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ASSEMBLEA DEI VESCOVI
Bagnasco: «Siamo
al bivio dell'umano»
 
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L'ora è «urgente» e bisogna «pensare alla gente». È così che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, si è rivolto ai vescovi riuniti nella 65esima Assemblea generale Cei. «Le vicende che hanno segnato il nostro Paese sul piano politico e istituzionale devono far riflettere e innescare un serio esame di coscienza - scrive il cardinale arcivescovo di Genova, nella sua prolusione -: tutti abbiamo bisogno di convertire il cuore e la vita, ma questa generalizzazione non può essere intesa come una sorta di “male comune” assolutorio, specialmente se si portano responsabilità pubbliche. In questi tempi abbiamo visto, ad alti livelli, gesti e disponibilità esemplari che devono ispirare tutti; ma anche situazioni intricate e personalismi che hanno assorbito energie e tempo degni di ben altro impiego, vista la mole e la complessità dei problemi che assillano famiglie, giovani e anziani».

Dopo il responso delle urne, per Bagnasco, «i cittadini hanno il diritto che quanti sono stati investiti di responsabilità e onore per servire il Paese, pensino al Paese senza distrazioni, tattiche o strategiche che siano. Pensare alla gente: questa è l’unica cosa seria. Pensarci con grandissimo senso di responsabilità, senza populismi inconcludenti e dannosi, mettendo sul tavolo ognuno le migliori risorse di intelletto, di competenza e di cuore. Allora insieme è possibile. Non bisogna perdere l’opportunità, né disperdere il duro cammino fatto dagli italiani. L’ora è talmente urgente che qualunque intoppo o impuntatura, da qualunque parte provenga, resteranno scritti nella storia».

Così, ha proseguito Bagnasco «la famiglia – patrimonio incomparabile dell’umanità – che ancora una volta ha dato prova di sé rivelandosi il primo e principale presidio non solo della vita, ma anche di energie morali e di tenuta sociale ed economica: fino a quando potrà resistere senza politiche  consistenti, incisive e immediate? Essa è un bene universale e demolirla è un crimine; affonda le sue radici nell’essere dell’uomo e della donna, e i figli sono soggetto di diritto da cui nessuno può prescindere. La famiglia non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità, e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dall’ordinamento. Il grave problema demografico – che in alcuni Paesi europei è stato affrontato con buoni risultati – quando sarà preso in seria considerazione senza rimandi o depistaggi che nulla hanno a che fare con le urgenze reali? Viene da chiedersi se la possibilità di futuro valga ancora nella sensibilità pubblica: la capacità di affrontare il presente con gli occhi del futuro disegna il volto dei veri statisti».

«L’urgenza di superare la crisi economica non deve far dimenticare il fronte delicatissimo e fondativo della vita umana» è stato un altro dei passaggi della prolusione del cardinal Bagnasco. «È, questo, un campo non solo sempre aperto, ma anche esposto a derive ulteriori. È doverosa la continua, attiva attenzione della comunità cristiana e di quanti – non sono pochi – riconoscono l’evidenza della vita umana in tutti i suoi momenti e forme; tanto più bisognosa di tutela e di cura quanto più è debole e indifesa. Per questa ragione i Vescovi italiani hanno aderito con ferma convinzione all’iniziativa dei Movimenti per la Vita che sono in Europa al fine di una significativa raccolta di firme, perché le Istituzioni Europee riconoscano in pieno lo “Statuto dell’embrione” e sospendano ogni finanziamento finalizzato alla sperimentazione sugli embrioni umani. Salutando i partecipanti alla recente “Marcia per la vita”, il Papa aggiungeva: “Mi piace ricordare anche la raccolta di firme che oggi si tiene in molte parrocchie italiane al fine di sostenere l’iniziativa europea ‘Uno di noi', per garantire protezione giuridica all’embrione, tutelando ogni essere umano sin dal primo istante della sua esistenza” (Regina coeli, 12.5.2013)».

Le piaghe dell'azzardo e del violenza sulle donne, come l'argomento della legalità («la malavita vorrebbe espandere i suoi tentacoli nel vissuto del popolo cristiano, ma incontra presenze ferme e coraggiose» nelle Chiese del meridione) e del riposo festivo («il lavoro domenicale sottomette l'uomo all'economia» ) trovano spazio nelle riflessioni del presidente della Cei, insieme all'esempio di una «moltitudine sana, seria e generosa» che in Italia lavora ed è il nerbo portante del Paese. «Questo popolo, l’Italia l’ha visto recentemente in una tragedia che ha colpito l’anima della Nazione proprio nel porto della mia Genova - ha detto Bagnasco - Il fatto è noto, forse meno la dignità, la forza e la fede dei familiari delle vittime – militari e civili – di tanti giovani amici e colleghi, che mi hanno confidato parole e sentimenti, pensieri e propositi che sono frutto commovente di una fede essenziale e radicata».​

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