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Dalla parte dei piccoli
Pedofilia, il boomerang delle accuse Onu
Salvatore Mazza
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​L'attacco è frontale, durissimo. Un j’accuse pesante come un macigno, che il Comitato Onu per i diritti del fanciullo, dopo l’audizione del 14 gennaio scorso, scaglia nel suo documento conclusivo contro la Santa Sede, addebitandole il fatto che continuerebbe a violare la Convenzione sui diritti dell’infanzia, e criticando il Vaticano anche per le sue posizioni su omosessualità, contraccezione e aborto. Un documento che la Santa Sede, nel prenderne atto e assicurando che «le osservazioni sui propri Rapporti... saranno sottoposte a minuziosi studi ed esami nel pieno rispetto della Convenzione», nella sostanza respinge al mittente, mentre esprime «rincrescimento» nel «vedere in alcuni punti delle Osservazioni Conclusive un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa».

In effetti il documento in questione, una volta assorbito l’impatto dei toni usati, appare del tutto surreale – se non cialtrone – e tale da far nascere più di un sospetto. Come per esempio quelli di cui si è fatto interprete monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente vaticano presso gli Uffici Onu a Ginevra (fu lui il 14 gennaio a presentare i Rapporti della Santa Sede alla Commissione): «Sembra quasi – osserva rispondendo alla Radio Vaticana sul testo diffuso ieri – che fosse già stato preparato prima dell’incontro del Comitato con la delegazione della Santa Sede, che ha dato in dettaglio risposte precise su vari punti, che non sono state poi riportate in questo documento conclusivo o almeno non sembrano essere state prese in seria considerazione»; o quando aggiunge che «probabilmente delle Organizzazioni non governative - che hanno interessi sull’omosessualità, sul matrimonio gay e su altre questioni - hanno certamente avuto le loro osservazioni da presentare e in qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica».

In effetti, nel leggere il testo rilasciato dal Comitato dell’Onu, questi sospetti - e anche altri, come vedremo – appaiono più che fondati. Al punto che ancora Tomasi, nella stessa intervista, osserva come «non si può in due minuti rispondere certamente a tutte le affermazioni fatte - alcune molto scorrette - nel documento conclusivo del Comitato». Ciò non toglie che «la Santa Sede risponderà, perché è un membro, uno Stato parte della Convenzione», che ha ratificato e dunque «intende osservare nello spirito e nella lettera... senza aggiunte ideologiche o imposizioni che esulano dalla Convenzione stessa». E, proprio a questo riguardo, cita per esempio come «la Convenzione sulla protezione dei bambini nel suo preambolo parla della difesa della vita e della protezione dei bambini prima e dopo la nascita; mentre la raccomandazione che viene fatta alla Santa Sede è quella di cambiare la sua posizione sulla questione dell’aborto! Certo – aggiunge Tomasi – quando un bambino è ucciso non ha più diritti! Allora questa mi pare una vera contraddizione con gli obiettivi fondamentali della Convenzione, che è quella di proteggere i bambini. Questo Comitato non ha fatto un buon servizio alle Nazioni Unite, cercando di introdurre e richiedere alla Santa Sede di cambiare il suo insegnamento non negoziabile».

Di simili contraddizioni il documento, in effetti, è pieno. Come di alcune incongruenze che, se non fossero sintomo di una (colpevole) superficialità, sarebbero quasi da ridere. Come quando ad esempio si sollecita la Santa Sede ad adeguare sul tema della protezione dell’infanzia il suo «Codice canonico» (sic) alle indicazioni della Convenzione, ignorando evidentemente due cose: la prima, che il Codice canonico si occupa di altro e, la seconda, che lo Stato della Città del Vaticano s’è dato una legislazione per contrastare la pedofilia che, se fosse presa a parametro per misurare le altre legislazioni in materia, metterebbe "fuori legge" praticamente tutto il resto del mondo.
Con la vigorosa scossa impressa da Benedetto XVI, oggi del resto il Vaticano affronta i casi di pedofilia nella Chiesa «con un’esigenza di trasparenza», ha affermato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, e la prova è che «nei prossimi giorni o settimane» dettaglierà il piano e «il funzionamento della commissione creata per prevenirli».

Lombardi, raggiunto a Madrid dove si provava per un incontro promosso dalla Conferenza episcopale spagnola, nel commentare il rapporto dell’Onu ha osservato che «molto spesso si sono fatte spiegazioni molto ideologiche o parziali e noi dobbiamo dettagliare quali sono i problemi, continuare a rispondere a questi attacchi, spiegare la posizione della Chiesa». Il portavoce ha poi sottolineato che il cambiamento «più positivo e significativo» introdotto dal papa Francesco è «essere riuscito a cambiare la percezione del messaggio della Chiesa», anche se «nella sostanza, il magistero della Chiesa ha continuità. Non c’è una grande rivoluzione».
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