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Giuseppe Momigliano
«Rifuggire dall'egoismo segno di rispetto per l'altro»
GIACOMO GAMBASSI
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Vuole la tradizione ebraica che la decima Parola, Non desidererai, possa contenere tutte le altre nove del Decalogo e chi la osserva sia considerato una persona che rispetta le leggi del Signore. «Essa va vista come il punto di arrivo dei Comandamenti», spiega il rabbino capo di Genova, Giuseppe Momigliano, che come presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia firma con l’arcivescovo Bruno Forte il sussidio Cei per la ventesima Giornata di riflessione ebraico-cristiana. Il motivo è frutto di un’interpretazione della Scrittura che può essere di aiuto anche per la comunità cristiana. «La decima Parola – afferma il rabbino – è legata alla capacità di gestire, di controllare i desideri: richiede un elevato livello di fede e un profondo sentimento di amore per il prossimo insieme con un’impo- stazione di vita, di pensiero e di azione che si realizzata attraverso l’adempimento puntuale del Decalogo. Se tutto ciò avviene, allora si riesce ad avere un rapporto con l’altro che sarà valorizzato nella sua natura, nella sua identità, nella sua dignità e non in quanto possessore di beni».


È la sintesi dell’ultimo Comandamento. «La decima Parola – osserva Momigliano – ci dice che non vanno messi al primo posto i nostri desideri, dominati magari dalla cupidigia e della bramosia, ma le necessità di coloro che il Signore ci pone a fianco». Il Comandamento presenta alcune varianti fra l’Esodo e il Deuteronomio. In particolare cambia l’ordine di presentazione degli oggetti proibiti del desiderio: nell’Esodo c’è al primo posto la “casa del tuo prossimo”; nel Deuteronomio la “moglie”.


«Le due versioni si integrano a vicenda, ossia permettono di comprende il messaggio di Dio nella sua articolazione – chiarisce il rabbino –. Nell’Esodo il vocabolo “casa” non indica semplicemente un elemento materiale ma tutta la sfera della vita privata che non deve essere oggetto di invidia da parte di estranei. Il Deuteronomio enumera invece gli oggetti proibiti in base alla gravità dell’azione che ne consegue: pertanto il desiderio della donna sposata, con la possibile conseguenza di un adulterio, è codificato come l’azione da proibire in assoluta pri- ma istanza». Secondo il Midrash – uno fra i metodi rabbinici di interpretazione – i Comandamenti possono essere letti in base alla posizione che occupano nelle due tavole della Legge. Così la decima Parola ha come parallelo il Comandamento Onora tuo padre e tua madre. 


«La concupiscenza, i disegni di sopraffazione costituiscono valori negativi di cui si deve tenere conto in un percorso educativo – sottolinea il presidente dell’Assemblea rabbinica –. E i genitori hanno diritto al rispetto dei figli nella misura in cui li abbiano educati a virtù positive. Se trasmettono esempi deleteri, finiscono con il ritrovarsi una prole che, educata a un criterio basato sull’egoismo e sul piacere, non avrà sviluppato sentimenti profondi neppure nei confronti degli stessi genitori». Con la Giornata di quest’anno si conclude il cammino di confronto sul Decalogo. «È stata un’occasione di conoscenza reciproca per far emerge le rispettive interpretazione del testo sacro, seppur nelle peculiari differenze. Nella nostra tradizione i dieci Comandamenti rimandano al giusto equilibrio fra le legittime aspirazioni dell’animo umano e i limiti a ciò che è da ricercare e desiderare, a quanto è ambìto solo per apparenza, a quello che comporta conseguenze dannose». E oggi papa Francesco visiterà la sinagoga di Roma. «Se i precedenti incontri con i Pontefici potevano essere visti come momenti di cambiamento anche epocale – conclude Momigliano –, in questa occasione si percepisce una continuità nel rinnovato rapporto fra le due fedi che questa visita viene a confermare. Da evidenziare che adesso il dialogo si sviluppa anche su temi di attualità, a cominciare dall’urgenza di ribadire la fiducia fra le diverse comunità religiose come testimonianza di pace in un mondo smarrito e piegato dalla violenza». 
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