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Monsignor Meneghello riconosciuto «Giusto fra le nazioni»
Ilaria Solaini
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​Una pronipote di monsignor Meneghello a Firenze per il riconoscimento di «Giusto fra le nazioni»

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Monsignor Giacomo Meneghello, per tanti anni segretario del cardinale Elia Dalla Costa, è stato riconosciuto “Giusto fra le Nazioni” dal Museo Yad Vashem di Gerusalemme per il suo impegno e l’aiuto dato a centinaia di ebrei durante la seconda guerra mondiale, quando era segretario dell’allora arcivescovo di Firenze, il cardinale Elia Dalla Costa.



La medaglia alla sua memoria è stata consegnata nell’Arcivescovado di Firenze: a riceverla Clodovea Pranovi, una pronipote che abita a Firenze (discendente di una delle sei sorelle di monsignor Meneghello). Alla cerimonia sono intervenuti l'arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, l’ambasciatore d’Israele in Italia Naor Gilon e Sara Cividalli della Comunità Ebraica Firenze.

Il riconoscimento si aggiunge a quello già attribuito al cardinale Elia Dalla Costa, a sacerdoti come don Leto Casini e don Giulio Facibeni, a suore come Madre Agnese Tribbioli, oltre a una figura straordinaria come Gino Bartali, campione di ciclismo ma anche uomo di grande fede e carità. Figure che sono espressione di una realtà tutta particolare, che vide in quegli anni confluire a Firenze moltissimi ebrei. Dalla collaborazione tra la comunità ebraica e la Chiesa cattolica, e intorno alle figure del cardinale Dalla Costa e del rabbino Natan Cassuto, nacque una rete di protezione che riuscì a salvare tante famiglie ebree coinvolgendo parrocchie e conventi.
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Monsignor Giacomo Meneghello aveva seguito a Firenze nel 1931 il cardinale Dalla Costa, di cui era segretario già a Padova sin dal 1923. Nel suo ruolo di segretario si trovò coinvolto anche nelle attività promosse dall’arcivescovo di Firenze nel periodo delle leggi razziali e dell’occupazione nazista. Le testimonianze dicono che in molti casi fu lui a individuare luoghi in cui nascondere le persone o i canali attraverso cui procurare documenti.

Come riporta Toscana Oggi, a segnalare al memoriale dello Yad Vashem il nome di monsignor Meneghello è stato Cesare Sacerdoti, uno dei tanti che furono aiutati: «Fui io - afferma - a nominarlo dopo ricerche corroboranti la mia testimonianza delle sue azioni di aiuto generoso e incondizionato dato a centinaia di ebrei e in particolare alla mia famiglia durante i tristi giorni della occupazione tedesca a Firenze, mi è quindi di conforto la buona notizia di questo meritatissimo riconoscimento».
Durante la cerimonia di consegna della medaglia, Sacerdoti ha raccontato la vicenda di quei giorni, in cui fu nascosto insieme al fratello Vittorio prima dalle suore Pie Operaie di San Giuseppe, in via dei Serragli, e poi in un orfanotrofio dell'Opera Madonnina del Grappa a Montecatini. «Mio padre - ha ricordato - rimase sempre in amicizia con monsignor Meneghello, e ogni volta mi diceva: se siamo vivi lo dobbiamo a lui. E insieme a noi furono salvati in quei mesi tanti altri ebrei, circa 400».
Il cardinale Giuseppe Betori ha ricordato monsignor Meneghello come dedito non solo al servizio al cardinale Dalla Costa, di cui era segretario, ma anche nella cura dei poveri: profuse il suo impegno anche nei giorni dell'Alluvione del '66.

Che cos'è l'elenco dei «Giusti fra le Nazioni»?
Con una legge del 1953 la Knesset, il Parlamento israeliano, ha fondato lo Yad Vashem: l’Autorità per la Rimembranza dei Martiri e degli Eroi dell’Olocausto. Lo Yad Vashem assegna la medaglia di «Giusto fra le Nazioni» a quelle persone che hanno contribuito a salvare gli ebrei durante la Shoah, senza ricevere alcun compenso per questo e mettendo a rischio la propria vita.
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