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Verso il Concistoro
Bassetti: «Al servizio dell’umanità ferita»
Giacomo Gambassi
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Non è ancora entrato nella prospettiva di sentirsi chiamare «eminenza». E a chi lo avvicina immaginandolo già con la porpora risponde con il sorriso che lo caratterizza e l’ironia tutta toscana: «Resto un parroco di campagna». L’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, è il nuovo cardinale italiano «a sorpresa» del Concistoro che si apre oggi.

Lo racconta lui stesso alla vigilia della sua partenza per Roma, fra un appuntamento e l’altro della sua fitta agenda che non ha modificato di una virgola dopo l’annuncio di papa Francesco. «Allo stupore iniziale – ammette – è seguita una certa trepidazione per l’alta responsabilità cui il Pontefice mi chiama».

Sabato, alle 11, nella Basilica di San Pietro riceverà da Bergoglio la berretta insieme con altri diciotto cardinali. «Alla soglia dei settantadue anni – afferma il neo porporato originario di Marradi sull’Appennino tosco-romagnolo, ma fiorentino d’adozione – mi metto a servizio della Chiesa universale attingendo all’esperienza di quarantotto anni di sacerdozio durante i quali sono stato anche formatore in Seminario e all’esperienza di vescovo maturata in due decenni».

Più volte Bassetti si è soffermato sulla «nuova stagione» che la Chiesa sta sperimentando. «Siamo davanti a profonde trasformazioni sociali – chiarisce –. L’umanità sembra non riconoscere più i segni della presenza del divino. Però nel profondo dell’animo umano riecheggiano i grandi interrogativi della vita. Ecco, la Chiesa che è madre e maestra ha il compito di suscitare nel cuore di tutti l’anelito alla dignità, alla bontà, al bene supremo. Papa Francesco desidera una Chiesa aperta e vicina all’uomo dei nostri giorni. Un uomo spesso ferito che, però, cerca quel Dio che si è incarnato nella storia e che gli è venuto incontro col suo amore infinito».

Nel Dna di Bassetti c’è l’attenzione alla formazione dei sacerdoti che ha segnato il suo ministero: del resto è stato sia rettore del Seminario di Firenze, sia visitatore dei Seminari d’Italia per dieci anni. «Abbiamo bisogno di preti che sappiano stare nel mondo e, al tempo stesso, siano autentici cercatori del volto di Dio. Oggi i sacerdoti hanno necessità di personalità e coscienze ben formate, pronte a resistere ai condizionamenti mondani. I giovani che si incamminano verso il presbiterato devono essere consapevoli che si tratta di una scelta radicale. Perciò serve il sostegno delle realtà in cui vivono, a cominciare dalla famiglia».

Proprio la famiglia sarà al centro dell’assemblea del Sinodo dei vescovi che si terrà a ottobre. «Secondo la conversione pastorale proposta dal Papa – spiega Bassetti – occorre far capire ai fidanzati che l’indissolubilità del matrimonio è una buona notizia, prima che una norma canonica. La volontà di unire le esistenze non è affidata soltanto alle proprie forze ma è il Signore che si compromette con i coniugi. E questa prospettiva può contribuire a rendere la pastorale familiare meno astratta e più evangelica».
Anche la Chiesa italiana sta vivendo un «cambiamento», come si legge nel comunicato finale dell’ultimo Consiglio permanente.

Lo Statuto della Cei è oggetto di una rivisitazione. Fra i temi c’è la valorizzazione delle Conferenze episcopale regionali. «L’impegno ecclesiale nel nostro Paese è ricco e variegato – sottolinea il cardinale –. Per questo l’apporto fruttuoso di tutte le Chiese particolari alla vita nazionale è senz’altro un valore e va potenziato». Sulla questione della scelta del presidente, l’episcopato italiano si è espresso perché la nomina continui a essere riservata al Papa. «C’è chi ha commentato questa preferenza come un’indicazione non coraggiosa. Ma è un’interpretazione non condivisibile – precisa Bassetti –. Le Conferenze episcopali regionali hanno parlato liberamente sulle varie possibilità e hanno inviato le loro osservazioni. Definirei peculiare la condizione della Cei in quanto si colloca nel Paese dove si trova la cattedra di Pietro. E con la Sede apostolica deve mantenere uno speciale legame».

Papa Francesco chiede una Chiesa «povera». «A qualcuno – sostiene l’arcivescovo – può sembrare difficile pensare la Chiesa italiana come "povera". Eppure le nostre parrocchie esprimono un’attenzione costante verso chi è nel bisogno. Quella italiana è dunque una Chiesa che conosce le povertà. E le accoglie in molte comunità che sanno rifiutare lo spreco e il consumismo». A questo punto il neo cardinale cita un’espressione di don Tonino Bello, il vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi di cui è in corso la causa di beatificazione. «Questa luminosa figura parla di una Chiesa della stola e del grembiule. Facciamo nostra la sua intuizione pensando a una Chiesa in grado di servire l’uomo stando immersa nelle sue sofferenze e in dialogo con tutti».

Il Paese fa i conti con l’allarme disoccupazione. «La mancanza di lavoro è uno dei drammi di oggi, forse il più grave – dichiara Bassetti –. Chi è privo di un impiego si sente violato nella sua dignità. Perché senza lavoro non c’è né futuro, né speranza. Durante la visita pastorale che sto compiendo vedo molti stabilimenti vuoti. Quei capannoni richiamano le difficoltà degli imprenditori che hanno una sana visione della loro attività e i problemi delle famiglie che devono sentire a fianco la comunità ecclesiale». Così la mente del cardinale va a chi ha responsabilità istituzionali. «L’impegno sociale è parte integrante della vita cristiana. Bisogna tornare con urgenza a scommettere sulla formazione socio-politica. Per il credente, il servizio nell’ambito politico è un grande atto di carità. E i giovani ne devono essere consapevoli».
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