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Famiglia, il Papa «sorpreso e dispiaciuto»
Mimmo Muolo
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Monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato.

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«Sorpreso» per il fatto che le sue parole, volutamente espresse con il linguaggio di tutti i giorni, non fossero state pienamente  contestualizzate da molti media nell’ampio ragionamento. E «dispiaciuto » per il «disorientamento» causato specie alle famiglie numerose, alle quali, infatti, ieri durante l’udienza generale ha prontamente rivolto parole di affetto e di incoraggiamento. Sono stati questi i due sentimenti prevalenti nel Papa, al momento della lettura dei giornali, il giorno dopo il ritorno da Manila. Lo riferisce in questa intervista ad Avvenire, il sostituto della segreteria di Stato della Santa Sede, monsignor Angelo Becciu. L’arcivescovo, uno dei più stretti collaboratori di papa Bergoglio, lo ha accompagnato nel viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine ed era presente alla conferenza stampa sul volo da Manila a Roma. Ha ascoltato personalmente le domande dei giornalisti e le risposte del Pontefice ed è perciò in grado di ricostruire il senso autentico delle parole di Francesco.
Monsignor Becciu, il Papa si è riconosciuto nell’interpretazione prevalente data dai media alle sue parole, quando diceva che per essere buoni cattolici non è necessario fare figli come conigli?
Al vedere i titoli dei giornali, il Santo Padre, con il quale ho parlato ieri, ha sorriso ed è rimasto un pochino sorpreso del fatto che le sue parole – volutamente semplici – non sono state pienamente contestualizzate rispetto a un passo chiarissimo della Humanae Vitae sulla paternità responsabile.
Il ragionamento del Papa era chiaro. La lettura che ne è stata fornita, isolando una sola frase, molto meno...
La frase del Papa va interpretata nel senso che l’atto procreativo nell’uomo non può seguire la logica dell’istinto animalesco, bensì è frutto di un atto responsabile che si radica nell’amore e nella reciproca donazione di sé. Purtroppo, molto spesso la cultura contemporanea
tende a sminuire l’autentica bellezza e l’alto valore dell’amore coniugale, con tutte le negative conseguenze che ne derivano.
Parlando di tre figli per coppia, Papa Francesco secondo alcuni avrebbe voluto indicare un numero 'tassativo'.
Ma, no! Il numero tre si riferisce unicamente al numero minimo indicato da sociologi e demografi per assicurare la stabilità della popolazione. In nessuno modo il Papa voleva indicare che esso rappresenta il numero 'giusto' di figli per ogni matrimonio. Ogni coppia cristiana, alla luce della grazia, è chiamata a discernere secondo una serie di parametri umani e divini quale sia il numero di figli che deve avere.
Molte famiglie numerose sono disorientate di fronte alla versione fornita dai media delle parole del Santo Padre. Che cosa si sente di dir loro?
Il Papa è davvero dispiaciuto che si sia creato un tale disorientamento. Egli non voleva assolutamente disconoscere la bellezza e il valore delle famiglie numerose. Oggi stesso, all’Udienza Generale, ha affermato che la vita è sempre un bene e che avere tanti figli è un dono  di Dio per il quale bisogna rendere grazie.
Qual è dunque la corretta interpretazione della paternità responsabile di cui parla l’Humanae vitae, più volte sottolineata anche da Francesco? 
È l’interpretazione che nasce dall’insegnamento stesso del beato Paolo VI e dalla tradizione millenaria della Chiesa ribadita nella Casti Connubii (enciclica pubblicata da Pio XI nel 1930, ndr): ossia che senza mai dividere il carattere unitivo e procreativo dell’atto sessuale, esso si deve sempre inserire nella logica dell’amore nella misura in cui la persona intera (fisica, morale e spirituale) si apre al mistero del dono di sé nel vincolo del matrimonio.
Possiamo dire che Francesco ha riaffermato la perdurante validità di quel documento in tutti i suoi aspetti?
Non ne ho il minimo dubbio. Papa Francesco è un grande ammiratore di Paolo VI, l’ha manifestato in varie occasioni. Del resto è stato lui a beatificarlo e nelle Filippine pochi giorni fa, contemplando una nazione così giovane, ha voluto sottolineare che la posizione espressa nel 1968 da Paolo VI era «profetica».
Come conciliare dunque l’indispensabile apertura alla vita con i dubbi reali delle coppie che devono affrontare tanti problemi, talvolta incompatibili con l’accoglienza di una nuova vita?
Sappiamo che questo è un vero dramma per tante coppie. Qui si inserirebbe il discorso del sostegno economico da parte dei governi alle famiglie con redditi bassi. Tuttavia, come ribadisce spesso Papa Francesco, ogni caso va trattato con misericordia e con premura pastorale. I problemi possono nascere da questioni mediche o economiche o psicologiche. Per alcuni coniugi la sfida è enorme e la Chiesa ha come primo dovere di aiutarli e di confortarli.
Il Papa ha fatto per due volte riferimento alla crisi demografica in Italia. Qual è il messaggio del Papa per il nostro Paese?
Potrei dire che questa gravissima spia sociologica è rappresentativa di una cultura che non ha speranza né gioia, una cultura dello scarto. Il desiderio di avere bambini è infatti la prova che si crede nel futuro, che si crede in quello che si è: l’Italia e l’Europa stanno perdendo la loro identità, stanno diventando vecchi. Lo spettacolo della gioventù straripante dei Paesi asiatici ha confermato ancor più nella mente del Papa una simile percezione.
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