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Festa liturgica
Cascia, festa di S. Rita. Il cardinal Harvey: «Porta luce e tepore in tanti cuori bui e freddi»
Francesco Carlini
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​Migliaia di pellegrini sono saliti a Cascia giovedì 22 maggio per rendere omaggio a Santa Rita nel giorno della sua festa liturgica e per deporre nelle “sue mani” il proposito di imitarne le virtù, in particolar modo quelle del perdono, della pace, della carità e della sofferenza. C’erano devoti provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo; molti i giovani, i bambini, le donne in attesa di un figlio, le coppie di fidanzati e giovani sposi. Il solenne pontificale è stato presieduto dal cardinale James Michael Harvey, arciprete della basilica papale di San Paolo fuori le Mura in Roma. Con il Porporato hanno concelebrato: l’arcivescovo di Spoleto-Norcia monsignor Renato Boccardo, che ha fatto gli onori di casa; il vescovo emerito di Orvieto-Todi monsignor Giovanni Scanavino; il vescovo di Gap et Emburn (Francia) monsignor Jean Michel Di Falco; il vescovo di Nkongsamba (Camerun) monsignor Dieudonné Espoir Atangana; il priore generale degli agostiniani padre Alejandro Anton Moral; diversi sacerdoti diocesani e religiosi.

«Venire a Cascia – ha detto il cardinale Harvey all’inizio dell’omelia – è sempre un’esperienza bellissima, intensa, ricca di emozione e di suggestioni. Direi che voi, abitanti di questa terra, dal punto di vista spirituale siete fortunati, perché praticamente tutto parla di Dio, tutto è voce di Dio. Questo territorio è segnato profondamente da una delle tante figure meravigliose della Chiesa cattolica: Rita di Roccaporena. Nei suoi resti mortali vediamo il corpo esile di una donna piccola di statura ma grande nella santità, conosciuta nel mondo intero per la sua eroica esistenza cristiana di sposa, di madre, di vedova e di monaca. Il suo messaggio ci fa capire che la santità può fiorire in ogni condizione sociale. Ella – ha proseguito Harvey - nel corso della vita si abbandonò totalmente nelle mani del Signore: qui sta il segreto della sua serenità in ogni prova. Come la rosa, Rita ha saputo fiorire, nonostante le spine che la vita le ha riservato, donando il buon profumo dell’amore di Cristo e portando luce e tepore in tanti cuori, bui e freddi». Essere devoti di questa Santa, dunque, esige impegno e conversione di cuore. «L’umile donna di Roccaporena – ha continuato il Cardinale - insegna che all’esperienza di generare frutti buoni si devono associare sentimenti cattivi, abitudini che rendono l’uomo egocentrico ed egoista, atteggiamenti irriguardosi e violenti, pensieri maliziosi, supposizioni malevole, invidie, gelosie ed inutili orgogli. È qui allora che con determinazione siamo chiamati a potare, a correggere: questi tagli, talora molto dolorosi, purificano la nostra vita e fanno scorrere con maggiore freschezza la linfa dell’amore del Signore».
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