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Dopo la strage del 4 marzo
Le suore: non lasceremo lo Yemen
Ilaria Solaini
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Suore Missionarie della Carità in preghiera dopo la strage in Yemen
​Le suore Missionarie della Carità in preghiera dopo l'uccisione in Yemen di quattro consorelle

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Le Missionarie della Carità dopo il massacro avvenuto in Yemen non abbandoneranno la loro opera in quel Paese, ma “continueranno a servire i poveri e i bisognosi”. Lo si legge in una nota ufficiale della Congregazione delle suore Missionarie della Carità: “Madre Teresa è sempre stata negli angoli più remoti del mondo, indipendentemente dalla situazione locale” hanno ricordato.

La popolazione locale “amava le suore di Madre Teresa uccise a Aden, ammirava il loro modo di servire gli altri senza guardare all'appartenenza religiosa, ma solo alla scelta di prediligere chi ha più bisogno. Questo suscitava simpatia e affetto tra il popolo. E forse proprio questo dava fastidio”. È la voce del vescovo Paul Hinder, vicario apostolico per l'Arabia meridionale che ha voluto suggerire quale sia statala radice dell'odio “diabolico” - secondo l'espressione usata da Papa Francesco – che ha mosso il commando armato responsabile della strage compiuta venerdì scorso nella città portuale yemenita alla “Mother Theresa's Home.

La rivista del Pontificio Istituto Missioni Estere, Mondo e Missione ha pubblicato una foto dell'Afp che ritrae una manifestazione di protesta svoltasi sabato 5 marzo fuori dal dipartimento della sicurezza della città yemenita. «Non è rimasta indifferente la gente dello Yemen alla strage che ha colpito venerdì la casa delle Missionarie della Carità ad Aden. La morte delle suore e di quanti operavano nella casa per anziani e disabili è un tragico segno delle sofferenze di tutta la popolazione yemenita, per una guerra sulla quale il mondo ha chiuso gli occhi per troppo tempo».
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Il vescovo Hinder conferma che al momento non si hanno notizie certe del sacerdote salesiano Tom Uzhunnalil, che si trovava presso la residenza assaltata dai terroristi e risulta tuttora scomparso: “supponiamo che sia ancora nelle mani degli assalitori, e gli apparati yemeniti stanno cercando di trovarlo, ma finora le ricerche non hanno avuto esito” ha spiegato il vicario apostolico.
Intanto suor Sally, la madre superiora della comunità, nativa del Kerala e scampata alla strage, si prepara a lasciare lo Yemen. Circa un anno fa, quando in quel Paese è esploso il conflitto tra le forze governative e i ribelli Huthi, il vescovo Hinder ricorda di essersi confrontato con le suore sull'opportunità della loro permanenza in uno scenario divenuto a alto rischio. “Loro” ricorda il vicario apostolico dell'Arabia meridionale “mi dissero che non c'era niente da discutere: non sarebbero andate via, qualsiasi cosa fosse capitata, perché desideravano rimanere accanto a quelli che erano stati loro affidati. Era evidente che da parte di quelle suore inermi non si trattava di una esibizione di eroismo, ma solo del loro desiderio di seguire Cristo. Ho rispettato la loro scelta, e sono certo che il loro martirio porterà frutto, anche per le vite dei cristiani che vivono nella Penisola arabica”. 

Nelle foto dei corpi straziati delle vittime, si vede che al momento della strage le su ore indossavano grembiuli da cucina sopra il loro abito religioso.  
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Le reazioni e il cordoglio in India
A Calcutta, nella casa madre, le suore Missionarie della Carità hanno celebrato una Eucaristia in suffragio delle loro consorelle uccise in Yemen. Anche i vescovi indiani, riuniti nella loro assemblea plenaria a Bangalore fino al 9 marzo, sempre riferendosi al massacro avvenuto il 4 marzo a Aden, in Yemen, hanno espresso: “Preoccupazione, sdegno e dolore per il vile attacco”. Nel quale sono state uccise quattro religiose che appartenevano alla Congregazione delle Missionarie della Carità, e una di loro è suor Anselma, indiana, della diocesi di Gumla, nello stato indiano di Jharkhand.
I vescovi - come riportato dall'agenzia Fides - si sono riuniti in una speciale preghiera per le vittime, esprimendo profonde condoglianze alla Congregazione fondata da Madre Teresa di Calcutta: «Questi attacchi brutali ai missionari cristiani da parte di menti malvagie non scoraggeranno il nostro impegno a servire i poveri e gli ammalati» hanno aggiunto i vescovi indiani che hanno «auspicato il pronto rilascio del salesiano indiano padre Tom Uzhunnalil, sequestrato e tuttora nelle mani dei terroristi che hanno compiuto il massacro».
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