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La visita del Papa al Cara
Il fondatore di Auxilium, Chiorazzo: è una carezza di Dio 
Luca Liverani
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Un altro gesto che spiazza. Un altro segno evangelico forte. L’arrivo di papa Francesco al Centro di accoglienza richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto, nell’hinterland romano, suscita grandissima emozione tra le centinaia di ospiti della grande struttura. Gioia e incredulità tra giovani africani, mediorientali, asiatici che conoscono Francesco come uomo di Dio e amico dei migranti, fin dalla visita a Lampedusa. E che molti di loro non siano cristiani non fa differenza. Papa Francesco visiterà gli 892 ospiti del Centro e i 114 operatori dell’Auxilium, la cooperativa sociale che gestisce la struttura. E farà la lavanda dei piedi a 11 migranti e una operatrice italiana di Auxilium.

I migranti sono quattro giovani nigeriani cattolici, tre donne eritree cristiano copte, tre musulmani (un siriano, un pakistano e un maliano), un giovane indiano di religione indù. La maggior parte degli ospiti infatti sono musulmani, e tra i cristiani, insieme ai cattolici, ci sono anche moltissimi copti e protestanti. «Il Papa giovedì farà uno dei suoi gesti di realismo profetico», dice don Emanuele Giannone, direttore della Caritas Porto-Santa Rufina, di casa qui al Cara. «Ci indica una direzione, ci dice di non avere paura di incontrare l’altro che ci chiede solo di avere un’esistenza dignitosa. Ci invita a guardare in faccia la realtà storica che viviamo a livello mondiale. Uomini e donne che fuggono da guerra e povertà. Il Papa traduce in un gesto quello che va dicendo continuamente: non armare la mano dei violenti, distribuire la ricchezza in modo più equo, testimoniare nella vita la sobrietà, coerentemente col Vangelo». 

Don Giannone ha spiegato ai musulmani cos’è la lavanda dei piedi: «Il Papa mostra fisicamente il mettersi al servizio di qualsiasi uomo, imitando quello che Cristo ha fatto per i suoi discepoli, il giorno prima che venisse arrestato per poi essere messo in croce. E gli ospiti sanno che Francesco vuole bene a ogni uomo. Tensioni re- ligiose, in questo Cara, mai. Perfino nel Cie di Ponte Galeria, quando c’è stata la rivolta a inizio dicembre, la sezione maschile è stata tutta distrutta, ma cappella e moschea non sono state toccate. La religione non è mai stata motivo di tensione. Chi usa la religione per giustificare le violenze non ha Dio nel cuore ma il demonio». Angelo Chiorazzo è il fondatore della Cooperativa sociale Auxilium. «È il regalo più bello, l’emozione è tanta. È veramente una carezza di Dio».

Papa Francesco è da tempo, d’altronde, che mostra attenzioni verso gli ospiti del Cara: «Aveva invitato anche noi alla prima in Vaticano del film 'Chiamatemi Francesco'. Poi al Circo, dopo Natale. E il 17 gennaio a San Pietro per il Giubileo del Migrante. Eravamo in 300: un’ottantina di operatori più 220 ospiti, di cui 200 musulmani. Li avevamo lasciati liberi dandogli un appuntamento a fine messa. Beh, l’hanno ascoltata tutta e hanno passato la Porta Santa. Per loro esiste un solo Dio e Francesco lo sentono vicinissimo. Qui e negli altri centri dove lavoriamo noi, a Bari, Caltanissetta, Potenza e Matera, c’è sempre la moschea e la cappella. E non c’è mai stato un solo singolo screzio per motivi religiosi». Quando è stato dato l’annuncio l’emozione è stata grandissima, racconta Chiorazzo: «Qualcuno non ci credeva, altri hanno pianto. Poi un applauso enorme. Uno di quelli cui il Papa laverà i piedi mi ha detto: 'Mi sento più importante di Obama'. Ha pianto anche una mamma eritrea che ha partorito il giorno dopo l’arrivo e ha chiamato suo figlio 'Libertà'. Dalla Francia le avevano comunicato che proprio giovedì 24 doveva partire per la Francia. Poi le hanno rinviato la partenza di un giorno...».
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