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Accanto ai rifugiati per mostrare misericordia
Ilaria Solaini
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85mila i profughi siriani vivono nel campo di Zaatari, in Giordania.

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“Ritornare in Terra Santa dopo l’Assemblea plenaria del Ccee vuole essere un segno e una risposta alla promessa fatta alle comunità visitate nel settembre scorso: quella di non abbandonarle, e di mostrare la continua premura della Chiesa in Europa per le comunità cristiane in Terra Santa”: così monsignor Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee, commenta l’annuale visita alle comunità cristiane di Terra Santa dei vescovi del Coordinamento Terra Santa (Hlc 2016) che quest’anno si svolgerà tra Gaza, Betlemme e Giordania dal 7 al 14 gennaio.

Un messaggio di misericordia
Monsignor Duarte da Cunha auspica che questa visita possa essere “un segno e un invito alle nostre comunità europee a riprendere i pellegrinaggi che non solo permettono una ripresa dell’economia locale necessaria per lo sradicamento della povertà, nutrimento per il progredire dei fondamentalismi, ma è anche e soprattutto lotta contro l’isolamento, contro l’indifferenza”.

Nell’anno della Misericordia, indetto da Papa Francesco, aggiunge il segretario del Ccee, “vogliamo portare alle comunità che visiteremo, e in particolare ai rifugiati in Giordania il nostro messaggio di misericordia, attraverso la testimonianza della nostra vicinanza nell’ascoltare le loro gioie e le loro speranze, le loro sofferenze e le loro angosce, per abbattere il muro d’indifferenza troppo spesso innalzato di fronte a quest’umanità ferita”.

Il programma
L’incontro con i rifugiati in Giordania e quanti soffrono del clima di conflitto e d’instabilità̀ politica ed economica della regione sarà al centro della visita di quest’anno. I vescovi europei, nord-americani e sud-africani saranno due giorni a Gaza, dove incontreranno la piccola comunità cristiana locale, visiteranno la scuola gestita dalle Sorelle del Santo Rosario e vari altri progetti volti ad aiutare la popolazione locale dopo il conflitto del 2014. Poi incontreranno la comunità di Beit Jala, recentemente provata dalle conseguenze che sta recando la confisca di alcuni loro terreni per la costruzione del muro di separazione nella Valle di Cremisan, prima di trasferirsi in Giordania dove rivolgeranno la loro attenzione ai rifugiati, fuggiti per lo più dalle situazioni di conflitto in Siria e in Iraq.
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