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Fisichella: Il Perdono al centro di “24 ore per il Signore”
MIMMO MUOLO
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Il sacramento della Riconciliazione offerto a tutti. In tutte le diocesi del mondo. A partire dalle 17 di questo pomeriggio, quando nella Basilica di San Pietro sarà il Papa a presiedere la celebrazione penitenziale di apertura. E fino al tardo pomeriggio di domani. È l’iniziativa 24 ore per il Signore, giunta alla sua terza edizione, che in occasione del Giubileo della misericordia riceve, come sottolinea l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, «nuova linfa».


Ci saranno delle novità in questa terza edizione?
Nessuna novità rispetto ai due anni precedenti. Oggi pomeriggio il Papa darà inizio alle 24 ore facendosi penitente tra i penitenti e confessore tra i confessori. Abbiamo pensato che non fosse necessario introdurre novità perché la tradizione ha bisogno di impiantare radici. Ma le adesioni si stanno estendendo a macchia d’olio in tutte le diocesi del mondo. E anche l’espressione “24 ore per il Signore” è sempre più utilizzata.


C’è comunque una naturale familiarità di questa iniziativa con l’Anno Santo della misericordia.
Indubbiamente. L’iniziativa si pone come segno tangibile della possibilità di incontrare il Signore e di incontrarlo, come ci dice papa Francesco, nel sacramento del Perdono. Dunque siamo provocati su più fronti. Il primo è quello di incentivare il più possibile il momento della riconciliazione con Dio. La misericordia non è una parola astratta, ma un segno concreto e uno dei segni concreti con cui la possiamo sperimentare è proprio la confessione. D’altra parte l’edizione giubilare delle 24 ore è una forte provocazione per noi sacerdoti. Il Papa ha invitato le Chiese locali a trovare ogni occasione utile per avvicinare i fedeli al confessionale, soprattutto invitando i missionari della misericordia come segno della presenza del Pontefice in mezzo alle nostre comunità. E da questa prospettiva ricaviamo un’indicazione pastorale tutt’altro che secondaria. Quella di mettere al centro della vita ecclesiale il sacramento del Perdono.


È in sostanza un invito ai sacerdoti a trascorrere più ore in confessionale?
Proprio così. Non è il massimo vedere in alcune chiese cartelli su cui è scritto: «Per le Confessioni venire il giorno tale all’ora tale». So che c’è carenza di sacerdoti, ma dobbiamo dire che spesso noi ci dibattiamo in tante iniziative che non sono di nostra competenza specifica, mentre il sacramento della Riconciliazione – specie in questo anno – dovrebbe avere priorità assoluta. L’invito del Papa non è quello di dare un appuntamento, ma cercare la pecorella e caricarsela sulle spalle.


Con il Giubileo e le 24 ore sta cambiando qualcosa in tal senso? Molte diocesi hanno recepito l’invito che veniva già dal Sinodo sulla nuova evangelizzazione, e cioè che in ogni diocesi ci sia almeno una chiesa, un santuario o una parrocchia in cui 24 ore su 24 i sacerdoti sono disponibili per le confessioni. L’altro giorno ero in una prefettura qui a Roma, dove per tutta la Quaresima le parrocchie a turno svolgono questo servizio.


È uno degli effetti di quel grandioso spot a favore delle confessioni che è stata le venerazione delle reliquie di san Pio e san Leopoldo Mandic?
È stata un’esperienza unica. Molte chiese e la stessa Basilica di San Pietro hanno visto lunghe code ai confessionali. E questo non fa altro che confermare l’intuizione di papa Francesco per questo Giubileo: la presenza di due santi che hanno dedicato tutta la loro vita alle confessioni ha veramente toccato il cuore di tante persone che hanno riscoperto la via della riconciliazione.


Lei accennava ai missionari della misericordia. Ci sono già i primi «ritorni» della loro esperienza? È presto. Faremo un primo bilancio dopo Pasqua. Per il momento registriamo una grande carica di entusiasmo da parte di tutti.


Le “24 ore per il Signore” continueranno anche oltre l’Anno Santo?
Sì, l’iniziativa del resto è nata prima del Giubileo, quest’anno vogliamo viverla con un ardore e un entusiasmo più forte e sicuramente continuerà in futuro come espressione di nuova evangelizzazione.
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