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Il Papa e Kirill a Cuba. Speranza del mondo
Gianni Cardinale
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Mentre papa Francesco si dice «felicissimo» di poter incontrare il «caro fratello Kirill», in Russia si moltiplicano le dichiarazioni di apprezzamento per lo storico evento in programma a Cuba venerdì prossimo. E il primo incontro tra un successore di Pietro e il patriarca ortodosso di Mosca - che farà da prologo ecumenico al viaggio papale in Messico - suscita in particolare interesse e speranze sia nella leadership politica, sia in quelle delle comunità religiose non cristiane che vivono nel grande Paese euroasiatico. 

Domenica il Pontefice nel dopo Angelus salutando la comunità sacerdotale del Collegio Messicano di Roma, l’ha ringraziata per l’«impegno di accompagnare con la preghiera il viaggio apostolico in Messico » che compirà tra pochi giorni e anche l’incontro che avrà all’Avana con il «caro fratello Kirill». In un colloquio informale con il Corriere della Serain edicola ieri il vescovo di Roma si è detto «felicissimo» della svolta dei rapporti con Mosca ribadendo la necessità di costruire ponti «passo dopo passo, fino ad arrivare a stringere la mano a chi sta dall’altra parte». «I ponti durano, – ha sottolineato – e aiutano la pace. I muri no: quelli sembrano difenderci, e invece separano soltanto. Per questo vanno abbattuti, non costruiti. Tanto sono destinati a cadere, uno dopo l’altro. Pensiamo a quello di Berlino. Sembrava eterno, e invece: puff, in un giorno è caduto giù».
 
Riguardo alle trattative che hanno portato allo storico incontro papa Francesco ha spiegato: «Io ho lasciato fare. Ho solo detto che volevo incontrare e riabbracciare i miei fratelli ortodossi. Tutto qui. Sono stati due anni di trattative di nascosto, ben condotte da vescovi bravi. Per gli ortodossi se n’è occupato Hilarion, che oltre a essere bravo è anche un artista, un musicista. Hanno fatto tutto loro». A Mosca intanto il Cremlino si augura che l’incontro tra papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill del 12 febbraio «avrà successo». A dichiararlo è stato ieri il portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitri Peskov. «È un passo avanti reciproco – ha affermato – e naturalmente, come tutti, ci auguriamo che questo incontro abbia successo. Apprezziamo molto la disponibilità dei due leader religiosi a questo incontro».

L’imminente incontro a Cuba è salutato positivamente anche dal mufti della Russia Talgat Tadzhuddin. «Ogni incontro è un passo verso la comprensione reciproca», ha dichiarato il leader islamico all’agenzia Interfax. A suo dire, l’attuale patriarca di Mosca, Kirill, è «un leader spirituale eccellente » che durante il suo precedente incarico come metropolita e co-fondatore del consiglio inter-religioso di Russia ha accumulato una «ricca esperienza nel dialogo interreligioso».
 
Questa esperienza, ha aggiunto il gran muftì, «gli permetterà di rendere questo incontro con il Papa veramente storico e avrà un effetto benefico sulla situazione dei cristiani e le loro relazioni reciproche». Anche la comunità ebraica in Russia ha sottolineato l’«importanza» dell’evento previsto il 12 febbraio all’Avana. «Benediciamo questo incontro», ha osservato il rabbino Zinovy Kogan, vice presidente del Congresso delle comunità e organizzazioni ebraiche in Russia. «Il Papa incoraggia in ogni modo possibile il dialogo tra ebrei e cattolici», ha poi voluto sottolineare Kogan a Interfax, ricordando l’incontro dell’aprile scorso tra papa Francesco e il presidente della della conferenza dei rabbini europei, il capo rabbino di Mosca, Pinchas Goldschmidt. Ieri intanto è stata ufficializzata la versione aggiornata del programma del viaggio del Pontefice in Messico.

Con la partenza che è stata anticipata alle 7.45 invece delle 12.30 originariamente previste, appunto per permettere l’incontro con Kirill - che in quel giorno si trova a Cuba - senza che questo comportasse una variazione nell’orario di arrivo programmato nell’aeroporto Benito Juarez di Città del Messico.
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