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«Chiesa sia trasparente sui beni che possiede»
 
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Il tema della trasparenza dei beni della Chiesa e la più ampia questione della lotta alla fame e contro lo spreco di cibo sono stati due punti chiave della sesta meditazione degli esercizi spirituali della Quaresima.

Ad Ariccia a guidare le meditazioni è il sacerdote friulano Ermes Ronchi, dell’Ordine dei Servi di Maria. Gli esercizi spirituali sono iniziati domenica 6 marzo si concluderanno venerdì 11 marzo e si sono aperti con l'Adorazione eucaristica. “Le nude domande del Vangelo” è il tema delle meditazioni. ​

La Radio Vaticana ha riportato ampi stralci della sesta meditazione, come delle precedenti:

“Ci sono persone così affamate che per loro Dio non può avere che la forma di un pane”. La vita ha inizio con la fame, ha sottolineato padre Ronchi, “essere vivi è avere fame”. E se lo sguardo si allarga, ecco la fame di massa, “l’assedio dei poveri”, milioni di mani tese che chiedono qualcosa da mangiare, non chiedono “una definizione religiosa”. E la Chiesa, si chiede il predicatore, come risponde?

No a cortine fumogene
Le parole del Vangelo sulle quali padre Ronchi ha intrecciato le sue sono quelle della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il religioso analizza la scena: i discepoli chiedono di congedare la folla perché vada a sfamarsi, Gesù replica di dare loro stessi da mangiare e, all’obiezione dei Dodici sull’entità della spesa, la richiesta del Maestro: “Quanti pani avete? Andate a vedere”. Gesù, osserva padre Ronchi, “è molto pratico”, domanda di “fare il conto”, e non finisce di domandarlo:

“L’operazione di verifica è chiesta a tutti i discepoli anche oggi, a me: quanto hai? Quanti soldi, quante case? Che tenore di vita? Andate a vedere, verificate. Quante macchine o quanti gioielli sotto forma di croci o anelli? La Chiesa non deve aver paura della trasparenza, nessuna paura della chiarezza sui suoi pani e i suoi pesci, sui suoi beni. Cinque pani e due pesci”.

Condividere è moltiplicare
“Con la trasparenza si è veri. E quando sei vero sei anche libero”, afferma il predicatore degli esercizi. Come Gesù, che “non si è fatto comprare da nessuno” e “non è mai entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero”. Quando non si ha, nota padre Ronchi, si cerca di trattenere, come quegli Ordini religiosi che provano a gestire i beni come se ciò potesse produrre quella sicurezza erosa dalla crisi delle vocazioni. Invece, la logica di Gesù è quella del dono. “Amare” nel Vangelo si traduce in un verbo asciutto: “dare”. Il miracolo della moltiplicazione dice questo, che Gesù “non bada alla quantità” del pane, ciò che vuole è che quel pane sia condiviso:

“Secondo una misteriosa regola divina: quando il mio pane diventa il nostro pane, allora anche il poco diventa sufficiente. E invece, la fame comincia quando io tengo stretto il mio pane per me, quando l’Occidente sazio tiene stretto il suo pane, i suoi pesci, i suoi beni per sé (…) Sfamare la terra, tutta la terra, è possibile, c’è pane in abbondanza. Non occorre moltiplicarlo, basta distribuirlo, a cominciare da noi. Non servono moltiplicazioni prodigiose, ma battere il Golia dell’egoismo, dello spreco del cibo e dell’accumulo di pochi”.

“La fame degli altri ha dei diritti su di me”
“Date e vi sarà dato e riceverete una misura scossa pigiata traboccante...”. In questa promessa di Gesù è contenuta, ripete padre Ronchi, “la misteriosa, immensa economia del dono e del centuplo, che spariglia ogni bilancio”. Questo “mi conforta – soggiunge – perché mostra che la verità ultima segue la logica del dono, non quella dell’osservanza”. E la “domanda ultima sarà: hai dato poco o hai dato molto alla vita”. “Da questo dipende la vita, non dai beni”, conclude padre Ronchi. E bastano cinque pani donati per cambiare il mondo:

“Il miracolo sono i cinque pani e i due pesci che la Chiesa nascente mette nelle mani di Cristo fidandosi, senza calcolare e senza trattenere qualcosa per sé e per la propria cena. E’ poco ma è tutto ciò che ha, è poco ma è tutta la cena dei discepoli, è una goccia nel mare, ma è quella goccia che può dare senso e può dare speranza alla vita”.
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