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Quaresima, ecco i peccati su internet
Piergiorgio Greco
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Nell’epoca dell’esplosione delle “relazioni” attraverso Internet, l’uomo si riscopre sempre più solo. Ma il Dio di misericordia non resta indifferente, per mezzo della Chiesa lo libera anche da questa solitudine, che rappresenta il rischio reale dei tempi della Rete.

Ne è certo don Mauro Cozzoli, docente di teologia morale alla Pontificia Università Lateranense, che ha tenuto nei giorni scorsi un corso di aggiornamento nel Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, in Abruzzo. Un appuntamento per approfondire “il ministero della misericordia nel Sacramento della penitenza”, cuore dell’Anno giubilare che sta entrando nel vivo. E non a caso, tra i sacerdoti presenti, anche tre missionari della misericordia che hanno ricevuto il mandato da papa Francesco. Al convegno ha portato il suo saluto anche Michele Seccia, vescovo di Teramo-Atri. 

Tanti i temi affrontati, tra cui anche il nuovo fronte dei peccati informatici: un elenco in continuo aggiornamento, che contempla chat ingannevoli, uso di social network per diffama- zione e cyberstalking, falsi account ed e-mail anonime o con indirizzo falsificato per truffe bancarie via internet, siti pornografici, pirateria informatica, hackeraggio. «Ma tutto – spiega don Mauro Cozzoli – va ricompreso nel più ampio significato dell’esperienza della penitenza e soprattutto della misericordia, filo conduttore e password del pontificato di Francesco, che implica miseria e cuore. Se quest’ultimo è il nucleo della persona, la miseria umana, che è il male, prende tante forme. In tutte le precarietà umane, materiali e psicologiche, la misericordia è dono. Nei confronti di quella morale, che significa male compiuto e subito, è perdono. Ma soprattutto misericordia è virtù relazionale: relazione di Dio con l’uomo in Gesù Cristo, che è Misericordiae vultus», come indica il titolo della Bolla di indizione del Giubileo.
 
«Mediante la Chiesa – prosegue il teologo – la misericordia per l’uomo è compassione e consolazione: si fa carico del suo dolore, della sua sofferenza, ed entra nella solitudine dell’altro, liberandolo dal suo male, che né scienza né psicologia riusciranno mai a cancellare». Proprio la tragica condizione di solitudine caratterizza i giorni nostri. «Quando parliamo di peccati informatici partiamo dall’individuo che da solo accende un compu-ter, entra nella Rete, stabilisce una molteplicità di relazioni. Davanti a sé ha una piazza enorme e virtuale, che ampia la sua relazionalità, ma non a partire da una comunità familiare, ecclesiale, sociale, ma solo da se stesso. Questo uomo solo si apre a un mondo ambivalente: ricco di possibilità, ma anche di rischi. Il problema dunque è soprattutto la tentazione, prima ancora del peccato. Se non c’è una formazione virtuosa della passionalità, la persona cade più facilmente». 

La Chiesa si sta attrezzando per comprendere questi fenomeni. «Tanti confessori – sottolinea il docente della Lateranense – non hanno avuto una formazione di questo tipo e, quindi, c’è una carenza ma anche un grande interesse. Ci si sta comunque muovendo per formare i formatori, e individuare un’azione catechistica e pastorale per aiutare le persone a riorientare il loro sguardo dal rischio del male al bene che la Rete può offrire». 

Tra i partecipanti, anche padre Fernando Taccone, passionista del Santuario della Madonna della Visitazione a Sant’Arcangelo di Romagna e missionario della misericordia. «La nostra epoca – racconta – ci sta aprendo nuovi orizzonti da approfondire, come i peccati informatici. Per questo, ci stiamo attrezzando sempre di più per affrontare al meglio la meravigliosa opportunità che il Papa ci ha concesso per questo Anno della misericordia. Con questo dono contribuiamo a portare nel mondo la potenza salvifica del perdono di Dio».
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