a notte inoltrata: sono la chiesa di Sant’Agnese in piazza Navona, la chiesa delle Stimmate in largo Argentina e la Basilica di Santa Maria in Trastevere. Tre luoghi che si trovano nelle zone più frequentate nella sera e nella notte dai nostri giovani. In questi tre punti della città ci saranno alcuni giovani – appartenenti a diverse realtà – che saranno dei veri «nuovi evangelizzatori», invitando i loro coetanei a entrare in Chiesa, dove troveranno dei sacerdoti disponibili all’ascolto e a celebrare il sacramento della Riconciliazione. Ma in chiesa troveranno anche il Signore nel Sacramento della Santissima Eucaristia che sarà esposto. Verrà offerto, quindi, il silenzio dell’adorazione che è il primo passo per rientrare in se stessi.

Si tratta quindi di un momento pensato solo per i giovani?
Certo che no: la necessità di ritrovare se stessi e di cogliere l’essenziale della vita ponendosi davanti a Dio e alla sua misericordia riguarda tutti, nessuno escluso. Anche per questo, sabato 29 marzo, dalla mattina fino al tardo pomeriggio continuerà l’esperienza dell’accoglienza e della Riconciliazione per chiunque lo voglia. Poi la conclusione si terrà nel Santuario della Misericordia, la chiesa di Santo Spirito in Sassia, dove alle 17 si celebreranno i Vespri.

Il Pontificio Consiglio ha allargato l’invito a tutte le diocesi, vi sono già state adesioni?
Abbiamo esteso questa iniziativa a tutta la Chiesa nel mondo e sono rimasto piacevolmente stupito dalle numerose risposte entusiaste al nostro invito. Molti vescovi hanno accolto con favore l’iniziativa e la vivranno anche loro. Ciò dimostra che si tratta di un’iniziativa che risponde a un’esigenza pastorale molto sentita dalle comunità di tutto il mondo.

La Confessione, quindi, è ancora un sacramento attuale?
Io sono convinto che il sacramento della Riconciliazione abbia una profonda valenza antropologica, perché aiuta l’uomo a capire davvero chi è, facendo proprio l’esperienza di quella misericordia e di quell’amore di Dio di cui ci parla spesso papa Francesco. Ecco perché oggi la Confessione attira sempre più persone.
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